Toscana
ONU, MONS. MIGLIORE (SANTA SEDE): GIUSTIZIA E LA SOLIDARIETÀ PER LO SVILUPPO SOSTENIBILE
Proteggere l’ambiente significa molto più che difenderlo. Proteggere l’ambiente implica una visione positiva dell’essere umano, nel senso che la persona non va considerata come un fastidio o una minaccia, ma deve ritenersi responsabile della cura e della gestione dell’ambiente stesso. Lo ha detto mons. Celestino Migliore, osservatore permanente della Santa Sede presso l’Onu, intervenuto nei giorni scorsi a New York alla 62ª sessione ordinaria dell’Assemblea generale delle Nazioni Unite, sul tema dello sviluppo sostenibile. Nell’intervento reso noto oggi, il rappresentante vaticano ha sottolineato l’inseparabile alleanza all’interno della quale l’ambiente condiziona in maniera essenziale la vita dell’uomo e il suo sviluppo, mentre l’essere umano, con la sua attività creativa, perfeziona e nobilita l’ambiente. Richiamando il Piano di implementazione sullo sviluppo sostenibile,adottato nel 2002 a Johannesburg, mons. Migliore ha riaffermato che le tre componenti di tale sviluppo sviluppo economico, sviluppo sociale e protezione dell’ambiente sono interdipendenti e si rafforzano a vicenda.
Per mons. Migliore, la questione dell’ambiente è inseparabile da quelle dell’energia e dell’economia, dalla pace e dalla giustizia, dagli interessi nazionali e dalla solidarietà internazionale. Perseguire lo sviluppo sostenibile significa lavorare per la giustizia. Oggi sono i poveri a subire più pesantemente le conseguenze del degrado ambientale, costretti a vivere in aree inquinate, accanto a discariche tossiche, o privi di accesso ai servizi di base. Non mancano, tuttavia, segnali di speranza, perché il degrado ambientale causato da alcuni modelli di sviluppo economico ha rilevato il diplomatico vaticano fa capire a molti che lo sviluppo non è raggiungibile solo mediante la crescita quantitativa della produzione, ma attraverso un approccio equilibrato che rispetti i diritti e la dignità dei lavoratori, oltre che l’ambiente. A modificare i comportamenti non bastano le leggi – ha tuttavia ammonito -. Il cambiamento richiede impegno personale e il convincimento del valore della solidarietà; relazioni più eque tra Paesi ricchi e poveri che stabiliscano obblighi per le strutture industriali. A tale fine, ha concluso mons. Migliore occorrono campagne di educazione e volte a mantenere la consapevolezza.