Toscana

CAMBOGIA, FINITO SEQUESTRO BAMBINI SCUOLA INTERNAZIONALE; MORTO UN ALUNNO

È durato sei ore il sequestro di 24 bambini e un insegnante birmana nella scuola internazionale di Siem Reap, importante località turistica nel nordovest della Cambogia. Secondo la polizia cambogiana un bambino di nazionalità canadese è rimasto ucciso, non è chiaro se da colpi sparati dai rapitori o durante il blitz che avrebbe portato alla liberazione dei piccoli. Una liberazione di cui ancora si conoscono, in realtà, pochi dettagli. Fonti di stampa internazionale riferiscono che agenti in abiti civili hanno fatto irruzione nella scuola sparando e costringendo alla fuga i sei rapitori: due sarebbero rimasti uccisi mentre gli altri 4 sono stati feriti e catturati mentre cercavano di fuggire su un automezzo. “Le persone che erano intorno alla scuola dicono che uno dei rapitori non sarebbe morto ma che sarebbe riuscito a fuggire” dice alla MISNA padre Heri Brapasudarma, il parroco della chiesa di ‘San Giovanni apostolo’ a Siem Reap in contatto con alcune delle famiglie dei bambini che fanno parte della piccola comunità cattolica locale.

“Alcuni bambini –continua – sono scampati al dramma perché usciti in anticipo da scuola”. Nessuno conosce l’identità dei sequestratori. “Non sappiamo chi siano questi sei rapitori – continua padre Brapasudarma, missionario gesuita di nazionalità indonesiana – ma l’impressione è che abbiano agito come degli sprovveduti o che forse volessero mettere in atto un qualche gesto dimostrativo”.

Il dettaglio che stupisce più di ogni altro è la scelta del luogo e del tempo: “È veramente molto strano che questa gente abbia deciso di commettere un atto tanto grave e rischioso a poca distanza dall’albergo dove è in corso un’importante conferenza internazionale sul crimine, quindi con la presenza di autorità cambogiane e straniere e alti rappresentanti delle forze dell’ordine” precisa il missionario riferendosi al V summit sul crimine transnazionale dei Paesi Asean (5th Somtc) quest’anno organizzato dal ministero dell’Interno di Phnom Penh. “Lascia perplessi anche che dei rapitori abbiamo chiesto un riscatto di appena poche migliaia di dollari e per di più abbiano rapito i bambini di una scuola che sanno essere frequentata anche da figli di alti ufficiali dell’esercito oltre che da ricchi stranieri”.

Siem Reap è una piccola cittadina che deve la sua recente fortuna al flusso di turisti che giungono per visitare il complesso di templi Khmer di Angokr Wat, simbolo della Cambogia. “Ma some spesso succede – conclude il parroco – lo sviluppo economico ha creato nuove opportunità ma anche nuovi problemi sociali; soprattutto si è accentuata la distanza tra una minoranza ricca e una maggioranza povera”. Il religioso spiega che molti dei piccoli sequestrati sono figli di famiglie della media e dell’alta borghesia locale e straniera proveniente dalla vicina Thailandia o dai Paesi occidentali; tra i piccoli liberati anche un piccolo australiano e un bambino italiano, Paco Rusconi di tre anni.Barbara Fabiani – Misna