Toscana

Distretti industriali in crisi, a rischio 8 mila lavoratori

Un tempo erano il fiore all’occhiello dell’economia regionale, ora rischiano di essere una palla al piede: sono i distretti industriali molto forti in Toscana, 116 mila addetti e 18 mila 765 imprese nel 2004. Piccole e piccolissime aziende che hanno valorizzato le peculiari risorse che la società locale possedeva: dal tessile di Prato alle concerie del Valdarno inferiore; dai mobili di Poggibonsi, Cascina e Quarrata, all’abbigliamento e alla pelletteria dell’empolese e dell’area fiorentina; dalle calzature della Val di Nievole e della provincia lucchese all’industria orafa aretina. E accanto ai sistemi locali di piccola impresa il perdurare di antiche tradizioni artigianali, dall’alabastro di Volterra ai cristalli di Colle Valdelsa; e la presenza della grande industria meccanica a Firenze, a Pontedera a Pistoia, o ancora, l’estrazione e la lavorazione del marmo a Carrara.

Oggi il sistema manifatturiero italiano arranca e quello toscano non fa eccezione. Da troppo tempo manca una vera politica industriale a livello nazionale e la capacità individuale delle piccole e medie imprese non è più sufficiente a competere nel mercato globale. In Toscana nell’artigianato 7 mila 500 persone hanno perso il lavoro nel primo semestre 2005 e solo un terzo di loro ha ritrovato un impiego; in base ai dati della cassa integrazione, si stimano 8 mila posti di lavoro a rischio.

Una situazione concentrata in particolare nel comparto produttivo-manifatturiero che in Toscana ha avuto il suo cuore nei distretti, un modello oggi in pesante difficoltà. La via per il rilancio passa dalla loro trasformazione, centrata sul binomio innovazione – competenze. Ne hanno parlato in un convegno della Cisl toscana, l’europarlamentare Enrico Letta, il professor Andrea Paci, ordinario di Economia all’Università di Firenze e il segretario confederale Cisl Giorgio Santini.Imprese dinamiche ma fragili, sottolinea il professor Paci, specie quando il mercato si allarga. Secondo Letta, responsabile economico della Margherita, non basta parlare di innovazione, serve una politica economica basata sull’economia reale. «Oggi come non mai dalla crisi o ne usciamo tutti insieme o non ne usciamo – ha detto nella sua relazione il segretario generale della Cisl toscana, Maurizio Petriccioli – Per affrontare le difficoltà attuali, evidentemente strutturali, c’è bisogno di una serie di fattori che possono arrivare solo dall’impegno condiviso di tutti gli attori presenti sul territorio». Secondo il segretario Cisl: «Vanno individuati strumenti che favoriscano il passaggio dal distretto al sistema territoriale, in cui il cambiamento si rappresenta nell’innovazione tecnologica e di prodotto, e la sfida è affidata alla comunità territoriale nel suo complesso».Tra gli strumenti la Cisl individua un sistema di formazione continua per i lavoratori lungo tutto l’arco della vita e l’aggregazione di imprese per funzioni, in modo che sia possibile realizzare economie di scala da parte delle aziende del sistema territoriale.Ennio Cicali