Toscana

Pisa, l’addio a Nicola e il benvenuto a Niccolò

di Andrea BernardiniDue vite che sbocciano e una vita che se ne va. Uno strano destino ha coinvolto, in questi giorni, la famiglia Ciardelli. Papà Nicola, maggiore della Brigata Folgore, ha perso la vita in un attentato a Nassiriya, insieme ai carabinieri Franco Lattanzio e Carlo De Trizio. Pisa gli ha reso omaggio mercoledì mattina nella chiesa agostiniana di San Nicola. Parà, carabinieri, politici, parenti, amici, gente comune: in tanti, tantissimi, hanno partecipato alla celebrazione delle sue esequie presiedute dall’arcivescovo di Pisa Alessandro Plotti. Subito prima, però, l’Arcivescovo ha battezzato Niccolò, il piccolo di due mesi, figlio di Nicola e Giovanna, nato pochi giorni prima la partenza del padre per la missione in Iraq. «Avevo promesso a Nicola che avrei aspettato il suo ritorno per battezzare Niccolò» ricorda la vedova Ciardelli. Chissà, forse la mano dal cielo di Nicola, ha accarezzato il volto del piccolo Niccolò e del suo cuginetto Matteo, asciugando le loro lacrime durante i riti del battesimo.

«Questa mattina ha vinto la vita – ha commentato Alessandro Plotti – il piccolo Niccolò ed il cuginetto Matteo, con la loro innocenza e la grazia divina che hanno ricevuto nel battesimo, hanno sconfitto la morte, l’odio, la violenza e il terrorismo». E, rivolto ai parenti e agli amici della vittima: «Oggi vogliamo celebrare il trionfo dell’innocenza. L’innocenza di un soldato buono e generoso che offre la sua vita per pacificare un popolo. E l’innocenza di suo figlio che ha ricevuto il battesimo. Papà e figlio accomunati in un destino che si trasforma in un accorato appello alla vita e alla speranza».

E ancora: «Morte e vita sempre si confrontano in un permanente duello. Qui, oggi, davanti a questa bara e davanti a questi due bambini, abbiamo il dovere di gridare che la vita trionferà sempre sulla morte». Poi rivolgendosi alla vedova del maggiore Ciardelli l’arcivescovo ha concluso: «Carissima signora Giovanna. Non ha dovuto aspettare che suo marito tornasse per battezzare vostro figlio. Nicola è tornato ed è qui nel suo corpo martoriato e immobile sotto il tricolore per cui ha offerto la vita, ma vivo nello spirito eroico e vitale, nella testimonianza di un sacrificio estremo e drammatico. Ma è soprattutto presente vivo, in Niccolò, che ha incontrato Gesù Cristo nel lavacro battesimale e in Cristo Risorto ritrova il suo babbo nella comunione dei Santi, che accomuna vivi e defunti in un unico e indissolubile vincolo d’amore in Dio Padre».

Nicola Ciardelli era conosciutissimo a Pisa. Era cresciuto nella parrocchia di San Nicola tra i Pueri Cantores di padre Renzo Spadoni e aveva anche iniziato a cantare nel coro polifonico diretto da Stefano Barandoni. Dopo la cresima aveva anche iniziato un percorso di fede tra i giovani agostiniani, partecipando all’incontro internazionale di Lecceto. Poi il congedo dalla città, la partenza per l’Accademia di Modena: alla carriera militare aveva pensato sin dai tempi del liceo. Aveva conosciuto sua moglie Giovanna ad Avellino. Con lei avevano acquistato casa a Pisa, nella centralissima Corso Italia. Nicola non era nuovo a missioni internazionali. Alla Folgore lo giudicavano un militare esperto e generoso. L’ultima missione gli è stata fatale.

Mercoledì, gli ex Pueri Cantores si sono ritrovati ai suoi piedi per animare la celebrazione delle esequie. Alzò gli occhi verso i monti all’ingresso, Tardi t’amai alla comunione, Risuscitò il canto finale. Morte e vita, anche nei canti, si sono intrecciati. «Anche il più peccatore – ha osservato l’Arcivescovo di Pisa – può sperare nella salvezza, nella redenzione, nel riscatto». Ad una condizione: «che ci rivestiamo di quell’abito che il Vangelo chiama “purezza di cuore”. Gesù ha infatti detto: “Se non diventerete bambini non entrerete nel Regno”».

Il battesimo di Niccolò e Matteo, nella chiesa di San Nicola a Pisa; a destra, l’arcivescovo di Pisa, mons. Alessandro Plotti

La schedaLe risoluzioni OnuSono due le risoluzioni Onu sulle quasi si basa la nostra missione, varata con un decreto il 10 luglio 2003, poi convertito in legge con modifiche il 1° agosto 2003 (n. 219). La prima, la n. 1483 del 22 maggio 2003, sollecitava la Comunità Internazionale a contribuire alla stabilità ed alla sicurezza del Paese iracheno. La n. 1511 del 16 ottobre 2003, adottata ai sensi del capitolo VII dello Statuto delle Nazioni Unite, si concentra su tre aree principali: la leadership irachena e il passaggio dei poteri dall’Autorità Provvisoria della Coalizione al popolo iracheno; il mantenimento di condizioni di sicurezza a opera di una forza multinazionale sotto comando unificato; la partecipazione internazionale e delle Nazioni Unite al finanziamento dei progetti di ricostruzione e di ripresa. Essa contempla tra l’altro che «il conseguimento della sicurezza e della stabilità è fondamentale per riuscire a portare a termine con successo il processo politico» e per permettere alle Nazioni Unite di lavorare nel Paese, la risoluzione autorizza una «forza multinazionale sotto comando unificato a prendere tutti i provvedimenti necessari per contribuire al mantenimento della sicurezza e della stabilità in Iraq». La risoluzione disponeva, altresì, che l’Autorità Provvisoria della Coalizione restituisse, «prima possibile, le responsabilità e l’autorità di Governo alla popolazione dell’Iraq». L’8 giugno 2004, con la risoluzione n. 1546, che si occupa della transizione politica del Paese, attraverso elezioni democratiche, l’Onu ribadisce «che la presenza della forza multinazionale in Iraq è una richiesta dell’entrante governo ad interim dell’Iraq» e autorizza di nuovo «la forza multinazionale sotto comando unificato stabilita ai sensi della risoluzione 1511». Il contingente italianoLa nostra missione in Iraq è composta attualmente da circa 2.800 militari che per gli aspetti nazionali ed operativi, dipendono dal Generale di Brigata Natalino Madeddu che è Ncc (National Contingent Commander – Comandante del Contingente Nazionale). Il grosso del contingente italiano è collocato presso Camp Mittica, all’interno del Compound Family Quarters nei dintorni di An Nasiriyah. Ecco nel dettaglio la dislocazione:

circa 2.600 militari, contingente interforze in An Nassiriyah;

10 militari contingente interforze in Kuwait;

45 circa presso Bassora;

25 circa a Baghadad;

66 uomini del Corpo Militare e 12 Infermiere Volontarie della Croce Rossa Italiana

30 militari presso NATO Training Mission-Iraq)

8 militari presso USCENTCOM – Tampa (USA) (Comando da cui dipende l’Operazione «Iraqi Freedom»).

Fanno parte del nostro contingente circa 400 carabinieri che costituiscono la Multinational Security Unit (MSU) con personale rumeno ed unità di Polizia Militare. L’aeronautica fornisce 200 militari dislocati presso il Reparto Distaccato del 15° Aerostormo. Per il resto i soldati provengono dall’Esercito.

Incidenti e cadutiIl 12 novembre 2003, a seguito di un attentato terroristico contro la base «Maestrale» di Nasiriyah, perdevano la vita 17 militari (5 dell’Esercito e 12 Carabinieri) e 2 civili (Stefano Rolla, della casa di produzione «Gabbiano Film», e Marco Beci, esperto della cooperazione del Ministero degli esteri). Restavano inoltre feriti 20 militari (3 dell’Esercito e 17 Carabinieri) e un civile. Questi i militari morti: Massimiliano Ficuciello, Silvio Olla, Emanuele Ferraro, Alessandro Carrisi, Pietro Petrucci. Carabinieri: Enzo Fregosi, Giovanni Cavallaro, Alfonso Trincone, Alfio Ragazzi, Massimiliano Bruno, Daniele Ghione, Filippo Merlino, Giuseppe Coletta, Ivan Ghitti, Domenico Intravaia, Horatio Maiorana, Andrea Filippa.Il 17 maggio 2004 moriva Matteo Vanzan in seguito alle ferite riportate negli scontri avvenuti in Nasiriyah.Il 5 luglio 2004 decedeva Antonio Tarantino a seguito di incidente stradale in Nasiriyah.

Il 21 gennaio 2005 moriva Simone Cola, mitragliere di un AB 412, colpito da un proiettile mentre si trovava in volo su Nasiriyah.

Il 4 marzo 2005 perdeva la vita Nicola Calipari, funzionario del Sismi, mentre riportava all’aeroporto di Baghdad la giornalista Giuliana Sgrena, appena liberata.

Il 15 marzo 2005 perdeva la vita Salvatore Domenico Marracino per le gravi ferite riportate nel corso di un’attività di addestramento al tiro.

Il 31 maggio 2005, a seguito della caduta di un elicottero AB-412 dell’Aviazione dell’Esercito, perdevano la vita i piloti Giuseppe Lima e Marco Briganti, i mitraglieri di bordo Massimiliano Biondini e Marco Cirillo.

Il 14 luglio 2005 perdeva la vita Davide Casagrande a seguito di un incidente stradale accorso al VM90T sul quale viaggiava, insieme con altri militari, lungo una strada alla periferia di Al Fudliya (a circa 10 km da Nasiriyah).

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