Toscana

Cav, l’alternativa all’aborto è un aiuto concreto alla donna

di Giovanni SeminoIn 30 anni di attività gli oltre 270 Centri di aiuto alla vita, sparsi in tutta Italia hanno sottratto 70mila bambini all’aborto incontrando ed assistendo ogni anno oltre 20mila donne. «Si tratta di risultati importantissimi che devono far riflettere l’intera società», ha commentato con soddisfazione Carlo Casini, aprendo venerdì 18 novembre, nel Salone dei Cinquecento in Palazzo Vecchio, a Firenze, il XXV Convegno dei Cav. «Se il Movimento, con pochezza di risorse e praticamente con il solo aiuto di volontari e benefattori – ha proseguito il presidente del Movimento per la vita – riesce a restituire a decine di migliaia di donne il diritto di non abortire, quanto di più potrebbe fare lo Stato se adottasse veramente la “preferenza alla nascita” sancita peraltro dalla legge 194».

La prima relazione, affidata al presidente del Movimento, Carlo Casini, oltre ad introdurre il tema della serata «la libertà di non abortire tra applicazione e disapplicazione della Legge 194», ha tratto un bilancio dell’attività trentennale del movimento. Alle autorità locali e nazionali presenti, il presidente del Movimento per la vita ha indicato anche alcune strade percorribili: «anzitutto cominciare a contare i vivi, cioè inserire nelle statistiche non soltanto quanti aborti vengono fatti ogni anno, ma anche quanti bambini vengono salvati. Poi si dovrà incoraggiare «la cultura dei diritti umani, timbro e vanto della modernità, nonostante i tentativi di svuotarla o addirittura di trasformarla nel suo contrario: essa ha una forza espansiva inarrestabile che finirà per abbracciare anche il concepito».

Alla tavola rotonda sono intervenuti Pierferdinando Casini, presidente della Camera dei Deputati, Sandro Bondi, coordinatore di Forza Italia, Pierluigi Castagnetti, capogruppo della Margherita alla Camera, Sandro Magister, giornalista dell’«Espresso» ed Emma Fattorini, pubblicista e scrittrice.

Nel suo intervento Pierferdinando Casini, ha sottolineato la necessità di evitare «guerre di religione», spiegando che non è più tempo di scontri ideologici sull’aborto: «la legge 194 non è in discussione – ha detto – anche se molti buoni principi sono rimasti solo parole». Occorre fare di più per la tutela della maternità e della famiglia: «anziché rimuovere gli ostacoli per arrivare a una maternità piena e responsabile – ha spiegato – taluni preferiscono prendere atto, passivamente, di quegli ostacoli, facendone il pretesto per rendere l’interruzione della gravidanza un metodo acettabile per limitare le nascite». E intravede questo rischio nella polemica che si sta sviluppando sulla sperimentazione della pillola abortiva, la RU486, un terreno «da esplorare con cautela» e senza egoismi. «L’etica della responsabilità – ha proseguito – impone un supplemento di cautela e di prudenza, impone di non procedere per salti, di esercitare il dubbio e in presenza del dubbio di fermarsi a riflettere, piuttosto che confidare ottimisticamente nell’esito favorevole del gioco delle probabilità».

Riguardo la legge sull’aborto Sandro Bondi ha dichiarato che questa «prevede la possibilità di abortire, ma prevede anche tante altre misure per non abortire e questa parte della legge 194 dovrà essere pienamente attuata». Indispensabile la riforma dei consultori secondo Pierluigi Castagnetti, che ha sottolineato la necessità del recupero della cultura della centralità della vita, citando La Pira che proprio da Firenze portò avanti con coraggio e con fede le sue battaglie in difesa della pace, della vita e dei diritti umani. «Di fronte a certi problemi – ha concluso – è bene che la politica sappia che non può imporre una propria verità. I cittadini chiedono unanimemente il rispetto di valori ereditati dalla cultura cristiana. La possibilità di prevenire l’aborto dev’ essere una priorità assoluta».

Il convegno è proseguito per i delegati dei Cav nei giorni di sabato e domenica, con una dettagliata presentazione dei risultati e dei progetti del movimento, quali ad esempio il numero verde «SOS VITA» ed il «Progetto Gemma» di adozione prenatale a distanza, nato per dare un aiuto concreto alle mamme con problemi economici, raccogliendo la sfida di Madre Teresa di Calcutta che disse: «Che non si possa mai più dire che una madre sia stata costretta ad abortire perché non ha trovato aiuto».

Obiettori sei ginecologi su dieciIn Italia quasi sei ginecologi in servizio nella sanità pubblica su 10 sono obiettori rispetto all’interruzione volontaria di gravidanza. Il dato è emerso a Montecatini durante la tre giorni promossa per ricordare i 30 anni dalla fondazione dei Centri di Aiuto alla Vita. «La sensibilità del mondo medico su quest’argomento – ha affermato Carlo Casini – è l’ulteriore prova che il principio di “preferenza per la nascita” sembra essere generalmente accettato. La forte offerta di adozione da parte di coppie idonee, che può essere soddisfatta solo per un decimo a causa della mancanza di bambini adottabili, fa sentire ancora più inaccettabile l’eliminazione ogni anno di una grande città di bambini abbandonati nella forma più estrema quando erano ancora nel seno materno: 140-150 mila sono le sole interruzioni volontarie di gravidanza legali ogni anno. Inoltre, l’impressionante calo delle nascite – ha concluso Carlo Casini – determina problemi di ogni tipo: economici, previdenziali, persino internazionali».

La Basilicata è la regione con la più alta percentuale di ginecologi obiettori pari all’83,3% con al secondo posto il Veneto. Marche, Lazio e Umbria sono rispettivamente al terzo, quarto e quinto posto con percentuali che vanno dal 78,4 al 76,8. Le regioni con la minor percentuale di ginecologi obiettori sono Valle D’Aosta (18,2%) e Emilia-Romagna (34,2%). Sono sotto il 50% (45,7%) gli anestesisti obiettori, con al primo posto le Marche (70,7%) e all’ultimo l’Emilia-Romagna (22%) con la Toscana poco sopra (33,4%). È al 38%, infine, la percentuale degli obiettori a livello nazionale fra ostetriche, caposala e infermieri, cioé quattro su dieci. Qui il primato fra le regioni spetta alla Sardegna (83,3%), con Molise e Puglia al secondo e terzo posto con il 75,5% e il 68%.

Il primo fu a Firenze nel 1975Significativa la scelta di Firenze come sede di questo convegno sui «Trent’anni di aiuto alla vita». Fu proprio nel capoluogo toscano, infatti, che nel 1975 sorse il primo Centro. E ad uno dei fondatori, Enrico Ogier, è toccata la commossa rievocazione di quei giorni. «Le polemiche sull’aborto non ancora legalizzato – ha ricordato Carlo Casini – erano roventi. A Firenze operava una struttura clandestina a livello nazionale, presentata, quando fu scoperta, come una forma di “aiuto alla donna”. Su una cosa fondamentale ci trovammo d’accordo: le difficoltà della vita non si superano sopprimendo la vita, ma superando insieme le difficoltà. Quel patto dal 1975 ad oggi ha aiutato a nascere migliaia di bambini senza che una sola parola di rimprovero o di rammarico ci sia stata rivolta dalle loro madri. Abbiamo, cioé, restituito a molte madri la libertà di non abortire, vincendo ciò che veniva avvertito come necessità, e dunque vincolo liberticida, di cancellare il figlio». Sono 15 i Centri in ToscanaDal 1992 al 2004 sono 4.352 i bambini nati grazie ai Centri di aiuto alla vita della Toscana con una media annua di 335 neonati, con in testa i Cav di Firenze e Prato. Il dato è emerso durante la seconda giornata del convegno nazionale dei Cav. Sono 6.055 le gestanti e 6.093 le donne assistite nei 15 Cav toscani (Arezzo, Campi Bisenzio, Empoli, Firenze, Follonica e Massa Marittima, Lucca, Massa Carrara, Montignoso, Pisa, Pistoia, Pontedera, Prato, Quarrata, Siena, Valdicastello Carducci, Viareggio).

Il sito del Movimento per la vita

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