Toscana

Toscana, sul fronte economico la Regione si gioca la faccia

di Marco LapiCon un bilancio vero e proprio e neppure un programma dettagliato per il nuovo anno – a parte il calendario per l’approvazione del Programma regionale di sviluppo, che dopo il necessario iter sarà adottato dalla Giunta il 31 maggio e approvato dal Consiglio due mesi dopo – ma semplicemente una chiacchierata informale su alcuni temi portanti del prossimo futuro. Tuttavia, la tradizionale conferenza stampa di fine anno del presidente della Regione Claudio Martini(nella foto con la sua giunta) non ha mancato di offrire spunti interessanti, anche se prevalentemente estranei alle competenze di Giunta e Consiglio.

È il caso, ad esempio, della scelta delle candidature per le prossime politiche che, con la nuova legge elettorale su base proporzionale, provocheranno comunque una vera e propria falcidia di eletti nelle file del centrosinistra, come del resto penalizzeranno la Casa delle Libertà nelle regioni a forte maggioranza di centrodestra. Primarie, dunque, per la scelta dei candidati? No, perché, pur non escludendo altri possibili momenti partecipativi, secondo Martini la scelta giusta – almeno in casa diessina – sarà quella di ripresentare anzitutto di chi ha fatto una sola legislatura, lasciando a casa invece senatori e deputati di più antico corso. Il che potrebbe significare, come corollario, nessuna «new entry» in Parlamento dai banchi di Palazzo Panciatichi.

Interessante anche il riferimento a banche e attuale momento finanziario. A parte l’immancabile domanda sulla vicenda Unipol, che lo ha visto facile profeta sul destino di Consorte, Martini non ha mancato di affrontare la situazione degli istituti di credito della nostra regione, ricordando come siano toscane due Fondazioni bancarie (Mps e Cassa di Risparmio di Firenze) delle tre cui è indirizzata la recente legge sul risparmio, che ne limita al 30% la quota di controllo sulla banca stessa. «Il panorama complessivo – ha sottolineato il presidente – è in grande evoluzione, siamo passati da una situazione di forte localismo, ma anche di forte radicamento, a una in cui il “cervello” delle banche che operano in Toscana, Monte dei Paschi a parte, è fuori della regione. E deve ancora arrivare l’impatto con il mondo bancario europeo». Che fare, dunque? «Ritengo – ha aggiunto Martini – che questo sia un tema che la Toscana deve affrontare unita il più possibile, senza localismi o giochi fondati sulle rendite, di ogni tipo. E il Monte dei Paschi farebbe male a rinchiudersi dentro Rocca Salimeni. Il tema delle strategie di aggregazione è impellente per il Monte e la stessa dirigenza dell’istituto ne è consapevole. Prima si affronta il problema, meglio è».

Ma il discorso sulle banche è andato a inserirsi in quello più ampio a livello economico ed occupazionale. Per Martini infatti lavoro ed economia, assieme all’ambiente, saranno i temi centrali dell’impegno che attende la Giunta nel 2006, così come lo sono stati nell’anno appena concluso. E se tra le tante aziende andate in crisi nel 2005 «molte sono state le situazioni risolte anche grazie all’interessamento della Regione», le vertenze ancora aperte, a cominciare dall’annunciata chiusura della Matec di Scandicci, «dimostrano – ha affermato il presidente – che il nostro impegno per il 2006 deve ripartire proprio da un forte sostegno allo sviluppo e all’occupazione», attraverso il confronto con tutte le grandi aziende che operano in Toscana, comprese Enel ed Eni e prima tra tutte la Piaggio, sul cui rilancio è già fissato per il 12 gennaio in incontro con il presidente Roberto Colaninno.

Tra gli altri temi toccati, non poteva certo mancare il contenzioso con Palazzo Chigi sulla legge finanziaria, e non solo a proposito degli annunciati tagli che andranno fortemente a penalizzare le attività regionali. «La crisi del trasporto ferroviario, ad esempio – ha sottolineato Martini – è così grave che i rappresentanti delle Regioni si incontreranno a Roma per esaminare il da farsi. Ma la prima iniziativa con cui intendiamo farci sentire nel 2006 sarà quella sul decreto ambientale che rappresenta una vera e propria invasione di campo sulle competenze regionali». E su cui è già pronto, anche da parte delle Regioni guidate dal centrodestra, il ricorso alla Corte Costituzionale.

La replica dell’opposizione«Parlare d’altro per non affrontare i problemi: questa sembra essere la nuova exit strategy della Toscana. Dopo l’impietosa fotografia di fine anno dell’Irpet e dell’Istat, il rinvio a dopo le elezioni della discussione sul Programma regionale di sviluppo (non c’è stato tempo di occuparsene, finora) e il varo di un bilancio d’ordinaria amministrazione, dalla conferenza stampa di fine anno non ci si poteva certo attendere un cambiamento di rotta». Lo ha dichiarato, in una nota, il portavoce della Casa delle libertà Alessandro Antichi. «La Toscana di Martini – ha aggiunto – perde colpi e posizioni rispetto al resto del Paese e alle regioni “consorelle” dell’Italia centrale; nella Toscana di Martini decine di medie e grandi aziende, in crisi o al limite della chiusura, preferiscono delocalizzare le produzioni e spostarsi altrove, in Italia o all’estero: è la più evidente conferma del fallimento del modello economico e sociale toscano, di quella Toscana felix che ormai non c’è più. Un sistema malato di dirigismo, si smania di presenza pubblica e di indifferenza verso le esigenze di infrastrutturazione dei territori; un sistema che interpreta gli strumenti del federalismo sussidiario in chiave di controllo pubblico e che sogna di espandersi ancora attraverso la longa manus dei servizi di interesse generale. La Toscana, è un dato di fatto, non offre un ambiente favorevole alla media e grande imprenditoria italiana».

«Martini – ha concluso il portavoce della Cdl – che sussurra indiscrezioni sui progetti di aggregazione delle Casse di risparmio toscane, che impartisce indicazioni politiche al suo partito per le prossime candidature al Parlamento, che minaccia di brandire ancora una volta le armi dei ricorsi giudiziari in funzione antigovernativa non parla e agisce come presidente della Regione, ma come esponente politico, e soprattutto come esponente politico che si occupa di tutto tranne che del governo della Regione Toscana».

Un giudizio negativo sulla conferenza stampa di fine anno è stato espresso anche dal presidente del gruppo di Alleanza Nazionale in Consiglio regionale, Maurizio Bianconi. «Martini – ha affermato – si è accorto tardi della situazione tragica in cui versano l’economia tutta e l’artigianato in primo luogo. Dopo aver addormentato sempre più l’economia regionale attraverso la concertazione, ora sempre di più si va rannicchiando in grembo al sistema bancario, a quel Monte dei Paschi che ormai è il vero e proprio padrone per i toscani». «Abbiamo tanto combattuto il vecchio governatore – dichiara ancora Bianconi – ma qui c’è da rimpiangerlo. Martini parla di pace, manda in giro l’assessore Toschi e intando qui si affonda in una marea di clandestini assolutamente ingovernata che mette a rischio non solo la sicurezza della gente, ma anche le economie territoriali. Con Martini siamo al nulla, alla colonizzazione del territorio da parte delle banche. E non si scorgono segnali di inversione di rotta».