TSD Arezzo

Le radici dell’Est – Viaggiatori o pellegrini?

Fin dai documenti più antichi il senso del pellegrinaggio si mescola con la curiosità per i luoghi, le usanze e i linguaggi dei popoli incontrati. Una ricchezza di conoscenze che costituiscono un vero patrimonio di cultura.

Etimologicamente peregrinus indica colui che attraversa i campi o le frontiere. Il pellegrino è chi cammina verso una meta e al tempo stesso è capace di cogliere il senso degli eventi, farli diventare propri e comunicarli come vera esperienza di vita.

Mettersi in cammino per un pellegrinaggio ha un significato ben più profondo del semplice viaggiare.

Senza una meta, il cammino diventa un errare a vuoto e diventa particolarmente elevato il rischio di perdere se stesso e il senso del proprio vivere.

Una condizione molto comune al giorno d’oggi.

Al contrario, dal primo pellegrinare di Abramo verso una terra che il Signore gli avrebbe mostrato fino ai pellegrinaggi dei nostri giorni si nota una continua tensione dell’animo umano nel tendere verso una meta.

Il pellegrino coniuga il desiderio di preghiera e curiosità intellettuale per cogliere la bellezza del creato e quella costruita dalle mani degli uomini.

Proprio la ricerca di bellezza nel presente e nel passato della terra magiara è il sentimento ha spinto una trentina di pellegrini della diocesi di Arezzo-Cortona-Sansepolcro a mettersi in cammino verso l’Ungheria.

Seguiremo assieme a loro il lungo viaggio verso Budapest, cercando di raccontare il presente e il passato di un terra così affascinante.

Una terra particolarmente fiera delle proprie radici cristiane, simboleggiate nella magnifica corona d’oro e pietre preziose, di Stefano primo Re cristiano d’Ungheria

Queste le voci dei pellegrini alla partenza da Arezzo.