Toscana

Montecatini, uno spiraglio nella vicenda delle Terme

di Ennio CicaliSi profila una soluzione per le Terme di Montecatini. Nei giorni scorsi sono stati approfonditi gli aspetti dell’ipotesi di accordo per riportare l’azienda a Comune e Regione. Il costo dell’operazione, che si dovrebbe concludere verso ottobre, sarebbe tra i 5 e i 7 milioni di euro. Finisce, in maniera non proprio gloriosa, il progetto presentato poco più di tre anni fa come il primo esempio di privatizzazione delle terme in Italia, che avrebbe dovuto cambiare il corso della storia termale di Montecatini.

La società che si è assicurata la gestione degli stabilimenti montecatinesi per 29 anni, è scossa da tempo da un’intricata vicenda sulla quale indaga la procura di Ascoli: 10 milioni di euro sarebbero stati spostati dalle casse dell’azienda termale a quelle di altre società. Da qui la denuncia a carico di un imprenditore marchigiano per appropriazione indebita presentata da un altro socio.

Sembrano ormai lontani i tempi di quando si parlava di «nuovo inizio» per le Terme, che avrebbe dovuto attivare 40 milioni di euro di investimenti per accrescere l’immagine di Montecatini come città del benessere a livello internazionale. Il piano, oltre al rilancio delle strutture, prevedeva anche l’aumento del personale, sia di quello a tempo indeterminato che stagionale. Da tempo la gestione delle Terme è interessata dalle manovre della società che detiene il 10 per cento (costituita da Comune e Regione Toscana) per rientrate in possesso del restante 90%, suddiviso a sua volta da un 51% ora in possesso del tribunale di Ascoli e di un altro 49% di una società di Montecatini. L’azione congiunta portata avanti da Regione e Comune sulla futura gestione delle Terme trova ampio consenso dei sindacati, delle forze politiche e imprenditoriali. Di questo si è fatto interprete Tullio Buffoni, segretario della Fisascat Cisl, uno dei sindacati che organizza i lavoratori del settore termale. Un progetto di rilancio «necessario per un processo di adeguamento delle strutture esistenti per affrontare una concorrenza diventata molto agguerrita».

La città, rileva Fisascat, sotto l’aspetto occupazionale, turistico e alberghiero sta attraversando uno dei suoi momenti peggiori. La Fisascat Cisl lancia un richiamo forte: «Meno diatribe e più decisionalità per riprendere in mano il patrimonio e la gestione delle Terme. Il tempo passa, i problemi sociali aumentano, la città soffre, i lavoratori delle Terme e dell’indotto devono avere delle risposte».

Altri problemi sociali si aprono intanto per Montecatini. Non riguardano le terme, ma la Kartos, una delle più importanti aziende cartotecniche della città, attualmente occupa 115 persone che ora rischiano di perdere il posto. Nel 2002 la Kartos aveva sottoscritto un accordo con i sindacati per il rilancio dell’azienda, impegnandosi nella ricerca di nuovi mercati e nell’ampliamento della propria gamma di prodotti. Il rilancio non c’è stato e a farne le spese sono, ancora una volta, i lavoratori. Le segreterie territoriali di Cgil, Cisl e Uil chiedono il sostegno di Comune e Provincia che nel 2002 avevano sottoscritto un protocollo d’intesa che assicurava agevolazioni e benefici all’azienda per il trasferimento in altra sede. «Se il patto crolla – affermano i sindacati – la Kartos non deve usufruire di questi benefici». Sulla vicenda Kartos il parlamentare ds Famiano Crucianelli ha presentato un’interrogazione ai ministri delle attività produttive Scaiola e del welfare Maroni. Nell’interrogazione si chiede ai ministri quali azioni intendono attuare per salvaguardare gli attuali livelli occupazionali dell’azienda cartotecnica.