Toscana

60° LIBERAZIONE, CONVEGNO IN CONSIGLIO REGIONALE

Il Consiglio regionale della Toscana ha scelto il 13 gennaio per ricordare con un convegno, un documentario e una cerimonia solenne al cimitero monumentale di Fiesole (Fi) il contributo fondamentale delle molte nazionalità che nel secondo conflitto mondiale combatterono nelle forze armate alleate, liberando l’Italia dai nazisti. “I popoli per la liberazione” si apre alle ore 9.30 con un convegno all’Istituto Geografico Militare di Firenze, introdotto da Enrico Cecchetti, vicepresidente del Consiglio regionale toscano e Mariella Zoppi, assessore regionale alla Cultura. All’evento intervengono gli studiosi Nicola Labanca e Daria Frezza, dell’Università di Siena, Gianpaolo Calchi Novati, dell’Università di Pavia e Gianni Sofri, dell’Università di Bologna.

“Questa giornata è dedicata, oltre che alla memoria dei militari Usa, inglesi e francesi, ai militari di molte nazionalità che spesso, dopo la guerra, si costituirono in Stati compiutamente autonomi e indipendenti: dall’Algeria all’Australia, dal Brasile al Canada, dall’India al Marocco, dalla Nuova Zelanda al Senegal, dal Sud Africa alla Tunisia”, ha dichiarato Cecchetti.

Dopo il convegno è prevista la proiezione in prima visione del documentario “Il filo brasiliano”, sulle truppe del paese sudamericano che combatterono in Italia, prodotto dalla Mediateca regionale toscana e diretto da Marilia Cioni.La giornata si conclude alle 15.30, quando ambasciatori e consoli dei tanti Stati che contribuirono alla liberazione deporranno con le autorità regionali una corona al cimitero monumentale del Commonwealth a Fiesole (Fi), dove riposano 1637 caduti. Un lungo, travagliato e sanguinoso cammino hanno percorso, nel secondo conflitto mondiale, le tante nazionalità che combattevano sotto il nome di “Alleati” per risalire l’Italia, dalla Sicilia fino a Firenze, e liberarla dalle truppe naziste. L’avanzata di circa 1000 chilometri lungo la Penisola, attraverso gli Appennini, Roma e la Toscana, è durata più di un anno: dal luglio 1943 all’agosto 1944. Le perdite in questo periodo sono ingenti: muoiono 13.225 soldati americani, 5.017 britannici (fra i quali rientrano anche i caduti dell’Impero e del Commonwealth), 5.246 francesi (soprattutto marocchini, algerini e senegalesi), e 179 italiani del neo-costituito Corpo di liberazione, per un totale di 23.667 caduti. Altissimo anche il numero dei dispersi: 8.012 americani, 9.736 britannici, 1.943 francesi, 442 italiani, per un totale di 20.133. Il tributo di vite per la liberazione continua nei mesi successivi sulla Linea Gotica, che taglia l’Italia in due, dalla Liguria all’Adriatico, e divide anche la Toscana. In questa fase della campagna d’Italia gli Usa registrano 3.585 caduti e 1738 dispersi, i britannici rispettivamente 1.373 e 873, il contingente brasiliano, da poco giunto in Italia, lascia sul campo 103 soldati e 230 dispersi. Quasi un anno è servito per la liberazione di tutte le città della Toscana.

Nel tragico inverno 1944-45 alcuni comuni delle province di Lucca, Massa-Carrara e Pistoia rimangono ancora sotto il giogo nazi-fascista, per essere liberati solo nell’aprile del ’45, quando l’esercito tedesco si arrende in massa alle truppe anglo-americane. Nella lunga risalita della penisola fino alla Linea Gotica sono più di 51mila i soldati alleati che non faranno più ritorno alle loro case, situate, in molti casi, a migliaia di chilometri dall’Italia e dalla Toscana.

Molti di questi riposano o vengono ricordati nei cimiteri militari lungo la Penisola. In Toscana sono migliaia le lapidi del cimitero militare Usa dei Falciani (Fi) e dei sacrari del Commonwealth di Fiesole (Fi), Arezzo e Foiano della Chiana, dove a fianco degli inglesi sono seppelliti neozelandesi, sudafricani, australiani, indiani e canadesi. (cs-ac)

Dalla liberazione di Pisa a quella di Carrara