Toscana
Regione: «Contrordine compagni, tagliamo i consiglieri»
Ma cosa avevano detto e come avevano votato in aula due anni fa gli stessi consiglieri? In modo totalmente diverso. Infatti, proprio nel maggio 2004 nasce la «strana coppia». Quel giorno ad illustrare al Consiglio regionale il testo della nuova legge elettorale c’era il capogruppo di An Bianconi che, tra l’altro, aveva guidato la sottocommissione elettorale nell’ambito della commissione speciale per lo Statuto. Bianconi nell’occasione ricordò come l’aumento dei consiglieri da 50 a 65, attraverso il meccanismo di elezione introdotto, avrebbe garantito «certezza di rappresentanza a tutte le province». Non poteva mancare Cocchi (Ds) che dichiarò: «Con questa legge diamo un’importante opportunità di accesso alle istituzioni a tutti i soggetti, le componenti, le voci della società civile che fino ad oggi, per un meccanismo a crescente base territoriale, rimanevano escluse».
È importante ricordare che sulla nuova legge elettorale votarono a favore Ds, Forza Italia, An, Verdi e Sdi. Contrari Udc e Margherita mentre Rifondazione comunista e i Comunisti italiani optarono per l’astensione. Da notare che uno degli articoli più discussi (il n. 13, ovvero quello che abolì il voto di preferenza) fu approvato con il voto contrario del gruppo Udc e con l’astensione dell’assessore Tommaso Franci (Verdi). «Sembra che ormai le preferenze siano diventate disse Marco Carraresi, capogruppo Udc sinonimo di corruzione. In realtà, sono una possibilità che si toglie ad oltre un terzo di cittadini toscani, che nelle scorse elezioni le ha usate».
Il panorama degli schieramenti non cambiò di molto durante il voto sullo Statuto regionale, approvato in prima lettura nel maggio 2004 e confermato in seconda lettura nel luglio seguente. Infatti si trattò di un voto «fotocopia». In entrambe le sedute votarono «sì» gran parte della maggioranza e dell’opposizione: Ds, Margherita, Sdi, Verdi, An e Fi. Voci fuori dal coro quelle di Rifondazione comunista e del Pdci che votarono contro e il gruppo Udc che scelse l’astensione. Proprio Luciano Ghelli (Pdci) motivò il voto contrario puntando l’indice contro «l’accordo trasversale tra destra e sinistra per l’aumento del numero dei consiglieri».
Sull’aumento del numero dei consiglieri e sull’abolizione del voto di preferenza Toscana Oggi lanciò una durissima campagna: «Decisioni di questo tipo scrivemmo allora in un editoriale non rafforzano la democrazia, anche perché sono giustamente percepite come lo scippo di un diritto, non meno grave perché ha i colori rosso-nero-azzurro». Non solo. Un mese e mezzo prima delle elezioni dell’aprile 2005 che elessero il nuovo Consiglio regionale lanciammo un nostro «gioco»: il «Seggiolotto». Ovvero provammo a indovinare chi sarebbero stati i futuri consiglieri regionali. Non fu difficile essere facili profeti. E le nostre previsioni purtroppo si avverarono. Come sottolineammo allora, non fu nostro il merito. Ma della legge elettorale che, avendo abolito il voto di preferenza, aveva consegnato in mano alle segreterie dei partiti la scelta dei futuri consiglieri regionali.
E ora è arrivato questo «contrordine compagni» a soli due anni di distanza. Perché? Forse qualcuno vorrebbe farci credere di essere stati su scherzi a parte?
Discorso analogo per le retribuzioni, ogni regione può decidere autonomamente. Di conseguenza è difficile avere il quadro completo di quanto percepiscono i consiglieri delle varie regioni, perché non sempre i dati sono pubblicati in modo trasparente, tra le poche eccezioni, la Toscana. Tutte hanno scelto di ancorare l’indennità base a quella parlamentare, con percentuali che variano, passando dal 65 della Toscana al 100 per cento della Sicilia. Le indennità degli eletti toscani sono quindi le più basse d’Italia. Secondo i dati del consiglio regionale, il totale lordo della retribuzione dei consiglieri toscani è di 9.820 euro mensili, comprensivo di indennità di carica e di funzione, diaria e rimborso spese, sia per le missioni nel territorio regionale che per i chilometri effettuati durante trasferte e spostamenti. Importo che per il presidente sale a 11.190 euro.
Complessivamente si può calcolare l’onere per la comunità nazionale, per la retribuzione (dati 2005) di 1.118 persone, di oltre 150 milioni l’anno. Da considerare poi il costo delle commissioni, ognuna di esse ha un presidente, un ufficio di presidenza con personale aggiuntivo. In Toscana sono sette ordinarie e tre speciali.
Le regioni non sono solo consiglio e giunta, ma anche tanti uffici. Da qui la proliferazione degli immobili ove collocare le varie strutture. Non mancano poi le sedi di rappresentanza, ognuna delle 20 regioni italiane ha aperto delle «mini» ambasciate a Roma, Bruxelles e anche in altri stati esteri.
Certo, le regioni hanno competenza importante, in materia soprattutto di sanità. Ma spiega la Corte dei conti nella relazione sulla finanza regionale 2003-2004 l’aumento di spesa non riguarda solo la sanità: la spesa corrente non sanitaria è aumentata fra il 2000 e il 2004 del 16 per cento».
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