Gli interventi per il rilancio dell’allevamento ovino, la definizione del prezzo minimo del latte, le iniziative per la valorizzazione della produzione casearia: sono questi i principali temi dell’accordo che è stato sottoscritto stamani a Firenze dai rappresentanti dei produttori e dalle centrali cooperative alla presenza dell’assessore regionale all’agricoltura Susanna Cenni. Il protocollo d’intesa è imperniato sullo stanziamento di risorse economiche aggiuntive rispetto a quelle già previste dal piano zootecnico regionale e sulla definizione di un prezzo minimo del latte di pecora. Questa intesa ha evidenziato Susanna Cenni – rappresenta un passaggio fondamentale per rilanciare un settore da tempo in crisi. Con questa firma importanti componenti della filiera produttiva si sono assunte comuni responsabilità in una fase molto delicata. La Regione, a sua volta, farà la sua parte. Naturalmente si tratta di un punto di partenza: il protocollo dovrà presto essere allargato inserendo altri punti indispensabili come il monitoraggio permanente del settore, i rapporti con il commercio e la grande distribuzione, l’apertura del tavolo alle associazioni dei consumatori. Tre i punti qualificanti dell’accordo. Innanzitutto viene definito il prezzo minimo del latte di 0,775 euro al litro più un premio di 0,103 euro al litro per il latte consegnato nel periodo dal primo settembre al 31 dicembre. Inoltre viene previsto un programma pluriennale per la valorizzazione e la promozione di prodotti caseari ottenuti con latte ovino: l’investimento economico sarà di circa 250mila euro per il biennio 2005-2006. Il programma dovrà avere come obiettivo anche quello di coinvolgere la grande distribuzione in modo da individuare al meglio gli interventi per favorire l’inserimento dei prodotti toscani sul mercato. Un altro intervento da 100mila euro servirà infine per finanziare l’attivazione di un sistema per caratterizzare e valorizzare le produzioni toscane e quindi per sostenere la qualità dei prodotti.Il tutto è finalizzato al rilancio di un settore in evidente crisi. Il crollo del prezzo del latte (pagato nel 2004 quanto nel 1997), la perdita di capi, l’aumento sproporzionato dei costi di produzione e di trasformazione, la presenza di scorte di formaggio invenduto, hanno prodotto una erosione costante nel numero di aziende toscane. Al censimento del 2000 erano 4.635 con una diminuzione del 38 per cento rispetto a dieci anni prima, nel 2004 sono scese fino a 3.100 con un ulteriore balzo all’indietro del 32 per cento. E in netta diminuzione è anche il numero di capi: dai 554mila del 2000 (-22 per cento rispetto al censimento precedente), si è passati ai 447.000 dell 2004 con un calo ulteriore del 19 per cento. (cs-mo)