Vita Chiesa
Adriano Sofri, la grazia e la giustizia
Perché, in realtà, dare la grazia a chi non la vuole? A chi addirittura in modo ben chiaro la rifiuta in nome della propria innocenza? In fondo, chiedere la grazia sarebbe come ammettere la propria colpa e questo Sofri non l’ha mai accettato. Perché dunque graziarlo? È malato? E tutti gli altri detenuti malati? È una persona intelligente!
Ammettiamo allora di essere razzisti. È un gesto di umanità! Ma perché l’umanità si identifica sempre con una certa parte politica? È un gesto cristiano! Non confondiamo le perle con i porci. Gesù non è andato in giro a perdonare chiunque. Anzi sarà bene ricordare che un giorno, proprio nel suo paese a Nazareth, si rifiutò di operare miracoli per la superficialità dei presenti. E si è limitato perdonare solo coloro che hanno riconosciuto responsabilmente i propri peccati.
La situazione della giustizia nel nostro paese non è certo delle più rosee: i processi non finiscono mai, gli errori giudiziari non si contano, le carceri sono sovraffollate e ogni proposta di indulto o amnistia cade nel vuoto. E la prima cosa da fare è «regalare» la grazia a Sofri? Perché? Per evidenti motivi politici. «È certamente un passo importante nel cammino di dialogo tra tutti i partiti politici», così ha affermato il Presidente della Repubblica Napolitano. Parola magica: dialogo. Anche rinunciando alle proprie responsabilità, dimenticando o tradendo la storia, offendendo le vittime, calpestando i diritti dei più deboli. In fondo chi sono i terroristi? Persone che vogliono dialogare. Siamo noi che non li sappiamo ascoltare. Chi è un assassino? Un povero uomo che non ha trovato persone che hanno dialogato con lui. Chi è un mafioso? Un uomo che, purtroppo, le istituzioni hanno lasciato solo. Perché dunque in nome del dialogo e magari anche della pace non dare la grazia a tutte queste persone?
Avrete certamente avvertito tutta la mia «rabbia» per questa vicenda. Mi sento in realtà disorientato. Che il mondo stia cambiando lo so, ma non credevo in modo così rapido e superficiale. È come se si fosse cambiato d’abito senza essersi lavato. Consiglio al ministro Mastella, che si ritiene cattolico, di ascoltare ciò che la Chiesa, nel documento conciliare sull’apostolato dei laici afferma sulla giustizia: «la purità della intenzione» (grazia, indulto o amnistia) non sia «macchiata da ricerca alcuna della propria utilità o da desiderio di dominio».
