Toscana

Prezzi senza controllo, redditi sempre più giù

di Ennio Cicali

Prima l’impennata dei prezzi di pane, pasta e latte, i nuovi record di benzina verde e diesel, i rincari di luce e gas. La tensione di prezzi e tariffe mette a dura prova i bilanci delle famiglie: il livello dei salari in termini di potere d’acquisto è tra i più bassi d’Europa, solo i portoghesi stanno peggio. È la fotografia che emerge dalla ricerca della Cisl regionale, pubblicata dal periodico «Domani».

Da dove si comincia? Non c’è che l’imbarazzo della scelta. L’analisi del Centro studi della Cisl Toscana mette a confronto un paniere di prodotti tra i più comuni di tre città (Firenze, Pisa e Grosseto), secondo l’elaborazione dell’Osservatorio prezzi su dati Istat del settembre 2007.Partiamo da pane e latte, che negli ultimi tempi hanno preso il posto delle zucchine, come pietra di paragone dei rincari: un chilo di pane a Firenze costa da 1,21 a 4 euro, a Pisa da 1,88 a 2,99, più contenuto a Grosseto: da 1,53 a 2,50. A Grosseto costa meno anche un litro di latte: da 0,75 a 1,40, a Firenze, da 1,07 a 1,34, più caro a Pisa: da 1,20 a 1,41. Non va meglio per la pasta di grano duro: a Firenze varia da 0,76 a 3,20 euro, a Pisa da 0,86 a 1,80, prezzi più contenuti a Grosseto che vanno da 0,59 a 1,60. Forbice più larga per la carne, uno degli alimenti preferiti dai toscani: un chilo di primo taglio di bovino adulto varia da 11,36 19,90 di Firenze da 13,50 a 25 di Pisa, a Grosseto da 11,95 a 16,12 euro. Non va meglio per le bevande: una confezione da 6 bottiglie di acqua minerale a Firenze costa da 1,50 a 5,28 euro, a Pisa da 1,92 a 3,60, si spende meno a Grosseto, da 0,74 a 4,80. Perché questa disparità di prezzi da città a città? «Il commercio è l’unico settore ormai totalmente liberalizzato – ha dichiarato Stefano Pucci di Confcommercio Toscana a “Domani” –. È quindi impossibile immaginare forme di speculazione o di «cartelli» considerando che ci sono circa 800 mila imprese. Se le famiglie si sono impoverite e le imprese hanno ridotto i propri margini, è perché altri settori vivono di rendite di posizione».«Le differenze che si registrano tra le diverse città – spiega Massimo Biagioni della Confesercenti regionale al giornale della Cisl –nel sistema dei prezzi e nella qualità dei servizi, sono la conseguenza dello squilibrio che si è determinato in questo sviluppo».

Dalla spesa quotidiana alle tariffe. Il centro studi della Cisl regionale, incrocia i dati di diversi istituti di analisi e ricerca, risultato: il costo annuo di acqua, gas, rifiuti e trasporto pubblico locale è cresciuto dai 1.432,9 del 2001 ai 1.760 euro del 2006, in media oltre il 20 per cento. La spesa per il gas è quella che nel 2006 ha inciso maggiormente sui bilanci famigliari per 1.039,50 euro (erano 841,5 nel 2001) seguono i trasporti pubblici (250,50), servizio idrico (237,70) e rifiuti 232,41). Dalla ricerca della Cisl Toscana emerge una forte differenza tra le varie città: «Tra Firenze, capoluogo di regione, e Milano il divario di spesa ammonta nel 2006 a 189 euro. Forti differenze si rilevano anche tra le province della stessa regione».

Dal processo di liberalizzazione e privatizzazione di molti servizi pubblici locali si aspettavano benefici per gli utenti, invece sono arrivate bollette più alte. Il motivo è da ricercarsi, ha detto a «Domani», Paolo Fontanelli, presidente dell’Anci Toscana (l’associazione dei comuni), perché la fase relativa ai benefici economici non è stata ancora realizzata, perché connessa all’attivazione di forme di concorrenza che ancora non ci sono. «Le bollette possono calare se vengono ridotti i costi gestionali – conclude Fontanelli – e ciò è legato a processi più lunghi».

Secondo gli assessori regionali Eugenio Baronti (politiche per la tutela dei consumatori) e Paolo Cocchi (commercio), la Toscana si è salvata dal caro prezzi, registrando una media nazionale migliore di quella nazionale. Purtroppo, la gente registra una crisi grave che colpisce soprattutto i bilanci familiari. Alla faccia della macroeconomia, che parla di sorpassi avvenuti o meno della Spagna,com’è noto la ricchezza di un popolo si misura dal reddito pro capite, non dal reddito totale.

Petruccioli: meno sprechi nei serviziL’euro ha provocato una spinta verso l’alto di prezzi e tariffe. Lavoratori dipendenti, precari e pensionati hanno invece perso potere d’acquisto. È possibile ridurre il divario? Non solo è possibile, ma doveroso – risponde Maurizio Petriccioli, segretario generale della Cisl Toscana –. Un primo passo è contenuto già nell’accordo del luglio scorso, tra parti sociali e governo. In quell’intesa si è concordata, finalmente, una via condivisa di uscita dallo stallo, affrontando il tema della ripresa economica, dello sviluppo, della buona occupazione, della contrattazione decentrata. Per i pensionati, in particolare, si è definito un quadro di tutela del reddito adeguato alle risorse disponibili. Per il lavoro dipendente si tratta di essere coerenti allo spirito ed agli obiettivi dell’accordo di luglio. Una coerenza di cui devono dare prova soprattutto i datori di lavoro, in primo luogo attraverso una rapida chiusura dei contratti nazionali ancora non rinnovati (e sono tanti!), coi relativi incrementi salariali, e poi con l’avvio di una fase importante della contrattazione decentrata –aziendale o territoriale – per definire in tempi certi obiettivi di sviluppo, produttività e conseguenti incrementi salariali.

I comuni toscani sono tra quelli che più chiedono ai cittadini. Basta replicare che offrono anche più servizi, o è possibile ridurre la pressione fiscale?

«A nostro avviso ci sono le condizioni per un “risanamento” e riorientamento delle politiche di bilancio degli enti locali e di tutti quegli enti che erogano servizi. Meno sprechi, anzi togliere tutto il superfluo che non risponde al “bene comune”; inoltre è necessario che gli enti locali valorizzino e premino l’efficienza e l’efficacia dei servizi resi, alleggeriscano e finalizzino la tassazione comunale. Per quanto ci riguarda occorre contrattare e ricontrattare, a tutti i livelli degli enti locali, le loro politiche di bilancio e le destinazioni delle risorse».

In questi giorni la Regione ha presentato il bilancio dell’occupazione in Toscana. È un bilancio positivo oppure, come qualcuno obietta, esistono due Toscane?

«Non contestiamo la correttezza dei dati presentati dalla Regione, ma per leggerli correttamente occorre tenere presenti anche altri aspetti. In primo luogo il nuovo assetto del collocamento che negli ultimi anni, per una serie di modifiche apportate, rende meno appetibile l’iscrizione alle liste di collocamento. Così il numero di quanti non si iscrivono, pur essendo in cerca di un lavoro, è aumentato. E questo falsa in parte i dati sulla disoccupazione. Inoltre a crescere è soprattutto un tipo di occupazione di “scarsa qualità”: lavoro a termine, a tempo ridotto, precario. Rischiamo cioè che il nostro sistema economico riesca a creare nuova occupazione, ma che questa non basti a rispondere alle aspettative di diritti e di salario, ovvero di una ragionevole certezza del futuro e di reddito, che le persone che lavorano hanno. Non è su un lavoro insicuro, precario e malpagato che si può costruire il futuro della Toscana e consolidare la sua coesione sociale».