Vita Chiesa

BENEDETTO XVI: «NON DOBBIAMO AVERE PAURA DELLA MORTE»; APPELLO PER INTERVENTI A FAVORE DELLA FAMIGLIA

“L’osservanza della legge morale è sorgente di profonda pace della coscienza”, e “una condotta moralmente ineccepibile” è per il credente la “via” da scegliere “contro ogni alternativa di illusorio successo ottenuto attraverso l’ingiustizia e l’immoralità”. Lo ha detto oggi il Papa, che nel corso della tradizionale udienza generale in piazza S. Pietro ha invitato a “pregare per i nostri cari scomparsi”, nella festa di oggi, 2 novembre, memoria di tutti i fedeli defunti. La morte, nella Scrittura, ha ricordata il Papa, “più che una fine, è una nuova nascita”, e la figura dei “giusti” – ha aggiunto commentando il salmo 111 – è dominata dalla “docilità a Dio, radice di speranza e di armonia interiore ed esteriore”.

Il Santo Padre si è poi soffermato sulla visione biblica della “retribuzione”, sottolineando la “fiducia che il salmista vuole trasmettere e far sperimentare a chi ha scelto di seguire la via di una condotta moralmente ineccepibile, contro ogni alternativa di illusorio successo ottenuto attraverso l’ingiustizia e l’immoralità”. Nell’ottica biblica, ha ricordato infatti il Pontefice, la “fedeltà alla Parola divina consiste un una scelta fondamentale, cioè la carità verso i poveri e i bisognosi. Il fedele è, dunque, generoso”, perché “concede prestiti ai fratelli in necessità, senza interesse e senza cadere nell’infamia dell’usura che annienta la vita dei miseri”. Il giusto, ha concluso il Papa, “si schiera dalla parte degli emarginati, e li sostiene con aiuti abbondanti”, al contrario del “malvagio”, che “assiste al successo dalla persona giusta rodendosi di rabbia e di invidia”, vittima del “tormento di chi ha una cattiva coscienza”.

“Nel giorno della commemorazione dei defunti, siamo tutti confrontati con l’enigma della morte, quindi con la questione del vivere bene”, ha detto il Papa, che ha terminato l’udienza di oggi con una “aggiunta a braccio” sul tema del legame tra morte e vita. “Ricordiamo la felicità”, ha esortato fuori testo il Santo Padre: “Felice – ha proseguito – è l’uomo che dona, che non prende la vita per se stesso. Felice è colui che è misericordioso con i giusti, che vive dell’amore di Dio e del prossimo. Così – ha concluso il Pontefice – viviamo bene e non dobbiamo avere paura della morte, perché siamo nella felicità che viene da Dio e che dura sempre”.

Parlando ancora una volta a braccio nel corso della catechesi, Benedetto XVI – ricordando la figura di Giobbe nel contesto del commento al Salmo 111 – ha citato le “persone giuste che soffrono ingiustamente in tante parti del mondo”, e ha invitato i fedeli a porsi a servizio dei fratelli con “un’estrema generosità, completamente disinteressata”. “Dio ama ci dona con gioia”, ha ammonito infatti il Santo Padre citando la lettera di S. Paolo ai Corinzi, al centro del commento al salmo citato di Clemente Alessandrino, che ricorda come Gesù “dichiara ingiusto per natura ogni possesso che uno possiede per se stesso come bene proprio e non lo pone in comune per coloro che ne hanno bisogno”.

“Nell’odierno contesto sociale, i nuclei familiari con tanti figli costituiscono una testimonianza di fede, di coraggio e di ottimismo, perché senza figli non c’è futuro”. Lo ha detto il Papa, salutando al termine dell’udienza generale di oggi i rappresentanti dell’Associazione Nazionale Famiglie Numerose. “La vostra gradita presenza – ha esordito Benedetto XVI – mi offre l’opportunità di richiamare la centralità della famiglia, cellula fondante della società e luogo primario di accoglienza e di servizio alla vita”. “Auspico – è stato l’augurio finale del Santo Padre – che vengano ulteriormente promossi adeguati interventi sociali e legislativi a tutela e a sostegno delle famiglie più numerose, che costituiscono una ricchezza e una speranza per l’intero Paese”.Fonte: Sir