Toscana
Famiglia, crocevia delle politiche sociali
Iniziamo dagli anziani. La Toscana sta invecchiando sempre più ed in Italia la nostra regione è quella con il maggior numero di anziani. Che cosa intende fare per parare il colpo in un settore che nei prossimi anni vedrà accrescere sempre di più i bisogni?
«La questione della non autosufficienza, che riguarda ad oggi circa 74 mila anziani in Toscana, è il tema prioritario dell’intervento sociale regionale. Con le risorse che abbiamo a disposizione non siamo in grado di andare al di là di quelli che già oggi sono tutelati, circa 26 mila. Dobbiamo pensare quindi alla costituzione di un fondo finalizzato a questo settore che possa disporre di circa 300 milioni di euro. E poi bisogna stabilire chiaramente che cosa possiamo dare agli anziani e alle famiglie che assistono queste persone. Su questo apriremo una trattativa per arrivare ad un obiettivo: il punto unico di accesso, ovvero sapere in modo chiaro a chi rivolgersi per tutte le problematiche legate alla non autosufficienza. Dobbiamo poi aprire un dialogo con le associazioni di volontariato per intervenire in maniera programmata e certa su tutti quei bisogni di bassa soglia che vanno a superare i problemi della solitudine degli anziani».
E per l’assistenza domiciliare e le «badanti» cosa ha in programma?
«L’assistenza domiciliare deve essere ampliata e deve permettere di rispondere alle attese di quelle famiglie che hanno un anziano in casa in condizioni debilitate. Un’altra proposta riguarda la realizzazione di centri diurni per anziani. In Toscana, attualmente, ce ne sono 56. Va verificata l’efficacia di queste strutture per andare incontro ai bisogni delle famiglie che possono aver bisogno di assistere gli anziani nella fase di preospedalizzazione o nel periodo successivo al ricovero. Si tratta di un progetto di cure intermedie che sta a metà strada tra l’ospedale e la casa. Per quanto riguarda poi le Residenze sanitarie assistite faremo in modo che vengano assegnate altre 1500 quote alle famiglie toscane. Un ragionamento particolare andrà fatto sulla questione badanti: l’obiettivo è la loro emersione dal lavoro nero e la loro formazione in modo da poter dare un servizio efficace. Non sarei contrario all’erogazione di contributi alle famiglie che hanno anziani in lista di attesa e che nel frattempo risolvono il problema con la badante».
E così arriviamo alle famiglie che, in questo periodo, non se la passano troppo bene…
«Dobbiamo intervenire innanzitutto sulle famiglie più povere tenendo conto delle situazioni che possono aggravare il bilancio già risicato di una famiglia come per esempio un anziano che diventa non autosufficiente, un giovane che incappa nella tossicodipendenza, un figlio handicappato. Queste sono le priorità. Ma non ci fermeremo qui. Nella famiglia noi vogliamo individuare il crocevia di tutte le politiche sociali e per questo la famiglia va maggiormente assistita e tutelata».
C’è grande difficoltà da parte dei giovani a formare una famiglia e c’è la tendenza a non avere figli o, al limite, uno soltanto. Come si esce da questa spirale?
«È un problema serissimo che non si affronta solo con una misura specifica. Si affronta se diamo tranquillità e sicurezza alle giovani coppie, alle famiglie. Questo passa da tutta una serie di politiche che siano tese a superare la precarietà del lavoro, la difficoltà all’aquisizione dell’abitazione. Accanto a questo bisogna lavorare nel profondo dal punto di vista culturale. Si tratta di avere infatti famiglie stabili e che abbiano figli. Il dato sulla natalità negli ultimi tempi ha cambiato tendenza ed è tornato a salire grazie agli extracomunitari. È uno degli effetti positivi della presenza di immigrati nella nostra regione. E questo dato è importante dal punto di vista demografico ma anche e soprattutto da quello economico: infatti non c’è multinazionale che investa in un paese dove il tasso di natalità sia sotto zero».
L’altro fenomeno che sta cambiando la società toscana è l’aumento degli immigrati…
«Gli immigrati non sono deliquenti, non ci privano di opportunità ma costituiscono per noi una importante occasione di crescita. Dobbiamo per questo trovare la strada toscana alla loro integrazione: dobbiamo farli integrare nella nostra società senza fargli perdere le proprie origini. La prima cosa nella nostra agenda è una legge regionale sull’immigrazione che servirà a superare le difficoltà che la legge nazionale ha posto. In secondo luogo dovrà servire a tentare di intervenire sui problemi dell’abitare e della scuola. Per quanto riguarda l’aspetto dell’istruzione dobbiamo rilevare un dato: il 90% dei ragazzi figli di immigrati non riesce a superare il primo anno delle superiori. Questo, alla lunga, diventa elemento di marginalizzazione e di grande tensione sociale. Il lavoro è l’altro aspetto importante e i dati toscani dell’emersione del lavoro nero sono abbastanza confortanti».
Un suo pallino fin dalla sua esperienza nella Cisl è il diritto di voto agli immigrati…
«Il percorso di piena cittadinanza degli immigrati passa dalla lingua, dalla scuola, dall’abitazione, dal lavoro. Ma passa anche dal diritto di voto alle elezioni regionali che noi proporremo nella nuova legge. Si tratta di dare prima pinea cittadinanza agli immigrati che ormai rappresentano il 7% della popolazione toscana, tra dieci anni saranno il 12%. Non si tratta di una presenza marginale. Quindi il modo migliore per la loro integrazione è il riconoscimento del diritto di voto».