Toscana
Fantasia e unità. Ecco il popolo dei movimenti
Di questa identità sono chiara espressione i canti e i balli con cui si avvicinano al ‘cupolone’ e stanziano sotto la sia ombra. Questa è la chiesa dei nostri giorni. Un mare tanto più infinito quanto più sono varie e diffuse le sue espressioni locali e comunitarie.
La domenica di Pentecoste in un una comunità romana di «Nuovi Orizzonti» l’entusiasmo è alle stelle. Chiara Amirante, la fondatrice, racconta con gli occhi le belle notizie di questo sabato pentecostale. Le dice confermando il messaggio evangelico. Un nuovo mondo è possibile, ma solo se due o tre .
Il vescovo di Pescia Giovanni De Vivo, delegato della Conferenza Episcopale Toscana per il laicato, giudica con favore il cammino che è stato fatto in questi anni per costruire relazioni più serene e fruttuose tra i movimenti, le parrocchie, le diocesi. «Mi sembra – sottolinea – che il clima negli ultimi anni sia cambiato, e che non ci sia più quella reciproca diffidenza che a volte c’è stata tra movimenti e Chiesa locale. Le aggregazioni laicali, in genere, sono una grande risorsa per la Chiesa. Sono luoghi dove ci si educa alla fede, all’ascolto della Parola, alla fraternità, alla testimonianza, al vivere da cristiani nel mondo. A volte, è vero, la loro presenza può costituire per le parrocchie o per una diocesi una difficoltà, ma rappresenta sempre anche una grande opportunità. Per questo non bisogna chiudere le porte, ma creare le basi per una buona collaborazione».
De Vivo ricorda che fu proprio l’allora cardinale Ratzinger a volere e a organizzare, al fianco di Giovanni Paolo II, lo storico incontro della Pentecoste del 1998: «Chiamare i movimenti intorno al Papa era un modo per riconoscere il loro valore, ma anche per farli sentire parte della Chiesa e per richiamarli all’essere Chiesa. È il soffio dello Spirito Santo che suscita queste realtà, in un momento in cui la Chiesa ne ha bisogno: a volte però c’è il pericolo dell’autoreferenzialità, del ritenersi sufficienti a se stessi. I movimenti hanno un forte impatto emotivo sulle persone che entrano a farne parte, che è anche un aspetto positivo: il rischio però è che si crei un senso di appartenenza che è più forte del senso ecclesiale». Uno delle questioni ricorrenti, ad esempio, è quella che chi fa parte di un movimento finisca per considerare «superata» anche una realtà come la parrocchia che invece i vescovi italiani cercano di rinnovare e rilanciare, certi che non abbia perso niente della sua centralità.
Dal 1998 ad oggi, ricorda ancora De Vivo, incontri sul modello di quello in piazza San Pietro si svolgono abitualmente anche nelle diocesi toscane, nella veglia di Pentecoste o in altre occasioni. A Firenze ad esempio negli ultimi tre anni si è svolta una vera e propria assemblea diocesana delle associazioni e dei movimenti ecclesiali, nella seconda domenica di novembre. «Sono occasioni molto importanti, in cui ci si confronta, ci si conosce, si prende consapevolezza del proprio ruolo. Tutti devono aver chiaro che i movimenti e le associazioni non sono il fine, ma sono il mezzo, lo strumento che il Signore mette a disposizione delle persone per avvicinarsi a Cristo. All’inizio alcuni avevano ben chiara questa differenza, altri meno. Ma negli ultimi anni è stato fatto un cammino molto importante».
Riguardo all’incontro di quest’anno, secondo monsignor De Vivo «i richiami che papa Benedetto XVI ha rivolto alle aggregazioni sono essenzialmente due: libertà e responsabilità. Da un lato quindi essere, in un mondo di libertà fittizie, vere e proprie scuole di libertà. Dall’altro però un invito ad essere collaboratori della missione universale della Chiesa, in comunione con il Papa e i Vescovi».
L’incontro del 3 giugno 2006 non è stata la semplice ripetizione del primo storico appuntamento. Diversi passi avanti sono stati compiuti nelle direzioni indicate dal Papa. Lo ha mostrato anche lo stile della manifestazione: non una rassegna delle diverse esperienze, ma una testimonianza di unità e di gioia. Si è parlato poco di se stessi: è stato soprattutto un incontro di preghiera, in cui i leader dei movimenti hanno preso la parola per commentare i salmi della liturgia vespertina. Non è un dettaglio da poco: chi prega insieme non può che insieme amare e servire, accordando le singole voci.
Benedetto XVI ha, per prima cosa, proposto una catechesi sullo Spirito Santo e sulla Trinità. «Il Dio misterioso e lontano ha spiegato non è un’infinita solitudine». In lui c’è un Io e un Tu, uniti in modo «molto più sublime di quanto potrebbe essere l’unità di un’ultima particella indivisibile». Il Papa della «Deus caritas est» è tornato sui temi dell’Enciclica: Dio «è un evento di amore», che crea il mondo «quasi come matematica creativa», ma anche come bellezza. È lo Spirito che apre gli occhi per riconoscere il riflesso del Creatore nel mondo; da lui ha proseguito Benedetto XVI vengono i doni che l’uomo più desidera: la vita, «che si trova soltanto donandola»; la libertà, «che si dimostra nella responsabilità»; e l’unità, «che incontra il mondo e lo trasforma». Un’unità che non è certo uniformità, bensì il collaborare nell’edificazione dell’unico corpo ecclesiale. In questo modo ha concluso il Papa «i pastori staranno attenti a non spegnere lo Spirito e voi non cesserete di portare i vostri doni alla comunità intera».
Il tempo della ricerca di legittimazioni e riconoscimenti è finito. «Voi appartenete alla struttura viva della Chiesa», ha attestato Benedetto XVI nel messaggio al convegno internazionale dei movimenti che ha preceduto l’incontro, ringraziandoli per l’azione formativa, la promozione delle vocazioni, la disponibilità ad accogliere le indicazioni del Papa e dei vescovi. Giovanni Paolo II, il 30 maggio 1998, non aveva taciuto le difficoltà. Oggi Papa Ratzinger spinge oltre e, allo stesso tempo, ribadisce: «Ogni problema deve essere affrontato dai Movimenti con sentimenti di profonda comunione, in spirito di adesione ai legittimi Pastori». La verifica della bontà dei carismi è nello slancio missionario che ne deriva. Senza alcun timore, senza nessuna presunzione né scoraggiamento, senza confini: così l’ha definito il Papa. I movimenti sono certamente una risposta ai tempi che cambiano; portano con sé la consapevolezza dei compiti che attendono oggi la Chiesa. Sono una provocazione, per tutti i credenti, a mostrare «la bellezza dell’essere cristiani e la gioia di comunicarlo». Questo si vedeva, dal di fuori, guardando alla festa di piazza San Pietro.
Negli ultimi anni, il cammino di comunione non si è limitato alle sole nuove realtà, ma ha coinvolto anche le aggregazioni di più antica tradizione. Questo processo di confronto e di ricerca va proseguito. L’azione della Chiesa non può procedere su due binari paralleli: le parrocchie da una parte, i movimenti dall’altra. È la sfida della cosiddetta «pastorale integrata», di cui si comincia a parlare ma che ancora attende la prova della vita quotidiana delle comunità. È il passo ulteriore. Da sabato scorso, un traguardo più vicino.
Il porporato polacco ha proseguito evidenziando una dimensione fondamentale del cristianesimo: la pluralità. «Il cristiano non è mai un essere solitario ha sottolineato . I movimenti e nuove comunità creano nelle persone un senso di appartenenza alla Chiesa totalizzante, un’appartenenza che cambia e forma le persone, permette una iniziazione cristiana profonda e autentica». Inoltre, rispondono all’esigenza degli uomini di «avere una casa», quando «la Chiesa come istituzione di dimensione mondiale potrebbe sembrare una realtà lontana che ci sovrasta».
Rylko ha anche messo in guardia circa la necessità di rimanere fedeli al carisma originario: «La stanchezza, la routine sono sempre in agguato. I movimenti non sono immuni da questi rischi ha avvertito . Quel primo slancio generato dal carisma originario deve durare. Non deve mai perdere di forza la passione per il regno di Dio». Per far questo, è necessaria «una costante conversione del cuore» che vuol dire anche «mantener viva la memoria delle origini, della storia del proprio carisma, memoria che diventa sfida e impegno» a mantenere sempre viva la «giovinezza spirituale».
Nel corso del congresso si è anche tenuta una tavola rotonda sugli «itinerari educativi», con la partecipazione di vari responsabili e iniziatori di movimenti, come Alba Sgariglia, del movimento dei Focolari, Kiko Arguello del Cammino neocatecumenale, Giancarlo Cesana, di Comunione e Liberazione, Patty Mansfield, del Rinnovamento carismatico cattolico, padre Laurent Fabre, della comunità Chemin neuf (Cnn), Jean Vanier, fondatore della Comunità dell’Arca.
Messaggio di Benedetto XVI ai movimenti ecclesiali (31 maggio 2006)
Omelia di Benedetto XVI nella Veglia di Pentecoste con i Movimenti ecclesiali (3 giugno 2006)
BENEDETTO XVI: DALLO SPIRITO L’UNIVERSALITA’ E L’EFFICACIA MISSIONARIA DELLA CHIESA