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NIGERIA, BILANCI INCERTI SU VIOLENZE ANTI-MUSULMANE A ONITSHA

Sono ancora incerti i bilanci delle vittime dei disordini esplosi ieri in serata ad Onitsha, una delle principali città dello Stato meridionale nigeriano di Anambra, dove gruppi di fanatici hanno preso di mira la locale comunità islamica (che rappresenta una minoranza in uno stato a maggioranza cristiano), in rappresaglia agli scontri avvenuti nei giorni scorsi in alcune capitali del nord del paese. I bilanci in circolazione sulle vittime delle violenze di ieri sono ancora confusi e si va dai 5-10 morti riportati da alcune agenzie internazionali ai 22-24 di cui parla stamani la stampa locale. Ieri sera le autorità nigeriane, che hanno fermamente condannato gli attacchi, hanno imposto il coprifuoco dal tramonto all’alba nella città meridionale, dove almeno due moschee sono state date alle fiamme.

Secondo la ricostruzione riportata oggi dal ‘Vanguard’, uno dei quotidiani più diffusi in Nigeria, le tensioni sono esplose quando ieri in città sono arrivati i corpi di alcuni uomini originari di Onitsha che erano rimasti uccisi a Maiduguri (nello stato settentrionale del Borno) durante le violenze scatenate nel fine settimana e che hanno avuto come bersaglio principale la piccola comunità cristiana locale. “Migliaia di giovani armati ed esaltati si sono messi in marcia verso il Niger Bridge. Dall’altro lato del ponte, infatti, si trova il quartiere islamico. Questi gruppi si sono lasciati andare a devastazioni e violenze improvvise” spiega una fonte contattata in città.

Le due moschee della zona, quella di Head Bridge e quella di Bida Road, sono state date alle fiamme, mentre altri gruppi di giovani hanno preso di mira i musulmani presenti in strada. La polizia, secondo fonti ufficiali, è intervenuta rapidamente dispiegando oltre 2000 agenti per le strade della città e garantendo protezione alla gente minacciata dalle violenze. Molte persone, infatti, hanno passato la notte all’interno delle caserme dell’esercito o dei commissariato di polizia presenti in città.

Dal 1999 (l’anno in cui con l’ascesa al potere dell’attuale presidente Olusegun Obasanjo la Nigeria ha chiuso 15 anni di governi militari) sono oltre 10.000 (15.000 secondo altre fonti) le persone uccise nel Paese in scontri etnici, religiosi e politici: cause che spesso si intrecciano creando una miscela altamente infiammabile. Violenze che hanno per protagonisti giovani disoccupati abilmente manipolati dalle leadership politiche locali.

“La Nigeria è un paese complesso con oltre 120 milioni di abitanti e più di 250 differenti etnie. Le differenze etniche, quelle religiose, quelle politiche sono presenti nella quotidianità di questo paese e sono state utilizzate negli anni da alcuni partiti per crearsi un proprio elettorato. Chiunque è in grado di evidenziare, a seconda della necessità, una differenza piuttosto che un’altra per aizzare la folla e utilizzare, manipolandoli, giovani senza futuro“, aveva detto ieri alla MISNA monsignor Matthew Man-Oso Ndagoso, vescovo di Maiduguri commentando gli scontri avvenuti nella sua città nei giorni scorsi. Una lettura condivisa anche dal Nunzio Apostolico, monsignor Renzo Fratini, il quale aveva sottolineato che “in Nigeria, i disordini non sono provocati da un unico fattore, sia esso quello religioso, etnico, politico o sociale, ma dalla somma di tutti questi elementi uniti insieme e dalla diffusa povertà che fa da sfondo a tutto”. Misna