Toscana
Il «Centro donna» di Pistoia, quando l’aborto è una sconfitta
La maternità nella sua fase preconcezionale, la gravidanza, il puerperio e l’allattamento, nella forma dell’assistenza domiciliare sono al centro dell’attenzione, ma anche tutti gli ambiti che riguardano la sessualità. La dottoressa Maria Cristina Breschi, che dal 1977 lavora all’interno del consultorio e ne è la responsabile, spiega che in trent’anni di attività molte cose sono cambiate sia nella diversificazione dei servizi offerti, sia nell’universo femminile che ruota intorno a questi servizi, ma che le esigenze di fondo rimangono le stesse: «Una donna che entra all’interno del nostro centro vuole trovare una struttura disponibile e il più aperta possibile. La nostra flessibilità deve essere massima, dall’accoglienza telefonica alla libertà di accesso nei nostri locali. Deve sapere di poter contare sull’assistenza continua di un personale motivato e qualificato. Per questo, oltre a assicurare la presenza costante di ostetriche e ginecologi nel nostro centro e negli altri nove che sono sparsi nel distretto pistoiese, abbiamo inserito altre figure professionali come psicologi e assistenti sociali in grado di seguire la donna e le sue esigenze in ogni momento: dall’adolescenza, alla gravidanza, fino alla menopausa».
Sul rapporto con il Centro di aiuto alla vita, la dottoressa Breschi ci tiene a precisare che si tratta di un protocollo d’intesa e non di una collaborazione: «La donna che fa richiesta di interruzione volontaria della gravidanza al nostro centro è chiamata a confrontarsi con un operatore medico, spesso affiancato da uno psicologo il cui scopo è quello di indagare le motivazioni alla base della decisione e cercare di risolverle ove possibile insieme alla donna. Ciò che noi vogliamo e dobbiamo offrire è una visione il più oggettiva possibile della questione per aiutare la donna in una scelta che è del tutto personale e che come tale deve rimanere. Per questo non vogliamo la presenza di alcun personale esterno a quello medico durante il colloquio, ma informiamo la donna non ancora convinta di voler abortire della possibilità di aiuto offerta anche dal Centro di aiuto alla vita».
«Oltre a questo continua la Breschi non bisogna dimenticare i profondi cambiamenti che la società subisce e che si riflettono nel nostro centro. La presenza degli immigrati, ad esempio, è notevole, e pone gli interrogativi più grandi. Non sempre è facile comunicare con persone che considerano l’aborto come unico sistema anticoncezionale o che al contrario vedono un vanto nell’avere molti figli a cui però non si assicura un ambiente di vita adeguato. Noi lavoriamo per la vita e le 5 mila donne che hanno fruito del Centro donna nel 2004 e le 600 gravidanze seguite lo dimostrano. Riconosciamo che i 236 aborti praticati sono delle sconfitte e che il lavoro da fare è tanto ma il bel rapporto che si instaura con le donne nel tempo ci dà grandi soddisfazioni e ci spinge a continuare su questa linea».
«Il nostro centro, che è uno dei 260 presenti in Italia, opera concretamente per salvare la vita dei bambini ancora non nati e per aiutare le famiglie, affinché questo scopo possa realizzarsi. Il Movimento per la vita, da cui traiamo origine, opera nel sociale, nel culturale e nel politico, attuando un’opera di diffusione di quella cultura della vita di cui siamo i portatori».
Dal 2003 il centro di Pistoia ha stipulato un protocollo d’intesa con il consultorio locale in base alla legge 194. La novità sta nel fatto che in Toscana questo tipo d’intesa è stato raggiunto solo ad Arezzo oltre che a Pistoia, contrariamente a quello che la legge prevederebbe: «Un’intesa di cui siamo contenti, anche se a nostro avviso ancora tante cose potrebbero essere migliorate», commenta la Zoppis.
«Secondo il protocollo, il Cav si impegna ad essere un punto di riferimento importante per qualsiasi donna che voglia essere informata sulla maternità responsabile e ad essere di appoggio a quelle madri che decidono di abortire perché si sentono sole e in grosse difficoltà economiche e familiari. Il nostro impegno si concentra sulla prevenzione ed è in questo che vogliamo affiancare il consultorio e divenire risorsa aggiunta al loro già preziosissimo impegno».
Per contro, il consultorio, come si legge nel testo del protocollo, s’impegna ad informare operatori e utenti sull’attività del Cav, informando la donna delle possibilità di aiuto offerte. Si impegna inoltre a verificare periodicamente l’esperienza e ad accogliere eventuali proposte riguardo l’assistenza alle madri in difficoltà.
«Benché i rapporti con il Centro Donna siano buoni, ancora troppo poche sono le donne che ci giungono dal consultorio. Alcune hanno già abortito e necessitano di sostegno psicologico; altri sono casi di handicap del feto e di difficile soluzione. Abortire significa rinunciare a quell’istinto naturale alla maternità che è proprio di ogni donna. Pone sempre dubbi laceranti. Per questo, dopo la certificazione di Ivg la donna ha, per legge, sette giorni di tempo per riflettere sulla decisione che sta per prendere. Senza voler essere invadenti, noi vorremmo essere presenti in quel momento della vita, per permettere alla donna di parlare in libertà e chiarire i dubbi che si porta dentro, offrire quel sostegno in più di cui ha bisogno, anche per chi potrebbe sembrare già convinta ad abortire».
48 bambini sono nati nel 2005 dalle 132 famiglie che si sono rivolte al centro. 4 casi di possibile aborto sono stati sostenuti grazie al progetto Gemma del Movimento per la vita e uno in particolare che riguardava una ragazza madre di 16 anni. «Alla fine queste sono le soddisfazioni più grandi che ci spingono a continuare con il nostro lavoro. Mi auguro che la collaborazione con il consultorio continui e migliori, visto che entrambi condividiamo l’amore per la vita e l’impegno per promuoverla».