Toscana
Tra crisi aziendali e più occupati le contraddizioni dell’economia toscana
La crisi si fa sentire anche a Lucca e Pistoia, ma parlare di tessile significa Prato, il maggior distretto italiano del settore, che registra ogni giorno una perdita di posti di lavoro, con uno stillicidio di chiusure che somiglia a un bollettino di guerra. Difficoltà per la componentistica auto e la chimica a Livorno. Arezzo è da tempo alle prese con la crisi del settore orafo. Eppure, ed è un paradosso tutto toscano, aumentano gli occupati, anche se l’economia non cresce. L’aumento dell’occupazione deriva sovente dalla regolarizzazione del lavoro nero, sovente di immigrati, e dalla diffusione del lavoro flessibile che spesso si trasforma in precario.
La fase negativa dell’economia si può verificare anche dai dati della cassa integrazione straordinaria autorizzata nei primi dieci mesi del 2005, resi noti recentemente dall’assessore regionale al lavoro, Gianfranco Simoncini. I punti più critici sono rappresentati dall’area tessile della provincia di Firenze (330 mila ore), della meccanica di Pisa (318 mila ore), dal tessile pratese (170 mila ore), l’abbigliamento in provincia di Grosseto (165 mila ore), la meccanica nell’area fiorentina (163 mila ore). In calo rispetto al 2004, ma ancora su volumi consistenti, la cassa integrazione per il cuoio, pelli e calzature della provincia pisana (135 mila ore). Consistente il numero di ore autorizzato per il settore lapideo di Massa Carrara (177 mila).
Da sottolineare, inoltre, che i posti di lavoro persi per effetto delle crisi aziendali, rilevati nel 2005, sono stati 5 mila 240. Ha destato impressione nel settembre scorso un dossier della Cgil Toscana che indicava in 470 le aziende in crisi con 14 mila posti di lavoro a rischio. Non dati freddi, frutto di analisi statistiche, ma un elenco che indica, città per città, le aziende in crisi, i motivi delle difficoltà, i lavoratori a rischio e la loro posizione. Sono passati quattro mesi, le aziende in crisi potrebbero aumentare, e ancora si spera nella pallida, o addirittura aleatoria, ripresa del 2006. Ma aspettare è sempre più difficile e le speranze si affievoliscono.
Dalla «disponibilità al confronto» nella vicenda della Mabro di Grosseto, della Electrolux di Scandicci, di Europa Metalli, fino all’atteso incontro, per i prossimi giorni, tra le istituzioni toscane e la direzione della Piaggio, nella vertenza sulla crisi dell’indotto nell’area pontederese. «Al contrario ha affermato Simoncini , la vicenda della Matec ha visto presentarsi atteggiamenti di chiusura che non ricordavamo nelle relazioni sindacali in Toscana da lunghissimo tempo».
A conclusione del dibattito in Aula consiliare sono stati approvati tre ordini del giorno, di cui uno all’unanimità, mentre un quarto presentato dal centrodestra è stato respinto. Ad essere approvato all’unanimità è stato l’ordine del giorno facente riferimento alla drammatica situazione della Matec, firmato da tutti i gruppi consiliari, col quale, oltre ad esprimere «piena solidarietà ai lavoratori coinvolti e l’impegno a seguire gli sviluppi della vicenda», si chiede al Governo nazionale e alla Giunta regionale di «attivare ogni strumento utile a sostenere ogni possibile risoluzione positiva».