Toscana

VESCOVO UCCISO IN KENIA: DOPO I FUNERALI A ISIOLO OGGI CELEBRAZIONE FUNEBRE A VERCELLI

Un vescovo e missionario “che visse l’immersione totale nella cultura africana ben convinto che la missione non significava esportare categorie europee, ma assumere i tratti della cultura indigena, non senza un impegno di ascesi per diventare anche lui africano”: con queste parole il vescovo di Vercelli, mons. Enrico Masseroni, ha descritto nell’omelia funebre di oggi pomeriggio (ore 17) la figura del vescovo mons. Luigi Locati, ucciso il 14 luglio nella sua diocesi di Isiolo, nel Kenia nord-orientale.

A Isiolo sono stati celebrati questa mattina i funerali di mons. Locati ai quali hanno partecipato molti vescovi e sacerdoti del Kenya, presente anche l’ambasciatore italiano. Secondo Masseroni, il vescovo missionario non solo è stato un esempio di profonda e coerente spiritualità, ma da 40 anni a questa parte, all’inizio della sua missione, “subito intuì che lo sviluppo sociale del suo popolo non voleva dire mettere tra le mani dei poveri danaro, ma risvegliare l’intelligenza, assicurare una adeguata istruzione ai ragazzi e ai giovani. Di qui l’importanza di una promozione umana legata alle scuole che don Luigi da Vescovo organizza su tutto il territorio, da Isiolo a Merti”. “Oggi chi va a Isiolo – ha proseguito il vescovo di Vercelli mons. Masseroni, parlando della missione di mons. Locati in Kenia – non può non restare stupito e non provare ammirazione di fronte al miracolo ‘Locati’, di fronte al genio del suo amore solidale. Quarant’anni or sono, solo una capanna in un villaggio di poveri; oggi una cittadina nel cuore di Isiolo, un vero polmone per tutto il territorio: con le scuole, i centri di aggregazione pastorale, gli ambulatori, i laboratori, la cattedrale, l’episcopio, il seminario minore di cui ebbi la gioia di posare la prima pietra”. Nell’omelia funebre, mons. Masseroni ha anche messo in evidenza il notevole senso pratico del vescovo ucciso: “Sollecitava e attendeva con impazienza le adozioni a distanza, ben sapendo di assicurare non solo l’istruzione ai poveri, ma di svegliare le retrovie della sua terra d’origine” e – ha poi aggiunto Masseroni – curava particolarmente “le vocazioni al ministero sacerdotale per garantire, in futuro, i preti indigeni per le comunità. Don Locati, pur calato nella cultura africana, portava con sé un po’ della sua vercellesità: orizzonti aperti, ma efficienza concreta”.Sir

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