Toscana

Cattolici in politica: meglio uniti o dispersi?

Nell’Italia di oggi c’è spazio per cattolici uniti in politica? Solo il porre una così scorretta domanda, qualche anno fa avrebbe equivalso a una bestemmia; ma ora qualcosa sta cambiando: non sarà certo l’unità (peraltro mai esistita in assoluto) stile Balena Bianca, eppure l’ipotesi di un qualche lavoro comune in un contesto in forte mutamento non sembra poi eretica.

Una riprova è arrivata a Firenze su input dell’associazione «Fioretta Mazzei» presieduta da Giovanna Carocci con due giorni chiusi da una tavola dedicata alle prospettive dell’unità politica in Italia. Si è iniziato con altri Paesi: sotto la guida di Leonardo Bianchi si sono confrontati Rocco Buttiglione, Gerardo Bianco, padre Michael Ryan, Flavio Felice e Paolo Francini. Sintesi di Michele Sanfilippo («il cristiano deve smettere di guardarsi l’ombelico e imparare a camminare con la schiena dritta»).

Ma è stata la tavola moderata da Alberto Migone («Non siamo i nostalgici di un tempo che fu ma non siamo neppure soddisfatti di quanto vediamo oggi: operiamo nel presente per pensare a un futuro che si prepara sul piano culturale»), a portare mattoni buoni per un ponte capace di interessare chi, fra molti cattolici, avverte un crescente fastidio per una politica sempre più «spettacolo» ma sempre meno «spettacolare», non trovando casa comoda nei due poli.

In una sala affollata sono state portate esperienze di sinergia (un altro momento è previsto, sempre a Firenze, nel pomeriggio del 24 febbraio su input di «Collegamento Sociale Cristiano» con Gerardo Bianco, Bruno Tabacci, Giancarlo Zizola, Emanuele Rossi). Il filo comune potrebbe raccontare la storia di chi, non soddisfatto per ciò che vede, cerca di capire ciò che di nuovo potrebbe arrivare; un filo in sintonia con il convegno di Verona e con l’invito ai laici perché si impegnino nella mediazione culturale e politica rispetto al grande patrimonio della dottrina sociale della chiesa.

Assente per malattia, Carlo Casini ha inviato un testo per ricordare i meriti dell’unità politica dei cattolici italiani, la impossibilità odierna di raggiungere gli stessi risultati, l’importanza di una «unità politica pre-partitica» che potrebbe trovare intese concrete proprio nella casa comune europea.

«Interessato ma non competente», mons. Gastone Simoni – vescovo a Prato e anima del Csc – ha notato lo «spaesamento» di molti laici nei due schieramenti invitando a un «collegamento strategico pre-politico che però potrebbe anche avere un esito politico». Preoccupato per la circostanza che le leggi elettorali non diano a tutti la possibilità di sentirsi rappresentati, è affidata ai laici l’indicazione, e la verifica, su un non meglio definito «piccolo soggetto ad autentica ispirazione cristiana».

Sdrammatizzante l’attacco di Giorgio Campanini («In 130 anni di ultima storia italiana, solo per una cinquantina i cattolici si sono presentati uniti in politica») che ha anche posto il quesito più spiazzante («Sono più significativi i cattolici uniti o i cattolici dispersi?») e rimandato al realismo del rapporto fra «valori» e «interessi». Ma neppure Campanini ha escluso la possibilità di una qualche forma di unità politica invitando comunque la comunità ecclesiale a «riappropriarsi» della politica.

Paolo Franchini ha smitizzato «il mito delle leggi elettorali» e Silvio Lega non ha fatto mancare esempi su come i cattolici italiani potrebbero iniziare, loro, a dettare i contenuti dell’agenda politica senza finire per essere sempre «a rimorchio» di altri. Con lui ha concordato Lapo Mazzei.

Conclusioni di lusso con Ettore Bernabei («I media sono stati usati come stupefacente per far distrarre dai problemi veri») con un ottimismo («Ma la gente non li ha seguiti») tutto dedicato non solo a certi moderni padroni del vapore («Hanno vinto tutte le battaglie ma oggi non sanno più dove sbattere la testa. Possono perfino perdere la guerra»), ma pure alla necessità che la politica recuperi il suo primato. «Smettere di dormire – ecco l’invito ai laici cattolici – e riflettere invece sulla forza che potrebbe derivare dall’unità dei credenti in Dio». E se la gente «diffida del luna park televisivo» perché, allora, non pensare sul serio a «sviluppare il cervello» per cambiare il mondo?Mauro Banchini E nella diocesi di Arezzo è nata un’associazioneAd Arezzo è nata l’associazione «Da cristiani in politica» proposta dall’Ufficio diocesano per la pastorale sociale e del lavoro. La proposta «Da cristiani in politica» si inserisce negli orientamenti di fondo scaturiti dal quarto Convegno ecclesiale nazionale della Chiesa italiana che si è svolto a Verona lo scorso ottobre. Durante il Convegno ecclesiale, Benedetto XVI ha ribadito «il ruolo-guida e trainante» della Chiesa «nel cammino della Nazione verso il suo futuro» fondandolo essenzialmente sulla fede che dà senso e orientamento all’esistenza e non tanto sulla presenza ecclesiale come «forza sociale».

«La Chiesa non è e non intende essere un agente politico», ha affermato il Papa. L’itinerario indicato da Benedetto XVI passa attraverso la piena valorizzazione del laicato a cui è affidato il compito di agire in ambito politico per costruire un giusto ordine nella società. In politica, quindi, i laici non sono esecutori passivi delle direttive della gerarchia, ma «collaboratori responsabili» dell’unica missione evangelizzatrice. Essendo i laici i protagonisti della vita politica, è importante che siano spiritualmente e culturalmente formati. La diocesi di Arezzo-Cortona-Sansepolcro, che ha individuato nella formazione un terreno privilegiato della sua azione e che intende farsi carico delle aspettative più autentiche e dei bisogni più profondi del territorio, convinta che l’impegno sociale costituisca l’espressione più alta della carità, ha scelto di guardare anche all’ambito politico.