Toscana
A lezione nell’abisso dei lager
Su questo percorso della memoria due treni lunghi quasi mezzo chilometro ciascuno, sono partiti martedì 25 gennaio dalla Stazione di S. Maria Novella a Firenze. Due convogli speciali ognuno dei quali composto da undici vagoni cuccette, un vagone letto, un vagone bar, un ristorante, un locomotore. Sono i «Treni della Memoria 2005», battezzati «Treno giallo» e «Treno azzurro» ed organizzati per trasportare nel viaggio studio ad Auschwitz, Cracovia e Birkenau i 1200 ragazzi della delegazione toscana. Sui vagoni ci sono poi gli insegnanti accompagnatori, i testimoni scampati al lager, amministratori, giornalisti, personale medico, rappresentanti delle comunità ebraiche e delle associazioni toscane. Quest’anno la Regione ha deciso di raddoppiare i treni in modo da rendere ancora più significativa la ricorrenza: i 60 anni dalla liberazione del campo nazista avvenuta il 27 gennaio 1945 grazie alla Prima Divisione Ucraina dell’Armata sovietica. I treni rientrano a Firenze domenica 30 gennaio.
Al «muro della morte» dove venivano eseguite le fucilazioni la cerimonia ufficiale con le istituzioni. Suonano le chiarine del Comune di Firenze. Sotto i gonfaloni della Regione Toscana, della Provincia di Firenze e di Pistoia, del Comune di Firenze inizia la commemorazione. È Claudio Martini a chiudere gli interventi. «Siamo qui oggi dice il presidente della Regione non solo per dire no al nazismo. Diciamo no a qualsiasi odio, violenza e guerra che provenga da ogni cultura e nazione. Siamo qui affinché una tragedia come questa non si ripeta mai». Poi inizia la visita alle baracche diventate museo. Gli studenti camminano in fila. Ai lati due vetrine. Dentro ciò che è sopravvissuto allo sterminio di più di un milione di persone. Scarponi da contadini, tacchi di calzature da donna, scarpine di bambini. E poi occhiali, pettini, spazzolini, valigie con il nome del proprietario. E poi una massa di capelli grigi. Quei capelli servivano per la fabbricazione di tessuti per sartorie e venivano venduti dai nazisti alle aziende. L’orrore è senza fondo. Molti preferirebbero dimenticare. Compresi, forse, gli stessi abitanti della tranquilla cittadina di Oswiecim. Ma tutti, prima, dovrebbero vedere.
Auschwitz, è il campo simbolo della macchina di sterminio nazista. Il numero presunto dei prigionieri è di 4 milioni 405 mila, di questi 4 milioni 339 sono morti. A pochi chilometri era Birkenau, il «campo della morte» di Auschwitz, con le sue cinque camere a gas funzionanti a «Ciclone B» e i suoi trenta forni crematori dalle 120 aperture, che insieme potevano eliminare 25 mila esseri umani il giorno.
Gries (Bolzano), dove si calcola che i morti siano stati circa 300. Le Ss punivano con la morte anche semplici infrazioni alle norme del campo.
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