Toscana
Politica, ma che fine ha fatto il bene comune?
Ci vorrebbe un miracolo. E in fondo è ciò che ha in mente la Cittadella della Pace di Rondine, alle porte di Arezzo, che sabato 10 dicembre e domenica 11 metterà intorno allo stesso tavolo sette esponenti di spicco del centrosinistra e del centrodestra: Massimo D’Alema, Ferdinando Adornato, Pierluigi Castagnetti, Domenico Fisichella, Marco Follini, Riccardo Migliori e Giangiacomo Migone. Sette nomi di primo piano che hanno risposto all’invito della Cittadella in cui venti giovani provenienti dai paesi in guerra studiano e convivono fianco a fianco con il loro «nemico». Obiettivo: capire perché «la politica ci lascia soli», come afferma il titolo della due giorni.
L’appuntamento è il primo messo in cantiere dalla Cittadella della Pace per avvicinarsi a uno dei cinque eventi nazionali voluti dalla Conferenza Episcopale Italiana per prepararsi al Convegno ecclesiale di Verona in programma nell’ottobre 2006: quello sulla cittadinanza che sarà ospitato a maggio dalla diocesi di Arezzo, Cortona e Sansepolcro.
Sette giorni per ascoltare «il grido della città» (questo è il filo conduttore dell’evento della prossima primavera) e trasformare la «cittadinanza ferita» in «cittadinanza sanata». «Occorre interrogarci, da cristiani e non, partendo dal concreto di mille situazioni di vita e di mille ferite: a cominciare dalle ferite degli studenti in arrivo a Rondine per finire con le ferite più nascoste e forse per questo perfino più insidiose, delle nostre città, delle nostre strade, delle nostre case», spiega il presidente di Rondine, Franco Vaccari. E per il debutto il microfono sarà affidato alla politica che «può fallire ma può anche sanare», che tiene i «giovani chiusi in casa dal coprifuoco» o li conduce «liberi verso miraggi senza speranza» ma che può anche «promuovere il bene comune, riconoscendo a ognuno la liberà e la responsabilità di scegliere e partecipare». Lo scrive la Cittadella della Pace nella presentazione dell’incontro che avrà come palcoscenico il teatro-tenda del «paese della riconciliazione».
La prima giornata servirà per mettere a fuoco alcune tesi di politica locale e nazionale di ispirazione cristiana. E, infatti, gli ospiti avranno un comune denominatore: la loro esperienza di fede. Così alle 10 di sabato si confronteranno il capogruppo della Margherita alla Camera Pierluigi Castagnetti, l’ex segretario dell’Udc Marco Follini, l’ex vice-presidente del Senato Domenico Fisichella, il vicepresidente della Commissione parlamentare per le questioni regionali e deputato di An Riccardo Migliori e l’ex presidente (diessino) della Commissione esteri del Senato Giangiacomo Migone. Al loro fianco due parlamentari aretine, il sottosegretario al welfare Grazia Sestini, e la deputata della Margherita Rosy Bindi. Per una volta in una veste inedita: quella di coordinatrici del dibattito in una sorta di interfaccia tra Rondine, la sua ipotesi di cittadinanza e il mondo della grande politica del quale, in effetti, fanno parte integrante. Alla tavola rotonda che avrà come moderatori il giornalista Rai Giovanni Anversa e l’inviato del «Corriere della Sera» Paolo Conti parteciperanno anche il sindaco di Arezzo, Luigi Lucherini, il presidente della Provincia, Vincenzo Ceccarelli, e il deputato della Margherita, Giuseppe Fanfani, insieme ai sindaci dei trentanove Comuni aretini.
«Questo è il tema che ha scelto la Conferenza episcopale italiana e non mi permetto di intervenire nel merito. Posso dire, semmai, che per noi politici è un’occasione preziosa di confronto in un ambiente alto, che ha a cuore il bene comune, al di fuori della quotidianità e delle schermaglie giornaliere».
Nell’impostare il tema del convegno di «Rondine», gli organizzatori mettono in primo luogo in evidenza un aspetto negativo della politica: il rischio che sia lontana dai cittadini, che li lasci soli, che a volte sia fallimentare.
Qual è il suo pensiero in proposito?
«La politica come tutte le sfide della vita è affidata alla libertà della persona e quindi sta alla persona viverla da sola o meno. È vero che la politica in quanto tale, da Aristotele in poi, è comunità. Il politico solo è una contraddizione in termini. Che poi la politica lasci soli i cittadini, questo dipende dal senso di appartenenza ad una comunità che il politico ha. Il rischio di isolarsi è direttamente proporzionale al rischio di vivere in modo tautologico la politica, cioè che pensi solo a se stessa. Ci si salva dalla solitudine della politica interessandosi alla vita di tutti i giorni, alla vita concreta delle persone».
L’aspetto che invece il convegno propone in positivo alla politica è sintetizzato in una parola: cittadinanza. Cosa significa per lei «cittadinanza»?
«Cittadinanza significa costruire una società che crei le condizioni perché ogni uomo possa vivere ed esprimere anche in atti concreti il desiderio di bene e di felicità che lo caratterizza».
L’ultima domanda è più legata all’attualità. Siamo da tempo in una campagna elettorale quanto mai litigiosa, dai toni esasperati. Questo fatto non rischia di aumentare la disaffezione dei cittadini in un momento, quello delle elezioni, in cui al contrario dovrebbero avvicinarsi di più alla politica?
«A me non fa paura la litigiosità in politica quando si discute in modo animato nel rispetto dell’altro su questioni concrete. Faccio un esempio: sui temi concreti ci si può anche dividere, si può anche arrivare a votare in modo diverso sulla riforma del lavoro piuttosto che su quella dell’Università o sul piano delle infrastrutture, perché si possono avere idee diverse. Questa non è litigiosità. La litigiosità che i cittadini non capiscono è quando interessi particolari, cioè di parte, fanno venir meno il dibattito sulle questioni concrete. È l’astrattezza più che la litigiosità che allontana il politico dalla gente».
Grazia Sestini, insegnante di lettere nelle superiori, è nata ad Arezzo nel maggio del 1958. Consigliere di circoscrizione ad Arezzo dal 1990 al ’95, quando diventa segretario provinciale del Cdu. Nel ’99 è eletta deputato per Forza Italia e nel maggio 2001 senatrice. Sottosegretario al Welfare dal 12 giugno 2001 è stata vicepresidente del gruppo Forza Italia dal 6 giugno 2001 al 3 ottobre 2001. Membro della 7° Commissione permanente (Istruzione pubblica, beni culturali).
«A me sembra particolarmente significativo questo metodo di preparazione al Convegno ecclesiale di Verona attraverso tappe di avvicinamento che valorizzano le varie esperienze ecclesiali del nostro Paese, che coinvolgono il territorio, la provincia. Credo sia un metodo che riaccende la partecipazione, civile ed ecclesiale. Cose che non bisogna mai dare per scontato».
Gli organizzatori del convegno chiamano in causa i politici con un titolo provocatorio: «Eravamo cittadini: poi un giorno… Ma la politica ci lascia soli?». Lei come risponde?
«Io non considero mai negativo chiamare in causa la politica. Confrontarsi e chiamare ciascuno alla propria responsabilità è un fatto assolutamente positivo. Ed è bello il confronto in programma a Rondine tra cattolici impegnati nei vari schieramenti, ma anche tra politici credenti e non credenti. Ciò non toglie che si debba poi passare in esame la responsabilità che la politica in questi anni ha esercitato bene e meno bene. Certamente non ha tenuto abbastanza compagnia alle difficoltà che hanno le famiglie in questo momento, ma anche alle difficoltà che hanno le imprese, alle difficoltà che incontrano esperienza importanti come quella di Rondine e con Rondine tutto il volontariato, il terzo settore, l’associazionismo, che certamente in questi anni non è stato accompagnato sufficientemente e sostenuto nell’esercizio delle proprie responsabilità».
La politica può fallire, ma può anche sanare. La parola chiave è «cittadinanza». È d’accordo?
«Sì, anche perché nessuno può appropriarsi del bene comune, ma spetta alla politica creare le condizioni perché tutti ne siano costruttori: solo così saremo sicuri che si tratta dell’interesse generale e non del bene particolare di qualcuno. Nella nostra Costituzione al centro c’è la persona e la sua dignità. Le istituzioni devono riconoscere la dignità della persona, creare le condizioni perché questa dignità sia rispettata, ma soprattutto devono creare le condizioni perché ciascuno sia artefice della propria dignità».
A questi concetti politici alti, spesso si contrappone l’immagine di una politica dedita ai «colpi bassi».
«Spero che i politici siano in grado di aprire tra di loro un confronto sereno e non una rissa, che consenta di confrontare le diverse idee, i diversi programmi. Si discuta di temi, non si vada alla ricerca di steccati ideologici, non si assumano atteggiamenti strumentali. Al tempo stesso, però, vorrei ricordare ai cittadini di non avere paura del confronto, anche di quello acceso, perché la politica cresce anche così. Non si pensi che la politica possa escludere da sé l’agone».
Rosy Bindi, nata a Sinalunga nel febbraio 1951, è stata assistente di Vittorio Bachelet e poi docente di Politica sociale all’Università di Siena dal 1984 al 1989. Vicepresidente nazionale Ac dal 1984 al 1989, quando fu eletta al Parlamentare europeo. Nel ’92 è segretaria della Dc veneta durante la bufera di tangentopoli. Parlamentare dal maggio ’94, è stata ministro della sanità nei governi Prodi e D’Alema. Fa parte del gruppo della Margherita -Dl-L’Ulivo.
Sabato 10, dopo i saluti del Sindaco di Arezzo, Luigi Lucherini, del presidente della Provincia di Arezzo, Vincenzo Ceccarelli, dell’on. Giuseppe Fanfani e del presidente di «Rondine», Franco Vaccari, il primo confronto tra Pierluigi Castagnetti, Domenico Fisichella, Marco Follini, Riccardo Migliori e Giangiacomo Migone. Nella mattina di domenica 11 dicembre, il secondo confronto tra Ferdinando Adornato e Massimo D’Alema. Presiedono Rosy Bindi e Grazia Sestini, moderano Giovanni Anversa e Paolo Conti.
Al termine «Cerimonia dei saluti» con la consegna della «rondine d’oro» a tre giovani che hanno terminato il loro percorso formativo nella Cittadella.
Insieme alle autorità istituzionali del territorio, compresi i sindaci dei 39 comuni aretini, alla «due giorni» alla Cittadella della pace di Rondine sono attesi esponenti politici di primo piano, oltre a Rosy Bindi, Maria Grazia Sestini e Giuseppe Fanfani, che hanno accettato il ruolo di interagire tra il livello aretino e quello nazionale. Ecco alcune note biografiche.
Affidato alla cura della Facoltà teologica di Sicilia, e inserito nelle manifestazioni del Progetto culturale, l’appuntamento palermitano ha messo a fuoco uno dei cinque ambiti della testimonianza indicati dalla Traccia di riflessione verso Verona: quello della trasmissione della fede nel Risorto, speranza del mondo. Un tema affrontato da vari punti di vista: le provocazioni dell’odierno contesto multiculturale e multireligioso, l’arte come comunicazione della fede, la testimonianza della santità, il rapporto tra religione e laicità dello Stato. Oltre 300 i partecipanti, una cinquantina i relatori che si sono avvicendati nei luoghi-simbolo della città: la Facoltà di teologia e l’Università, la Cappella palatina e il Duomo di Monreale, l’auditorium del quartiere Ballarò e il Palazzo dei Normanni, sede del Parlamento regionale.
Ecco il calendario delle altre quattro tappe di avvicinamento a Verona 2006:
Terni (10-19 febbraio 2006), tema: «Solo l’amore fa vivere» (primo ambito: vita affettiva).
Novara (24 marzo – 7 aprile 2006), tema: «Una fragilità salvata» (terzo ambito: fragilità umana).
Arezzo (8 – 14 maggio 2006), tema: «Le voci della città» (quinto ambito: testimonianza).
Rimini (19-25 giugno 2006), tema: «Lavoro in festa» (secondo ambito: lavoro e festa).
Sabato 2 aprile, a Camaldoli, verrà presentato l’annuale «Rapporto». È la giornata in cui tradizionalmente Rondine tira il bilancio di un anno e lancia le prospettive di quello nuovo. In questa occasione sarà il crocevia dal quale trarre lo slancio alla vigilia dell’incontro internazionale. Intorno al tavolo del Monastero si alterneranno, per dare un loro contributo fattivo all’evento, le massime autorità istituzionali del territorio, parlamentari, esponenti di punta della Chiesa italiana, partner dei Paesi di provenienza degli studenti di Rondine.
Lunedì 8 maggio – La Verna. Testimonianza di un’ebrea salvata dal Santuario durante la seconda guerra mondiale. Meditazione di una figura di primo piano della chiesa italiana. Concerto d’organo
Martedì 9 e mercoledì 10 maggio – Rondine. I protagonisti dei laboratori si divideranno in vari spazi per riflettere e confrontarsi insieme dopo i mesi di lavoro comune. Saranno ascoltati testimoni di speranza impegnati nei vari ambiti della cttadinanza. Nel borgo saranno aperti gli atelier: di presentazione delle terre di origine degli studenti e del lavoro realizzato da scuole, associazioni, parrocchie dalla Toscana e dall’estero. In serata momenti di festa animati da artisti di tutte le parti del mondo.
Giovedì 11 maggio – Camaldoli e Arezzo. In giornata meditazione e salita all’Eremo, al centro un protagonista forte della chiesa italiana. In serata Festa dello Sport al PalaCaselle, con squadre e atleti italiani, i bambini di Beslan e di Nevè Shalom, tra gioco e riflessione. Tema «Lo sport luogo di gioco civile».
Venerdì 12 e sabato 13 maggio – Arezzo. Apertura dei Laboratori per una Nuova Cittadinanza: scuole, università, fabbriche, parrocchie, ospedale, carcere e altri luoghi di emarginazione. Incontro con le delegazioni guidate dai sindaci delle città ferite e con i rettori delle rispettive università. Serate artistiche in tre templi dell’arte aretina. Preghiera ecumenica con delegazioni dalle Chiese ortodosse.
Domenica 14 maggio – Arezzo. Messa in diretta Tv su Rai Uno dalla Cattedrale.