Toscana

Torna la fiorentina, restano i prodotti a rischio

DI MARCO LAPIIl faccione di Dario Cecchini, macellaio poeta di Panzano in Chianti, è sembrato allargarsi ancor più nel sorriso di gioia per la ritrovata bistecca alla fiorentina, che dal nuovo anno tornerà sulle nostre tavole con tanto di osso a forma di «T» come impone la tradizione. Tutti contenti ovviamente, in Toscana e anche nel resto del Paese, e ancor più lo stesso Dario e colleghi che già pregustano non solo grigliate nuovamente «doc» ma anche l’impennata di vendite facile a prevedersi non appena il famigerato osso ricomparirà sul serio. Anche la fiorentina, in fondo, era «Toscana da salvare» ed è un bene che, a quasi cinque anni dalla messa al bando, il salvataggio sia avvenuto.

Il direttore di Coldiretti Toscana, Antonio Sangiorgi, rivendica giustamente l’importanza dell’introduzione, a partire dal gennaio 2002, del sistema obbligatorio di etichettatura che consente di rendere trasparente la cosiddetta «filiera produttiva» dall’allevamento alla macellazione. E il fatto che ora, per via dell’influenza aviaria, la cosiddetta «tracciabilità» del prodotto sua stata estesa anche al pollame fa esprimere allo stesso Sangiorgi amare considerazioni: «Purtroppo – afferma infatti il direttore della Coldiretti toscana – si deve attendere il manifestarsi di epidemie per certificare l’origine dei prodotti che portiamo in tavola. Ci auguriamo che in futuro, come chiede Coldiretti da anni, diventi obbligatoria per ogni alimento: perché questo è anche l’unico modo per consentire al consumatore scelte consapevoli e sicure».

Ma al di là delle giustissime considerazioni di Sangiorgi, c’è da dire che la Toscana enogastronomica da salvare non si limita, o non si limitava certo, alla sola fiorentina. Tutt’altro. Sono tanti i prodotti alimentari che rischiano oggi l’estinzione, e ne sanno qualcosa soprattutto quelli dell’Arsia, l’Agenzia regionale per lo sviluppo e l’innovazione nel settore agro-forestale della Regione Toscana, che hanno censito un numero impressionante di varietà vegetali (frutta e verdura) nonché altri prodotti tipici a rischio scomparsa, nonché i responsabili di Slow Food sempre impegnati a scoprire e attivare nuovo «presìdi» perché non vadano perdute specialità locali meritevoli di tutt’altra sorte. Chi volesse saperne di più, può consultare i rispettivi siti (www.arsia.toscana.it e www.slowfood.it). Da parte nostra torneremo sicuramente sull’argomento per parlare di qualche specialità che, pur non avendo mai avuto la ribalta della fiorentina, è più che degna di essere riscoperta, apprezzata e salvata.