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HONG KONG, VERTICE WTO: INCIDENTI ALL’ESTERNO, NESSUN ACCORDO ALL’INTERNO

Almeno 30 persone – solo 5 secondo le autorità – sarebbero rimaste ferite negli incidenti di oggi tra manifestanti anti-globalizzazione e la polizia all’esterno del centro congressi che ospita le ultime fasi del vertice dell’Organizzazione mondiale del commercio (Omc/Wto) a Hong Kong. Gli agenti in assetto anti-sommossa hanno usato gas lacrimogeni per disperdere i manifestanti, in gran parte contadini coreani che temono accordi sfavorevoli alla loro produzione di riso. In precedenza gruppi di dimostranti – tra cui anche esponenti della ‘Via Campesina’, pescatori filippini, membri della Confederation Paysanne – avevano tentato di superare il cordone delle forze dell’ordine per raggiungere la sede dei colloqui.

Nessun progresso, intanto, sulla possibilità di trovare un accordo che accolga le richieste dei Paesi più poveri, impegnati da cinque giorni in un’estenuante richiesta di abbattere le barriere commerciali e doganali che limitano l’accesso delle loro economie al mercato globale. Piccoli passi avanti – anzi, “micro” li ha definiti – sono stati ammessi dal ministro degli Esteri del Brasile Celso Amorin. Ha poi detto che non c’è accordo sulla data finale di quanto finiranno i sussidi agricoli che i Paesi del nord del Mondo – Usa ed Europa soprattutto – garantiscono ai loro produttori; una posizione condivisa anche dagli altri rappresentanti del gruppo ‘G20′, che oltre al Brasile raccoglie le principali economonie ‘emergenti’ dell’emisfero meridionale del pianeta: India, Argentina, Messico e Sudafrica.

Da stanotte sta circolando una bozza di documento proposta dal segretario generale del Wto, Pascal Lamy, sulla quale permane comunque un certo scetticismo e, soprattutto, manca un accordo. Il ministro del commercio del Kenya, Mukhisa Kituyi, ha detto di temere “un’altra Cancun”, con riferimento al fallimento del negoziato che nel 2003 avrebbe dovuto ratificare gli accordi di Doha di due anni prima. Misna