Toscana

KENYA, UCCISO MONSIGNOR LOCATI, VICARIO APOSTOLICO DI ISIOLO

Ignoti hanno ucciso ieri sera monsignor Luigi Locati, 77 anni, vicario apostolico (cioè vescovo di un territorio non ancora eretto in diocesi) di Isiolo, nel nord del Kenya. Il presule, originario dell’arcidiocesi di Vercelli, è stato raggiunto da colpi di arma da fuoco intorno alle ore 21.00 (ora locale) mentre dal centro Pastorale dove aveva cenato si stava recando nella sua abitazione. Subito soccorso sarebbe morto poco dopo.

Monsignor Locati era nato il 23 luglio 1928 a Vinzaglio, nell’arcidiocesi di Vercelli. Ordinato sacerdote il 29 giugno 1952, era poi stato consacrato vescovo il 4 febbraio 1996. Aveva rassegnato le dimissioni per il raggiunto limite di età ed era in attesa della nomina di un suo sostituto. Era andato in Kenya come sacerdote ‘fidei donum’ – cioè inviato da una diocesi come missionario ‘pro tempore’ – dell’arcidiocesi di Vercelli e si era poi fermato nel Paese africano. Isiolo – dove si calcola che i cattolici siano circa il 18% – sorge sul lato nord del Monte Kenya, in direzione dell’Etiopia. La zona è considerata un crogiuolo di diverse comunità, con predominanza della tribù Meru. L’area a nord di Isiolo, verso Marsabit, è stata teatro in questi giorni di scontri tra le comunità Borana e Gabra che hanno provocato una settantina di vittime, ma questi incidenti non appaiono in alcun modo collegati con l’uccisione del presule italiano.“Monsignor Luigi Locati aveva capito che il futuro dell’Africa è degli africani, perciò negli ultimi tempi il suo grande impegno era ‘africanizzare’ la diocesi di Isiolo, per esempio riducendo i missionari stranieri e aprendo le porte ai locali”: lo racconta alla MISNA monsignor Franco Givone, direttore del Centro missionario di Vercelli, che per 20 anni –dal 1972 al 1990 e dal 1997 al 1998 – ha lavorato fianco a fianco con il vicario apostolico, ucciso. Monsignor Givone ripercorre i primi anni di missione africana di monsignor Locati, un uomo “dalla personalità molto forte” che avviò la prima parrocchia nell’allora diocesi di Meru nel 1963. “Era ed è una zona molto difficile – continua – perché si trova in direzione del confine con Somalia ed Etiopia e vi sono spesso tensioni di tipo sociale e tribale”. Cercando di superare le difficoltà, il primo atto significativo dell’allora sacerdote ‘fidei donum’, inviato cioè in Kenya dalla diocesi di Vercelli, fu creare una comunità cristiana con i turkana, costruendo scuole e adoperandosi per il loro riconoscimento legale e civile. “Dal 1963 al 1968 è stato solo, poi sono arrivati altri missionari da Vercelli – prosegue don Givone – e negli anni si è impegnato in vari settori: istruzione, formazione, aiuti sociali”. Monsignor Locati è stato anche fautore del dialogo inter-religioso “riuscendo a creare presenze cristiane come scuole o istituzioni sanitarie in territori abitati dai musulmani”. Parlando del carattere della vittima, don Givone lo ricorda come un “uomo di grande energia, il classico missionario che arriva per spianare la strada a coloro che seguiranno e mette tutto se stesso nell’impresa”. Di certo monsignor Locati amava moltissimo il suo Kenya, al punto da non volerlo lasciare più: “Era tornato il mese scorso in Italia e aveva anche incontrato Papa Benedetto XVI, il quale gli aveva detto di conoscere la diocesi di Isiolo; ma era subito ripartito, dicendo a tutti che, nonostante avesse presentato domanda per rinunciare all’incarico di vicario apostolico per raggiunti limiti di età, voleva continuare a svolgere la sua missione finché le forze glielo avessero permesso e aveva intenzione di restare in Africa fino alla morte”. Fonte: Misna