Toscana

Firenze, una moschea «aperta» per favorire l’integrazione

di Claudio Turrini«Una moschea per i fiorentini, un luogo di culto per i musulmani, ma anche una sala di incontro e di dialogo aperta a tutti». Elzir Izzeddin, il giovane presidente della comunità islamica fiorentina, è convinto che il terrorismo si batta anche così. Vedere un minareto accanto ai campanili o alla cupola della Sinagoga – ci spiega – non favorirebbe i «fondamentalisti». Aiuterebbe il musulmano «ad avere un’identità più chiara, questo sì, ma proprio per questo gli permetterebbe di inserirsi meglio nella società, sentendosi un cittadino con pari dignità». Adesso quando le scolaresche visitano la «sala di preghiera», che da poco si è trasferita da via Ghibellina a Borgo Allegri, sempre nel centro di Firenze, non possono fare a meno di esclamare: «ma questa non è una moschea, è un garage!». Una moschea, invece, dovrebbe essere architettonicamente «riconoscibile», avere cioè una cupola e un minareto, pur integrandosi nell’impianto urbanistico di Firenze.

Era da tempo che la comunità della quale Izzeddin è presidente, oltre che imam (cioè colui che guida la preghiera), ci stava pensando. Ne avevano già iniziato a parlare con le istituzioni e i partiti. Adesso che la proposta è arrivata da un politico, per di più autorevole esponente della comunità ebraica, il capogruppo Ds in Palazzo Vecchio, Ugo Caffaz, sperano che il confronto rimanga sereno. «Vorremmo avere il parere positivo sia della maggioranza che dell’opposizione, perché noi non siamo di nessuna parte e vogliamo avere buoni rapporti con tutti, con la società fiorentina e con i partiti, così come li abbiamo ottimi con la comunità cattolica e quella ebraica. Non vogliamo convincere nessuno, ma capire e confrontarsi». E dalle pagine di un quotidiano ha rilanciato l’idea di aprire una sottoscrizione non solo per edificare la nuova moschea, ma anche per restaurare la sinagoga di Firenze.

Le reazioni, per ora, sono state incoraggianti. A parte la «sferzata» di Oriana Fallaci sul «Corriere della sera» (16 luglio), non si sono sentite voci totalmente contrarie, neanche da politici del centro-destra, eccezion fatta per la Lega. Certo, dopo i primi «sì», pronunciati «a caldo», sono arrivati anche molti «distinguo», di chi ricorda – ad esempio – che nei paesi islamici non si possono costruire chiese o di chi teme che i fondi possano arrivare da paesi assai poco democratici, come l’Arabia Saudita, che imprigiona anche chi legge un Vangelo in casa sua. «Non è un ragionamento logico – replica Izzeddin – perché l’Islam è una religione e le nazioni sono un’altra cosa. Se l’Arabia Saudita si comporta male, è quello stato che lo fa e non l’Islam. Noi come italiani di fede islamica ci rivolgiamo alle nostre istituzioni, all’amministrazione comunale, alla regione, al presidente del consiglio, non agli stati islamici».

Ma una volta costruita la moschea sentiremo anche l’altoparlante con il muezzin che invita alla preghiera, magari nel cuore della notte? Il giovane imam sorride. «Assolutamente no. Non avviene nemmeno in tutti i paesi arabi, figurarsi qui. L’altoparlante lo usiamo all’interno della sala di preghiera ma chiediamo sempre ai nostri vicini se disturbiamo. E finora non ci sono stati problemi».

In tutta la provincia di Firenze i musulmani sono circa 20 mila. Un buon numero – ci tiene a precisarlo Izzeddin – sono già cittadini italiani, pur proveniendo da paesi islamici mentre un centinaio sono gli italiani «convertiti». Ma di questi 20 mila solo un 10% è «praticante» e frequenta le sale di preghiera. La comunità fiorentina elegge democraticamente il suo «consiglio dei saggi» ogni tre anni. Lo ha fatto poco più di un mese fa: 250 i votanti che tra 31 candidati ne hanno scelti 21, di 11 nazionalità, tra cui quattro donne. È il «consiglio» che poi elegge il presidente, il quale sceglie a sua volta i collaboratori, la «squadra» che deve ottenere la fiducia del consiglio. È questa per Izzeddin la migliore «garanzia» per i fiorentini. Alla guida della comunità non c’è solo un imam, «con le sue idee, ma un gruppo eletto dalla comunità». «Da quindici anni – ci dice con una punta di orgoglio – la comunità islamica che è a Firenze ha sempre dimostrato apertura e dialogo verso la società. È una comunità saggia e equilibrata». E che sa prendere le distanze dal terrorismo. Oggi anche più facilmente che all’indomani dell’11 settembre. Perché adesso è più chiaro che questi atti mettono in difficoltà gli islamici stessi, come ci spiega il presidente della comunità fiorentina.

Giovedì 7 luglio lui era in piazza Signoria accanto al rabbino Joseph Levi e a mons. Claudio Maniago, uniti nella condanna «senza se e senza ma» degli attentati. Una condanna ripetuta il giorno dopo, un venerdì, davanti agli islamici in preghiera in Borgo Allegri. Nel khutbah ha voluto sottolineare «la lealtà e l’onestà che un musulmano deve verso il paese in cui vive». E il venerdì successivo – continua Izzeddin – «abbiamo commentato il versetto coranico che dice: “Chi uccide una persona, è come se avesse ucciso tutta l’umanità e chi dà la vita ad una persona è come se l’avesse data a tutta l’umanità”». Ma ci tiene a sottolineare che «questi crimini sono commessi da persone e a loro vanno attribuiti, non a una religione». Per questo è sbagliato, come fanno alcune forze politiche, «criminalizzare l’Islam».

E se si accorgesse che tra le file di chi si reca a pregare si nasconde una «testa calda», un possibile terrorista, come si comporterebbe? «Come qualsiasi persona civile», ci risponde senza indugi, «denuncerei queste cose. Certamente è anche nostro dovere curare l’animo di queste persone».

Eppure qualcosa è successo. Proprio il giorno dell’attacco alla metropolitana di Londra il gup di Brescia condannava a 4 anni e 8 mesi per «terrorismo internazionale» l’ex imam di Sorgane, poi passato a Cremona, Mohamed Rafik. Si tratta della prima volta che in Italia viene applicato l’articolo 270 bis del codice penale. Ma è pur vero che quell’imam aveva abbandonato Firenze proprio perché non in sintonia con la comunità di Sorgane e che per poter continuare a fare l’imam era dovuto passare a Cremona, dove peraltro sarebbero avvenuti i fatti per i quali è stato condannato.

Ma, Rafik a parte, esiste un rischio di terrorismo islamico? Izzeddin, si dice sicuro, anche perché ha fiducia nelle forze dell’ordine. «Qui in Toscana il rischio è minimo, perché c’è un terreno fertile per il dialogo, per la conoscenza e per il confronto. Certamente questo non vuol dire che dobbiamo abbassare la guardia. Dobbiamo lavorare tutti insieme. Non dobbiamo avere paura, che è l’obiettivo dei terroristi. Non dobbiamo chiuderci, ma anzi uscire dalla paura dalla politica della tensione».

Elzir Izzeddin, 34 anni, originario di Hebron, in Palestina, dal 1991 in Italia, a Firenze, dove si è diplomato come stilista di moda, è il presidente della Comunità islamica di Firenze e Toscana e imam nella moschea di Borgo Allegri, a Firenze. Commerciante nel mercato di San Lorenzo a Firenze, è sposato con Rula e ha due figli.

La schedaLa moschea (giâmi’) è il luogo dove la comunità si raduna, non solo per pregare, ma anche per esaminare tutto ciò che la riguarda; tutte le decisioni della comunità si prendono nella moschea. Il venerdì (yawm al-giumu’ah) è il giorno in cui la comunità si raduna a mezzogiorno per la preghiera pubblica, seguita dalla khutbah, cioè il discorso, che non è una predica. Solo in queste ore è proibito lavorare. Nella khutbah vengono approfondite la questioni dell’ora presente: politiche, sociali, morali ecc. Esistono poi, piccoli «luoghi di preghiera», chiamati di solito musallâ (preghiera), da salât. Sono come «cappelle» che possono contenere circa una cinquantina di persone e che si trovano spesso al pian terreno di una casa, al posto di un appartamento. Questi luoghi, più discreti, sono generalmente utilizzati quasi unicamente per la preghiera del mezzogiorno, permettendo alla gente della strada o degli edifici vicini di pregare in pace. Le moschee (in Italia sono tre, a Milano, Roma e Catania) hanno normalmente un minareto (manârah), da dove il muezzin (mu’abhdhin) lancia l’appello alla preghiera (adhân).

I Centri islamici in Toscana

• CENTRO ISLAMICOC/O CASA DELLE CULTURECARRARA – AVENZA (MS) • CENTRO ISLAMICOBORGO ALLEGRI 64-66rFIRENZE • Centro IslamicoVia Tagliamento 3°Sorgane (Fi) • CENTRO ISLAMICOVIA BELLEDONNE 16PISA• CENTRO ISLAMICOVIA GHIBELLINA 68/RSANTA CROCE (PI) • CENTRO ISLAMICOP. B. SCALA 13COLLE VAL D’ELSA (SI) • CENTRO ISLAMICOVIA LARGOTEVERE 14AREZZO • CENTRO ISLAMICOV.lo GHERARDACCI 5PRATO

Musulmani in Toscana: oltre 100 mila

Musulmani in provincia di Firenze: 20 mila ca.

I principali paesi di provenienza sono: Marocco, Albania, Tunisia, Senegal, Egitto.

25.000 sono i cittadini italiani convertiti o naturalizzati alla religione musulmana.

800-900 mila i musulmani residenti in Italia, (stime Caritas 2004). Al 33% degli immigrati regolari si aggiungono irregolari e cittadini italiani9.500.000 sono i musulmani in tutta Europa, il 2,6 % della popolazione. In Francia sono 3,5 milioni (5,9% della popolazione) e 2,2 milioni in Germania.

1.200.000.000 è il numero che costituisce la popolazione di origine e cultura musulmana nel mondo

CARDINI: È una splendida idea e ci renderà più sicuri

BLASI: Sì, ma nel rispetto delle nostre leggi

Colle, tra un anno la prima moschea toscana

Moschea a Firenze. Sei favorevole o contrario? Vai al sondaggio

Le condizioni per una convivenza serena