Toscana
Cav, l’alternativa all’aborto è un aiuto concreto alla donna
La prima relazione, affidata al presidente del Movimento, Carlo Casini, oltre ad introdurre il tema della serata «la libertà di non abortire tra applicazione e disapplicazione della Legge 194», ha tratto un bilancio dell’attività trentennale del movimento. Alle autorità locali e nazionali presenti, il presidente del Movimento per la vita ha indicato anche alcune strade percorribili: «anzitutto cominciare a contare i vivi, cioè inserire nelle statistiche non soltanto quanti aborti vengono fatti ogni anno, ma anche quanti bambini vengono salvati. Poi si dovrà incoraggiare «la cultura dei diritti umani, timbro e vanto della modernità, nonostante i tentativi di svuotarla o addirittura di trasformarla nel suo contrario: essa ha una forza espansiva inarrestabile che finirà per abbracciare anche il concepito».
Alla tavola rotonda sono intervenuti Pierferdinando Casini, presidente della Camera dei Deputati, Sandro Bondi, coordinatore di Forza Italia, Pierluigi Castagnetti, capogruppo della Margherita alla Camera, Sandro Magister, giornalista dell’«Espresso» ed Emma Fattorini, pubblicista e scrittrice.
Nel suo intervento Pierferdinando Casini, ha sottolineato la necessità di evitare «guerre di religione», spiegando che non è più tempo di scontri ideologici sull’aborto: «la legge 194 non è in discussione ha detto anche se molti buoni principi sono rimasti solo parole». Occorre fare di più per la tutela della maternità e della famiglia: «anziché rimuovere gli ostacoli per arrivare a una maternità piena e responsabile ha spiegato taluni preferiscono prendere atto, passivamente, di quegli ostacoli, facendone il pretesto per rendere l’interruzione della gravidanza un metodo acettabile per limitare le nascite». E intravede questo rischio nella polemica che si sta sviluppando sulla sperimentazione della pillola abortiva, la RU486, un terreno «da esplorare con cautela» e senza egoismi. «L’etica della responsabilità ha proseguito impone un supplemento di cautela e di prudenza, impone di non procedere per salti, di esercitare il dubbio e in presenza del dubbio di fermarsi a riflettere, piuttosto che confidare ottimisticamente nell’esito favorevole del gioco delle probabilità».
Riguardo la legge sull’aborto Sandro Bondi ha dichiarato che questa «prevede la possibilità di abortire, ma prevede anche tante altre misure per non abortire e questa parte della legge 194 dovrà essere pienamente attuata». Indispensabile la riforma dei consultori secondo Pierluigi Castagnetti, che ha sottolineato la necessità del recupero della cultura della centralità della vita, citando La Pira che proprio da Firenze portò avanti con coraggio e con fede le sue battaglie in difesa della pace, della vita e dei diritti umani. «Di fronte a certi problemi ha concluso è bene che la politica sappia che non può imporre una propria verità. I cittadini chiedono unanimemente il rispetto di valori ereditati dalla cultura cristiana. La possibilità di prevenire l’aborto dev’ essere una priorità assoluta».
Il convegno è proseguito per i delegati dei Cav nei giorni di sabato e domenica, con una dettagliata presentazione dei risultati e dei progetti del movimento, quali ad esempio il numero verde «SOS VITA» ed il «Progetto Gemma» di adozione prenatale a distanza, nato per dare un aiuto concreto alle mamme con problemi economici, raccogliendo la sfida di Madre Teresa di Calcutta che disse: «Che non si possa mai più dire che una madre sia stata costretta ad abortire perché non ha trovato aiuto».
La Basilicata è la regione con la più alta percentuale di ginecologi obiettori pari all’83,3% con al secondo posto il Veneto. Marche, Lazio e Umbria sono rispettivamente al terzo, quarto e quinto posto con percentuali che vanno dal 78,4 al 76,8. Le regioni con la minor percentuale di ginecologi obiettori sono Valle D’Aosta (18,2%) e Emilia-Romagna (34,2%). Sono sotto il 50% (45,7%) gli anestesisti obiettori, con al primo posto le Marche (70,7%) e all’ultimo l’Emilia-Romagna (22%) con la Toscana poco sopra (33,4%). È al 38%, infine, la percentuale degli obiettori a livello nazionale fra ostetriche, caposala e infermieri, cioé quattro su dieci. Qui il primato fra le regioni spetta alla Sardegna (83,3%), con Molise e Puglia al secondo e terzo posto con il 75,5% e il 68%.
Il sito del Movimento per la vita
Sulla «194» uno scontro che non serve a nessuno