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MEDIO ORIENTE, GAZA, ATTACCHI CONTRO ALCUNE SINAGOGHE NEL GIORNO DEL RITIRO DI ISRAELE

Alcune sinagoghe sono state attaccate e date alle fiamme oggi da giovani palestinesi nel giorno in cui dopo 38 anni è ufficialmente terminata l’occupazione israeliana di Gaza. Gli edifici sacri ebraici erano stati lasciati intatti dopo il ritiro dei coloni da 17 insediamenti ebraici deciso del governo di Ariel Sharon. Un gesto “barbarico” lo ha definito il ministro degli Esteri di Israele, Silvan Shalom, mentre il ministro della sicurezza interna, Gideon Ezra, ha chiesto alla polizia di rafforzare la sorveglianza delle moschee in tutto il Paese, nel timore che estremisti israeliani possano ora prendere di mira i luoghi sacri degli arabo-palestinesi.

Mohamed Dahlan, ministro per gli Affari civili dell’Autorità nazionale palestinese (Anp), ha detto che la decisione di Israele di non demolire le sinagoghe era una “trappola” tesa dal governo di Tel Aviv ai palestinesi.

Oltre che da questo episodio la giornata è stata comunque contrassegnata dalla caotica festa dei palestinesi, che per la fine del ritiro israeliano hanno issato le bandiere sui resti degli insediamenti ebraici, dai quali nelle scorse settimane si sono ritirati o sono stati sgomberati con la forza circa 8.000 coloni. “Questo è un giorno di felicità e gioia al quale il popolo palestinese non ha assistito da un secolo a questa parte”, ha detto ai giornalisti nella città di Gaza il presidente Mahmoud Abbas (alias Abu Mazen).

Nella confusione, molti palestinesi si sono radunati a Rafah presso il confine tra Gaza e l’Egitto, dove fonti locali hanno denunciato l’uccisione di una persona da parte dei soldati egiziani, smentita però dalle autorità del Cairo. Gli episodi di oggi richiamano l’attenzione sulla difficile transizione che spetta ora all’Autorità nazionale palestinese (Anp), che dovrà garantire l’ordine pubblico malgrado alcune questioni ancora irrisolte.Misna