Toscana

L’invecchiamento? In Chianti si scoprono tutti i segreti

di Damiano Fedeli«Qui ci ribaltano come calzini», sorride Giuliano, 73 anni, di Greve in Chianti, mentre è in coda per una Tac che valuti la densità ossea delle sue gambe. E ha ragione: questo è infatti uno dei tanti esami cui viene sottoposto un gruppo di oltre 1600 ultra 65enni di Greve e Bagno a Ripoli per uno dei più importanti studi al mondo sui meccanismi dell’invecchiamento. Il progetto di ricerca si chiama proprio «InChianti» ed è portato avanti da un gruppo di ricercatori finanziati inizialmente dall’Inrca, Istituto nazionale di riposo e cura per anziani, e dall’Azienda sanitaria di Firenze.

A partire dal 2001 i fondi arrivano dal Nia, il National Institute on Aging, l’ente federale americano che si occupa di terza età, che, subentrando all’Inrca e appoggiandosi all’Ars, l’Agenzia regionale toscana di sanità, ha investito sul progetto oltre 5 milioni di dollari, una cifra consistente che testimonia il valore della ricerca. «Il principio è che vengono finanziati solo progetti che hanno caratteristiche tali che non possono essere svolti negli Stati Uniti», spiega da Baltimora, da dove lavora, il gerontologo Luigi Ferrucci, che ha dato il via a questa ricerca. Un po’ affascinati dal Chiantishire, un po’ attratti dallo stile di vita sano della popolazione chiantigiana, gli americani hanno deciso di studiare qui come si invecchia.

La particolarità dello studio è quella di esaminare l’evoluzione in dieci anni delle stesse persone. La raccolta dati è cominciata nel ’98 ed è stata ripetuta una prima volta nel 2001. Attualmente è di nuovo in corso, mentre l’ultimo screening è previsto tra tre anni. «Fino ad oggi – racconta Ferrucci – molti studi sull’invecchiamento sono stati limitati a una unica valutazione condotta su persone di diversa età che venivano successivamente confrontate. Un metodo che ha però vari limiti. Ad esempio, come confrontare soggetti che hanno vissuto l’infanzia durante il periodo bellico con coloro che sono nati nel dopoguerra? La risposta viene dagli studi longitudinali come il progetto “InChianti” che segue e valuta gli stessi soggetti per un lungo periodo di tempo».

«Gli anziani di qui – sottolinea il dottor Fulvio Lauretani, uno dei ricercatori – hanno risposto con entusiasmo, anche grazie ai medici curanti e alle amministrazioni comunali». Gli esami sono di ogni genere: si va dalle valutazioni del cammino – i partecipanti vengono cronometrati mentre compiono percorsi di varia lunghezza e complessità, o salgono gradini – lo studio «InChianti» si compone anche di visita medica e prelievo del sangue, valutazioni vascolari con l’esame Doppler, Tac, esame neurolettrico per misurare la funzionalità dei nervi periferici, elettrocardiogramma e un’intervista a casa su abitudini alimentari e stili di vita. Proprio da quest’ultima sta emergendo che tre bicchieri di vino rosso al giorno sono un toccasana per il fisico. «Al centro del nostro progetto c’è un modello interpretativo di come interagiscano i vari sistemi fisiologici, dalle ossa al sistema nervoso centrale e periferico, che permettono all’individuo di camminare, uno dei fattori che condizionano maggiormente la qualità della vita in età avanzata», spiega Stefania Bandinelli, responsabile scientifico del progetto.

Dalla ricerca – che sta raccogliendo la banca dati biologica più grande d’Italia e fra le maggiori al mondo – sta emergendo un volto nuovo della vecchiaia. «Tante cose date per scontate non lo sono», sottolinea Ferrucci. «Se di certi sintomi, come l’anemia o certi piccoli danni neurologici, si diceva: “È l’età”, noi possiamo dire che non è vero. Osservando le stesse persone per dieci anni, tracciamo infatti il vero confine tra normalità e patologia e questo sarà fondamentale per porre le basi ai successivi interventi. In geriatria mancava questo background. Si tratta ora di tradurre i risultati di questo importante studio in interventi di prevenzione da parte del sistema sanitario. La strada della ricerca sull’invecchiamento è ancora lunga ma la Toscana ha fatto il primo passo».