Toscana
Dieci, cento, mille «casi Monticchiello»?
Il Conti citato da Marcheschi è ovviamente Riccardo Conti, assessore regionale all’urbanistica che ha teso a ridimensionare il caso della Val d’Orcia su cui invece si è scagliato senza mezzi termini l’esponente della Margherita Erasmo D’Angelis e che ora si trova accusato di «malgoverno del territorio». «Non c’è coerenza afferma ancora il consigliere della Cdl tra le leggi e la loro applicazione. Nella legislazione regionale ci sono troppi buchi, troppe lacune che lasciano mano libera alle furbizie di imprenditori e amministratori». Che una critica alla cementificazione venga dal centrodestra può anche sorprendere, ma per Marcheschi sono proprio certi divieti pregiudiziali a favorire questo stato di fatto: «Governare il territorio è infatti la sua opinione significa creare un sistema legislativo che non abbia tutti i vincoli ideologici e strutturali che ha quello toscano ma che si limiti a tutelare, in modo chiaro e stringente, quelle parti di paesaggio che fanno della Toscana una delle terre più belle d’Italia. Impedire ideologicamente e strumentalmente tutto significa permettere molto se non tutto».
Di un altro futuro «ecomostro», sfuggito anche a Marcheschi (una grossa cementificazione a Rigutino, comune di Arezzo), ci occuperemo dettagliatamente la prossima volta. Ma intanto, sulla questione generale, ci sembra interessante citare il parere espresso da Vittorio Emiliani a commento di un articolo su Monticchiello apparso su «Il Tirreno». Secondo il giornalista e scrittore romagnolo, l’articolo 9 della Costituzione («La Repubblica tutela il paesaggio della Nazione») è stato «ripetutamente sforacchiato» dall’assegnazione di un sempre maggior potere in materia ai Comuni, da parte di leggi regionali e anche dalla riduzione del potere di veto delle Soprintendenze. Val la pena riportare quasi integralmente un suo lungo passaggio: «In conclusione afferma dunque Emiliani non abbiamo più la Repubblica intera a presidiare e a tutelare il paesaggio della Nazione tutta, cioè lo Stato assieme a Regioni, Province e Comuni (…). Abbiamo il solo Comune, controllore di se stesso, con un potere decisamente indebolito dell’organismo tecnico-scientifico delle Soprintendenze. Profondamente sbagliato. A dire il vero, il ministro Buttiglione ha in parte corretto il codice del suo predecessore Urbani, restituendo poteri agli organi ministeriali, ma le Regioni insistono nel tenersi, di fatto, fuori e nel sub-delegare i Comuni con discorsi di una demagogia populistica davvero disarmanti. Se l’Italia è sempre più devastata dal cemento, legale e abusivo, la colpa è di tutti, ma principalmente degli enti più decentrati, più vicini ai problemi del territorio, anche più facili ad essere ricattati dai poteri forti locali, cioè dei Comuni. Da soli non ce la faranno mai a contrastare il fenomeno, oggi di nuovo dirompente, di una edilizia quasi tutta di seconde e terze case nelle zone turistiche più appetite. Ho notizie disperanti dalla Romagna collinare e dai Colli Euganei. Capalbio è sotto gli occhi di tutti, un disastro urbanistico, e ci sono voci inquietanti sulla stessa zona a mare un tempo intangibile. Comincia a mancare seriamente l’acqua. I Comuni, anzi l’ha detto al Tirreno, mi pare, lo stesso Claudio Martini da questa febbre edilizia incassano delle belle cifre che in tempi di stretta finanziaria fanno comodo. Hanno dunque un interesse oggettivo a largheggiare in concessioni e a chiudere gli occhi. Senza capire che, in un futuro prossimo, avranno consumato la materia prima di un turismo che frequenta quei luoghi finché son belli e li diserta appena diventano brutti».