Vita Chiesa

Gli interventi nelle Congregazioni

Giovedì 13 ottobreMONS. MUDRY (UCRAINA), OGGI NEL PAESE “SI PUÒ INSEGNARE LA FEDE VERA”. MONS. FOLEY RICORDA LE “VICENDE COMMOVENTI” DEI PAESI DELL’EST“Uno tra i problemi più gravi affrontati al Sinodo è la crescente laicizzazione della società, col dato che la gente non prega più o prega sempre di meno”: lo ha detto giovedì mattina durante la conferenza stampa in Vaticano, l’arcivescovo mons. John Patrick Foley, presidente del Pontificio Consiglio per le comunicazioni sociali. Secondo Foley, “sono state particolarmente commoventi le vicende di eroismo e martirio per la fede e l’amore all’Eucaristia raccontate dai padri sinodali, specialmente da quelli dei Paesi dell’Est”. “Ora che c’è la libertà – ha aggiunto mons. Sofron Stefan Mudry, vescovo emerito di Ivano-Frankivsk (Ucraina) e vicepresidente della Commissione per l’informazione del Sinodo – si può insegnare la fede vera. E questo compito compete non solo a preti e catechisti, ma soprattutto alle famiglie che devono essere il primo esempio di vita cristiana autentica”. CARD. TOPPO (INDIA), IL LATINO NELLA LITURGIA “È GIÀ PREVISTO”. “L’EUCARISTIA ACCOMUNA TUTTA LA CHIESA” “Un conto è parlare di inculturazione, un altro stravolgere la liturgia per adattarla ai costumi locali”: lo ha detto giovedì mattina alla conferenza stampa in Vaticano, sui lavori del Sinodo dei vescovi, il card. Telesphore Placidus Toppo, arcivescovo di Ranchi in India e presidente delegato dello stesso Sinodo. “Sulle cose essenziali dobbiamo essere uniti proprio perché la Chiesa è universale”, ha aggiunto. A proposito della richiesta dell’uso del latino nella liturgia, ha poi aggiunto che essa “essa è già prevista e quindi non fa problema. Semmai – ha aggiunto – bisogna riflettere sul fatto che l’Eucaristia è per la trasformazione spirituale e per la liberazione dell’uomo e, quindi, l’aspetto essenziale è che dovunque andiamo, troviamo la stessa celebrazione che accomuna tutta la Chiesa”. MONS. MUDRY (UCRAINA), “UN SINODO DELLE CHIESE ORIENTALI CATTOLICHE PER FAVORIRE IL DIALOGO CON GLI ORTODOSSI” “La richiesta avanzata dal card. Husar, arcivescovo maggiore di Lviv degli Ucraini, presidente del Sinodo della Chiesa Greco-Cattolica di Ucraina, di poter promuovere un Sinodo per le Chiese orientali cattoliche, vuole favorire un chiarimento sulla presenza dei cattolici in quei Paesi”: lo ha detto giovedì mattina in conferenza stampa al Sinodo, mons. Sofron Stefan Mudry, vescovo emerito di Ivano-Frankivsk (Ucraina) e vicepresidente della Commissione per l’informazione dello stesso Sinodo. Il vescovo ha ricordato che “una delle accuse più diffuse è che i cattolici di rito orientale costituiscono un ostacolo per il processo di riunificazione con gli ortodossi. Ciò – ha aggiunto – non è vero, basti pensare al fatto che nel nostro Paese ci sono tuttora 150 chiese cattoliche occupate da chiese ortodosse. Per mantenere buoni rapporti abbiamo perciò deciso di costruire 120 nuove chiese così da assicurare ai gruppi di fedeli che ne sono privi uno spazio liturgico adeguato”. CARD. ARINZE, “COMPASSIONE” E “FERMEZZA” PER I DIVORZIATI RISPOSATI, LE DIFFERENZE TRA “NULLITÀ” E “DIVORZIO”“Non abbiamo il potere di sciogliere un matrimonio valido davanti a Dio e alla Chiesa”. Un invito a considerare la condizione dei divorziati risposati “non come una legge della Chiesa, ma come una legge di Dio” è venuto oggi dal card. Francis Arinze, presidente della Congregazione per il Culto Divino e la Disciplina dei Sacramenti e presidente delegato del Sinodo, nel corso della seconda conferenza stampa dell’assise dei vescovi. “Se due persone si sposano, e se quel matrimonio è valido davanti a Dio e alla Chiesa – ha ricordato il porporato rispondendo alle domande dei giornalisti – noi ministri non abbiamo il potere di scioglierlo. Purtroppo queste persone soffrono, ma una cosa è avere compassione per loro – come invita a fare Giovanni Paolo II nell’esortazione post-sinodale “Familiaris Consortio” – tutt’altra cosa è dire che possono trovare un altro marito o un’altra moglie e fare la comunione”. “Davanti a queste situazioni di sofferenza – ha aggiunto Arinze – bisogna dire che queste persone restano membri della Chiesa, ma che in quello stato di vita non possono accedere alla comunione, perché la loro situazione di vita non riflette più quell’immagine di matrimonio che la fede ci insegna”.

Rispondendo ad una domanda su una preseunta contraddizione tra la tendenza a “regolare le situazioni irregolari”, emersa dal Sinodo, e la richiesta più volte ribadita da Giovanni Paolo II ai tribunali ecclesiastici per un maggior “rigore” nell’annullamento dei vincoli matrimoniali, Arinze ha ribadito la grande differenza che esiste tra “nullità” e divorzio: “Se un tribunale ecclesiastico esamina un matrimonio fallito, vuol dire che si riteneva che non fosse valido fin dall’inizio; qualche volta risulta vero, qualche volta no. Ben altra cosa è il divorzio, che la Chiesa non accetta”. “Se un tribunale ecclesiastico dichiara invalido un matrimonio, non c’è inganno”, ha ammonito il cardinale. Citando l’insegnamento di Giovanni Paolo II in materia, Arinze ha fatto notare che “quando il Santo Padre diceva che dobbiamo lavorare secondo verità, non intendeva certo dire che quando un matrimonio risultava realmente invalido i tribunali ecclesiastici non dovevano dichiararlo tale”. Dal card. Juan Sandoval Iniguez, arcivescovo di Guadalajara (Messico) e presidente-delegato del Sinodo, è giunto un auspicio che “la burocrazia dei tribunali ecclesiastici non sia pesante, prevedendo tempi giusti che non gravino sulla sofferenza della gente”.

Mercoledì 12 ottobreCASCO (HONDURAS), NO AD UN CATTOLICESIMO “LIGHT”, SÌ A LAICI DALLA “VITA COERENTEMENTE CRISTIANA” “Un numero enorme di cattolici che vivono attualmente nel mondo non conosce esattamente i principi dottrinali della fede che professano”. A scagliarsi contro quello che ha definito una sorta di cattolicesimo “light” è stato Leonardo Casco, presidente della “Alianza para la Famiglia” (Honduras), intervenendo come uditore al Sinodo dei vescovi. “Il fedele laico degli inizi del XXI secolo – è la denuncia del relatore – non è consapevole di essere stato elevato alla dignità incomparabile di Figlio di Dio e di membro di quel popolo santo che è la chiesa cattolica, apostolica e romana, ignorando, di conseguenza, nella maggior parte dei casi, la sua vocazione unica e insostituibile alla santità”. Il cristiano laico di oggi, in altre parole, per Casco sarebbe “incapace” di “rendere una vera testimonianza nei diversi ambiti della sua presenza nel mondo, di mantenere una unità di vita negli ambiti familiare, lavorativo, sociale e politico, e di cogliere la presenza viva, reale e personale di Cristo nel Sacramento dell’Eucaristia”. Di qui la necessità, ha sottolineato l’uditore, di “trovare”, a 40 anni dal Concilio Vaticano II, “una nuova formulazione catechetica dentro e fuori dell’Eucaristia, che serva a rendere espliciti ai fedeli laici i fondamenti della nostra religione, i suoi dogmi di fede, la sua teologia morale, in modo che i fedeli trovino la ragione e il senso del vivere una vita coerentemente cristiana”. VESCOVO DI HONG KONG, “LA CHIESA CINESE È UNA”. APPELLO AL GOVERNO PER “NORMALIZZAZIONE” DELLA SITUAZIONE“La Chiesa in Cina, apparentemente divisa in due, una ufficiale, riconosciuta dal governo, e una clandestina, che rifiuta di essere indipendente da Roma, è in realtà una Chiesa sola, perché tutti vogliono stare uniti al Papa”. Lo ha detto mons. Joseph Zen Ze Kiun, vescovo di Hong Kong, intervenendo oggi al Sinodo dei vescovi, in corso in Vaticano fino al 23 ottobre. “Dopo lunghi anni di separazione forzata – ha dichiarato il vescovo cinese, definendo la Chiesa “una, santa, cattolica, apostolica, romana” – la stragrande maggioranza dei vescovi della Chiesa ufficiale sono stati legittimati dalla magnanimità del Santo Padre. Specialmente negli ultimi anni – ha aggiunto – risulta sempre più chiaro che i vescovi ordinati senza approvazione del Romano Pontefice non vengono accettati né dal clero, né dai fedeli”. “Si spera che davanti a questo “sensus Ecclesiae” – ha auspicato mons. Zen lanciando un appello per la libertà religiosa – il governo veda la convenienza di venire a una normalizzazione della situazione. L’invito del Santo Padre a quattro vescovi per il Sinodo – ha concluso il presule – era una buona opportunità, ma sembra sia sciupata. L’Eucaristia ben celebrata – è l’augurio finale del vescovo cinese – potrà certamente accelerare la venuta della vera libertà religiosa per il popolo cinese”. CARD. NICORA, RISCHIA DI “SCOMPARIRE” LA PRASSI DELLE OFFERTE NELLE MESSE, LA “FORMAZIONE” ANTIDOTO A “RISCHI” E “AMBIGUITÀ” “Se nessuno più ne parla e ne espone le ragioni e il valore”, anche la prassi dell’offerta fatta dai fedeli per la celebrazione della messa “è destinata a consumarsi”. Così il card. Attilio Nicora, presidente dell’Amministrazione del patrimonio della Sede apostolica (Apsa), intervenendo oggi al Sinodo dei vescovi. L'”antica prassi” delle offerte, ha ammesso il porporato, “è esposta a rischi e ambiguità”: da qui la necessità della “vigilanza dei pastori” e della “rigorosa correttezza da parte dei sacerdoti nel rispetto della volontà degli offerenti”. “L’antidoto migliore contro tali rischi – ha affermato Nicora – resta la formazione delle coscienze, che metta in luce il valore autenticamente spirituale di questa forma di partecipazione eucaristica, totalmente al di fuori di ogni logica contrattualistica e commerciale, e ne fondi così la pratica motivata, premurosa, rigorosa”. Ribadendo il “dovere di istruire i fedeli in questa materia mediante una catechesi specifica, riconoscendone l’alto significato teologico”, Nicora si è soffermato sui “grandi valori che il gesto dell’offerta può e deve esprimere”, in quanto “è una forma di partecipazione personale al sacrificio eucaristico riconosciuto nel suo grande rilievo spirituale; è la privazione di beni propri, in spirito di sacrificio e di solidarietà, perché sia resa gloria a Dio e siano promossi alcuni fini della Chiesa; è un modo assai concreto e utile per concorrere alla realizzazione delle attività apostoliche della Chiesa”. CARD. PUJATS (LETTONIA), PIU’ “IMPEGNO” DEI PRETI PER LA CONFESSIONE, PREFERIRE IL CONFESSIONALE “A GRATA FISSA”“Se vogliamo veramente rinnovare la vita spirituale del popolo, ci è consentito lasciare il confessionale solo dopo che l’ultimo penitente ha ricevuto il perdono”. Un forte invito a riscoprire la centralità del sacramento della Penitenza è venuto oggi, durante il Sinodo dei vescovi, dal card. Janis Pujats, arcivescovo di Riga, in Lettonia, che ha dato anche precise indicazioni sulle modalità di svolgimento della confessione: “Il luogo migliore per la confessione dei fedeli è il confessionale, collocato in chiesa e costruito con una grata fissa tra il confessore e il penitente”. Quanto ai tempi, per il porporato “è opportuno riservare ogni giorno un tempo alla confessione, in ore prestabilite, in particolare prima della essa”, facendo “ogni altro sforzo pastorale” per favorire l’accesso dei fedeli al sacramento ed “eliminare l’abuso di accedere alla comunione” senza avervi fatto prima ricorso. Martedì 11 ottobreANGLICANI E LUTERANI, “QUANDO È POSSIBILE CONDIVIDERE LA SANTA COMUNIONE?” “Quando è opportuno condividere la Santa Comunione?”. A chiedere maggiori delucidazioni ai vescovi riuniti in Sinodo in merito alla partecipazione dei non cattolici all’Eucaristia è stato il vescovo anglicano di Chichester, John Hind che ha ricordato ai padri sinodali che in occasione dei funerali di Giovanni Paolo II, il fondatore della comunità ecumenica di Taizé, frère Roger, fu il primo a ricevere la comunione dall’allora cardinale Ratzinger. “Come va interpretata – ha chiesto il vescovo Hind -l’assunzione pubblica della comunione da parte del protestante Frère Roger Schutz? L’Eucaristia – ha aggiunto – non è in prima istanza una questione, un rito o un cerimoniale ma un beneficio della nuova vita in Cristo. Se dobbiamo essere veri cristiani, ci devono essere dei criteri di riconoscimento reciproco”. Ha trattato lo stesso argomento anche Per Lonning, il vescovo emerito della Chiesa luterana di Norvegia che ha portato, sempre ieri pomeriggio, ai padri sinodali una serie di esempi che dimostrano che all’interno della Chiesa cattolica c’è una maggiore apertura di quanto non si pensi.

Nel 1975 un padre benedettino del Minnesota (Usa), per giustificare il fatto che studenti protestanti si accostavano alla comunione, avrebbe detto al vescovo Lonning: “Abbiamo dovuto venire a patti e questo è il risultato: chi siamo noi per censurare l’opera dello Spirito Santo?”. E un arcivescovo, in una cattedrale cattolica nell'”emisfero meridionale”, riguardo al rispetto delle “regole ufficiali”, avrebbe detto: “Fratello, è da molto tempo che qui non sentiamo più nulla di simile. Lei verrà e riceverà il sacramento subito dopo di me”. I paragrafi dell’Instrumentu Laboris che trattano la questione eucaristica dal punto di vista ecumenico, “mi rattristano molto – ha poi concluso il vescovo luterano -. Specialmente perché so che rattristeranno molto i miei amici cattolici”. “Si tratta del fatto che vengono presentate delle conclusione e che vengono sostenute con logica, senza alcun riferimento a ciò che è avvenuto e che avviene nella nostra Chiesa. Non si presta nessuna attenzione alle opinioni che non sono meno fondate sulla Bibbia di quella dominante”.

RWANDA, MESSE NELLE CHIESE NONOSTANTE GLI ORRORI DEL PASSATO. DAL SUDAFRICA UNA PROPOSTA PER LA PREGHIERA EUCARISTICA La difficoltà di celebrare messe nelle stesse chiese dove, durante il genocidio rwandese del 1994, sono stati commessi degli orrori. La proposta di dare ai fedeli un ruolo attivo durante la preghiera eucaristica della messa, piuttosto che farli rimanere solo “in rispettoso silenzio”. Le guerre finite da poco o ancora in corso in Paesi come la Liberia, l’Angola e il Congo e la difficile sfida della riconciliazione. Sono alcuni temi e voci degli africani che stamattina hanno preso la parola al Sinodo dei vescovi. Mons. Frèderic Rubwejanga, vescovo di Kibungo (Rwanda) ha ricordato il terribile genocidio del ’94 e l’appello che fece allora Giovanni Paolo II, mentre “la comunità internazionale esitava a parlare di genocidio per non dover intervenire”. Il problema attuale, ha spiegato, è “celebrare ancora l’Eucarestia nelle chiese profanate” dai delitti e dagli orrori che vi sono stati commessi all’interno, con pareri contrari in proposito. “Con la dovuta delicatezza – ha precisato mons. Rubwejanga – abbiamo fatto capire ai fedeli che la celebrazione eucaristica, anziché rompere il lutto, lo sostiene e lo rischiara. Perché celebrando la morte dell’innocente Gesù si arriva al dramma degli innocenti che lì sono morti”. Così “le celebrazioni oggi sono riprese progressivamente e sono diventate più importanti di prima”. Dal Sudafrica arriva invece la proposta di “permettere ai fedeli di partecipare più attivamente” alla preghiera eucaristica, ha detto mons. Edward Gabriel Risi, vescovo di Keimoes-Upington, perché ci si rende conto che “pur essendo la parte più sacra della liturgia”, spesso diviene “la meno attraente”, “il prete viene lasciato solo e il laicato trasforma la sua partecipazione da attiva in passiva”. SAVUNDARANYAGAM (SRILANKA), “IL CORAGGIO” DI CONDIVIDERE “OGNI SOFFERENZA” NELL’EUCARISTIA. MALLAVARAPU (INDIA), “SEGNI E SIMBOLI INDIGENI NELLA LITURGIA” “Sfollati dalle loro città e villaggi, hanno continuato a celebrare la santa Eucaristia” lavorando “instancabilmente per la pace e la cessazione delle ostilità”: della testimonianza offerta da sacerdoti e religiosi alla popolazione martoriata dallo tsunami “che ha ucciso più di 40mila persone”, e dalla “guerra civile che dura da oltre 20 anni” ha parlato oggi mons. Thomas Savundaranayagam, vescovo di Jaffina (Sri Lanka), intervenendo alla tredicesima Congregazione generale del Sinodo dei vescovi. In un Paese “dove il 72% della popolazione è buddista e i cattolici sono soltanto il 7% – ha detto – la guerra civile tra Governo e minoranze Tamil” ha causato la morte di “75mila civili e 30mila soldati” cui si aggiungono “circa 250mila sfollati e profughi”. Un quadro in cui “vescovi, sacerdoti e religiosi hanno condiviso con la popolazione ogni sofferenza. Ciò che ha dato loro il coraggio di sopportare tutto questo è la forza ricevuta dalla celebrazione dell’Eucaristia”.

“La generazione di oggi, caratterizzata da mentalità scientifica e priva del senso del trascendente, sembra dire: ‘crediamo solo in ciò che possiamo vedere, sentire e toccare'”: per mons. Prakash Mallavarapu, vescovo di Vijayawada (India), “la Chiesa, attraverso la sacra liturgia, deve aiutare queste persone a vedere, sentire, toccare il Signore. Certamente questo è compito dello Spirito santo, ma la nostra liturgia eucaristica”, con un “utilizzo consapevole e ricco di significato dei segni e dei simboli indigeni, dovrebbe evocare con efficacia nella nostra popolazione l’esperienza eucaristica calandola nel contesto delle realtà della vita quotidiana”.

CARDINALI SODANO E MARTINO, UNITA’ DEI CRISTIANI E IMPEGNO PER LA GIUSTIZIA “L’Eucarestia è sempre un invito all’unità di tutti i discepoli di Cristo”: lo ha detto al Sinodo il card. Angelo Sodano, Segretario di Stato, intervenendo su Eucaristia ed unità ecclesiale. “Problema delicato – ha aggiunto – è invece l’atteggiamento che dobbiamo tenere verso i nostri fratelli separati, che desiderano partecipare all’Eucarestia celebrata nella nostra Santa Chiesa”. “Per favorire l’unità con i fratelli separati – ha detto ancora – non dobbiamo dividerci fra noi” e “la via sicura è la fedeltà alla disciplina vigente nella Chiesa”.

Diverso il caso della amministrazione dell’Eucarestia a non cattolici. “In questo caso l’obiettivo è di provvedere a un grave bisogno spirituale per l’eterna salvezza di singoli fedeli”.

Nell’intervento del card. Renato Raffaele Martino, presidente del Pontificio Consiglio della Giustizia e della Pace, è stato posto in luce “il profondo legame tra Eucaristia e carità”. Martino ha parlato della “drammatica situazione di estrema povertà” che attanaglia diversi popoli e nazioni e ha perciò invitato a “una speciale attenzione al rapporto tra Eucaristia e uso dei beni della terra”, cioè alla carità sociale e politica. Secondo Martino il Sinodo “potrebbe proporre al Santo Padre di rendere pubblico un intervento organico sui temi nuovi che riguardano la pace nella carità, la militanza per la pace, la spiritualità della pace”.

Lunedì 10 ottobreIL ”VANGELO DELLA RESURREZIONE DELLA CARNE” COME ANTIDOTO A DEVOZIONISMO” E “NUOVI IDOLI” “Lo scopo primo dell’Eucaristia è annunziare e rendere vivo il Vangelo della Resurrezione della carne fin da ora. Se non si offre questo Vangelo alla gente, l’Eucaristia o non interessa, o diventa magia, o si chiude in sterile devozione sentimentale”. Il grido d’allarme è venuto da padre Andrea Pantaloni, abate generale della Congregazione Benedettina Silvestrina, nel corso della dodicesima Congregazione generale del Sinodo dei vescovi. “La mancanza o debolezza della fede portano a crearsi nuovi idoli”, ha ammonito il religioso, secondo il quale “il problema pressante della gente di oggi è la preoccupazione se ci sarà qualche cosa dopo la morte”. “La missione della Chiesa è di annunciare questa resurrezione della carne, tutto il resto si riduce a ben poco”, ha detto l’abate lamentando “l’inadeguatezza dell’Instrumentum Laboris circa l’escatologia” e auspicando di “fare della proclamazione della Resurrezione e della certezza di fede nella nostra personale resurrezione uno dei punti focali del Sinodo”. No, quindi, ad un “devozionismo superficiale e chiuso” o ad un “filantropismo che poco ha a che vedere con l’evangelizzazione vera”, sì invece ad un messaggio cristiano che sappia “andare oltre”, riscoprendo “la resurrezione della carne, che l’Eucarestia proclama e offre”. CARD. HERRANZ, ATTENZIONE ALLE “SITUAZIONI IRREGOLARI”, PIU’ CONFESSORI IN PARROCCHIA ED “ESAME DI COSCIENZA” PER “ABUSI” Ricevere l’Eucaristia è “un diritto fondamentale, ma non assoluto”, e chi assume “un comportamento esterno gravemente, manifestamente e stabilmente contrario alla norma morale” non può essere ammesso alla comunione eucaristica. A ribadirlo è stato il card. Julian Herranz, presidente del pontificio Consiglio per i testi legislativi, intervenendo alla dodicesima Congregazione generale del Sinodo dei vescovi. Soffermandosi sullo “stato di grazia” come requisito necessario per ricevere la comunione, Herranz ha sottolineato che la norma citata sopra “riguarda una diversità di situazioni irregolari”, che sono però “da seguirsi con amorevole pazienza e sollecitudine pastorale, per cercare di renderli regolari e per evitare che nessun fedele si allontani dalla Chiesa, o si consideri perfino comunicato, per il solo fatto di non ricevere la comunione”. Dio qui l’invito ad un “esame di coscienza”, in primo luogo da parte dei vescovi, esortati proprio dal Papa nella meditazione iniziale del Sinodo a riscoprire il sacramento della riconciliazione e la pratica della “correzione fraterna”. ”Dovremmo essere più sensibili alle giuste richieste dei fedeli che esprimono la loro fame di Eucaristia”, ha detto il cardinale rivolgendosi ai suoi confratelli: “Molti – ha aggiunto – si lamentano di non riuscire quasi a trovare confessori – pur non mancando sacerdoti in parrocchia -; rilevano abusi liturgici e banalità desacralizzanti nelle celebrazioni eucaristiche; soffrono perché – contrariamente alle norme canoniche sul culto pubblico – le chiese sono sempre chiuse fuori dalle celebrazioni comunitarie”. CARD. HUSAR, “DEDICARE IL PROSSIMO SINODO ALLE CHIESE ORIENTALI” “Anche per far crescere nella comunione intraecclesiale cattolica vorrei proporre che il prossimo Sinodo sia dedicato alle Chiese orientali”. A chiederlo al Papa è stato oggi il card. Lubomyr Husar, arcivescovo maggiore di Lviv degli Ucraini e presidente del Sinodo della Chiesa greco-cattolica ucraina. Intervenendo all’undicesima Congregazione generale, il cardinale – ha riferito ai giornalisti durante il “briefing” odierno don Giorgio Costantino, addetto stampa per il gruppo linguistico italiano – ha definito quello della mancata comunione tra i cristiani “un problema di tutta la Chiesa”, e ha aggiunto: “Mi prendo la libertà di chiedere al Papa di convocare un Sinodo per tutti noi, perché convinto del grande valore che esso ha per noi orientali, ma anche per tutta l’oecumene nel senso classico della parola”. Quello proposto da Husar, ha riferito l’addetto stampa, sarebbe “un Sinodo ecumenico, di cui dovrebbero far parte le Chiese cattoliche di rito latino, le Chiese cattoliche di rito greco ma anche gli ortodossi”. “Se la divina liturgia celebrata dalle Chiese orientali in comunione con la sede di Roma e dalle Chiese ortodosse o apostoliche è identica per entrambe – ha fatto notare Husar – se è reciproco il riconoscimento della successione apostolica dei vescovi, dei sacerdoti che la celebrano, cosa occorre di più per l’unità? CARD. SEPE, NON CEDERE ALLE “MODE CULTURALI” La “dottrina eucaristica” va “offerta ai non cristiani nella sua integrale verità, senza cedere alle ‘mode culturali’ che porterebbero a quella deriva ermeneutica per la quale l’Eucaristia perderebbe la sua dimensione mistica-reale e diventerebbe una variante di quella antropologica culturale che relativizza la stessa persona di Gesù Cristo”. L’ammonimento è venuto dal card. Crescenzio Sepe, prefetto della Congregazione per l’evangelizzazione dei popoli, che intervenendo oggi all’undicesima Congregazione generale ha fatto notare che “sono circa 5 miliardi le persone che non conoscono Gesù Cristo e quindi non possono alimentarsi del suo corpo e del suo sangue. La Chiesa ha il diritto e dovere di portare anche a loro il pane della vita e il calice della salvezza”. VESCOVI AFRICANI, IN AFRICA NO CI SONO CATTEDRALI MA CANTI, POESIE, RULLI DI TAMBURI E RITMI DI DANZE “Errori, esagerazioni e sperimentazioni azzardate”, su cui l’Instrumentum laboris “esprime cautela, prudenza e talvolta manifesta ansietà”, “non devono causare falsi allarmismi”. Ne è convinto mons. John Olorunfemi Onaiyekan, arcivescovo di Abuja e presidente della Conferenza episcopale della Nigeria, intervenuto oggi al Sinodo, secondo il quale “l’Eucaristia merita – e sta ricevendo – il meglio delle nostre culture”, come dimostrano le “bellissime celebrazioni eucaristiche” che in Africa “hanno approfondito la fede della gente, migliorato la qualità della partecipazione, intensificato l’amore per il sacerdozio, infuso gioia e speranza in mezzo allo scoraggiamento e alla disperazione, incentivati i rapporti ecumenici”. “Non avremo molto da offrire in termini di maestose architetture di cattedrali come quelle europee o di splendidi dipinti quali quelli di Michelangelo o Leonardo da Vinci”, ha esclamato il vescovo: “ma quanto abbiamo siamo felici di donarlo: i nostri canti e le nostre poesie, il rullo dei nostri tamburi e i ritmi delle nostre danze”. Un invito ad evitare “tendenze nostalgiche”, ad esempio tornando al Canto gregoriano o al latino, è giunto da mons. George Cosmas Zumare Lungu, vescovo di Chinata (Zambia), che ha chiesto di “avviare una riflessione pastorale sulla teologia della bellezza”. Mons. Louis Sanz Hinojosa, arcivescovo titolare di Giunca di Mauritania e di Cochabamba (Bolivia), ha lamentato che “il popolo aumenta e i sacerdoti diminuiscono”, mentre “le sette crescono”. A fornire indicazioni sull’atto di adorazione eucaristica, che per non suscitare “timore e disperazione” deve essere “accompagnato da una sensazione di meraviglia e stupore”, è stato infine mons. Menghisteab Tesfamarian, vescovo di Asmara (Eritrea). Venerdì 7 ottobreMONS. LEVADA, RIPRENDERE “LE OMELIE A CARATTERE DOTTRINALE” Le omelie a carattere “dottrinale” dovrebbero essere rivalutate, per contribuire alla formazione dei fedeli: lo ha detto oggi al Sinodo dei vescovi il prefetto della Congregazione per la dottrina della fede, William Joseph Levada, fino a pochi mesi fa arcivescovo di San Francisco in California. Secondo Levada, “una certa artificiale opposizione tra le omelie a carattere dottrinale e quelle liturgiche ha impedito la formazione catechetica dei fedeli per poter attuare la loro fede nel mondo odierno secolarizzato”. Ha quindi esortato a riprenderle per aiutare a una migliore e più profonda conoscenza della Sacra Scrittura, collegando i piani pastorali diocesani ai Lezionari triennali cosicché tale spiegazione sia facilitata. Dove necessario ha invitato ad utilizzare il Catechismo della Chiesa Cattolica. PATRIARCA SFEIR, “IL CELIBATO È IL GIOIELLO PIÙ PREZIOSO” Il tema dei preti sposati è stato trattato oggi, al Sinodo dei vescovi in Vaticano, dal card. Nasrallah Pierre Sfeir, patriarca di Antiochia in Libano. Secondo Sfeir, “il celibato è il gioiello più prezioso nel tesoro della Chiesa cattolica”. Ma si è subito chiesto “come guardare ad esso in una atmosfera erotizzata dove giornali, Internet, manifesti, spettacoli, mostrano tutto senza vergogna, non mancando con ciò di ferire la virtù della castità?”. Secondo il cardinale quindi il tema dei preti sposati “rimane sul tappeto e bisogna pregare lo Spirito Santo perché suggerisca alla sua Chiesa i mezzi per trovare una soluzione adatta”. CARD. TRUJILLO, “FINZIONE GIURIDICA” LE “AMBIGUE POSIZIONI DEI LEGISLATORI SUL DIVORZIO” Le “ambigue posizioni di legislatori sul divorzio e sulle coppie di fatto” sono da considerarsi una “finzione giuridica, denaro falso messo in circolazione”: lo ha detto questa mattina al Sinodo dei vescovi, in corso in Vaticano, il card. Alfonso Lopez Trujillo, presidente del Pontificio Consiglio per la famiglia. “Peggio ancora quando si tratta di coppie dello stesso sesso, cosa finora sconosciuta nella storia culturale dei popoli e nel diritto, anche se non presentate come matrimonio”. Secondo il cardinale, “tutta questa tendenza è chiaramente contraria al diritto divino, ai comandamenti di Dio, ed è negazione della legge naturale”. Trujillo ha aggiunto che, al riguardo, “la responsabilità dei politici è grande. Non si può separare una cosiddetta opzione personale dal compito socio-politico”. Prima di “accedere alla comunione” tali politici, vista la gravità del male “fatto e diffuso”, “dovranno porvi rimedio”. MONS. SANTISUKNIRAM (THAILANDIA), LA GENTE È “DISPERATAMENTE ALLA RICERCA DI NUOVI DEI”“La secolarizzazione sta distruggendo la fede dei cattolici così come di altre persone in Thailandia”, è il grido di allarme lanciato da mons. Louis Chamniern Santisukniram, arcivescovo di Thare e Nonseng (Thailandia), che ha osservato come nel suo Paese “la gente è meno religiosa, è disperatamente alla ricerca di nuovi dei che, pensa, potrebbero aiutarla a sentirsi più felice nella vita”. Per questo “la formazione della fede sull’Eucaristia è un tema urgente che deve essere affrontato con sollecitudine”, ha sottolineato il presule, secondo il quale “la devozione cattolica per l’Eucaristia è al momento piuttosto debole, specie tra i bambini e tra i giovani.

“Molti cattolici – ha fatto notare il presule – ritengono che ricevere la comunione sia una mera pratica sociale e così si avvicinano al Sacramento senza una preparazione adeguata”. Riscoprire il sacramento della riconciliazione e “formare dei comitati liturgici” nelle parrocchie, “per una preparazione accurata e colma di significato per l’assemblea”: queste alcune proposte concrete del vescovo tailandese, in modo che “la domenica, giorno della celebrazione eucaristica, diventi la cultura di vita per i fedeli”. La Conferenza Episcopale della Thailandia, ha annunciato il vescovo, nominerà un apposito comitato, formato dalla Commissione per la Liturgia e dalla Commissione Consultiva Teologica.

“MESSE SPECIALI” PER CREDENTI DI ALTRE RELIGIONI E ADORAZIONE EUCARISTICA IN TUTTE LE DIOCESI DEL MONDOOmelia, preghiere e perfino una “messa speciale” rivolta a “quanti appartengono ad altre religioni”, che potrebbe essere aggiunta al Messale Romano. La proposta è venuta da mons. Micheal Louis Fitzgerand, arcivescovo titolare di Nepte e presidente del Pontificio Consiglio per il Dialogo Interereligioso, nel corso della settima Congregazione generale del Sinodo dei vescovi. “Nell’Eucaristia – ha esortato il relatore – il sacrificio del Signore è offerto per il mondo intero. Sono compresi, perciò, quanti appartengono ad altre religioni. E’ cosa buona, di tanto in tanto, rendere esplicito questo fatto attraverso l’omelia, con preghiere speciali, e perfino con una messa speciale che potrebbe essere aggiunta al Messale Romano”. “Quando persone di altre religioni – ha proseguito Fitzegald – sono presenti mentre si celebra l’Eucaristia dovrebbe essere riservata loro una particolare attenzione, in modo che possano assistervi con profitto. Anche l’adorazione eucaristica è un’occasione di preghiera a favore delle persone di altre religioni”. E proprio di adorazione eucaristica ha parlato mons. Charles Maung Bo, arcivescovo di Yangon e presidente della Conferenza Episcopale del Myanmar, che ha chiesto al Papa di “istituire cappelle di adorazione perpetua in tutte le diocesi del mondo e in tutte le parrocchie possibili”. Più di 2.500 parrocchie nel mondo, ha ricordato l’arcivescovo, hanno l’adorazione eucaristica perpetua: circa 500 nelle Filippine, circa 1.100 negli Stati Uniti, circa 150 in Irlanda, nella Corea del Sud circa 70 e ancor meno in India, nello Sri Lanka e nel Myanmar. CARD. DANNEELS (BELGIO), L’EUCARISTIA ANTIDOTO AI “PARADOSSI” DELLA GLOBALIZZAZIONE Un obiettivo importante del Sinodo dei vescovi è “lavorare affinché tutte queste ricchezze giungano a radicarsi un una cultura postmoderna che è, sotto certi aspetti e a prima vista, sfavorevole a tale radicamento”. Lo ha detto il card. Godfried Danneels, arcivescovo di Bruxelles e presidente della Conferenza episcopale del Belgio, intervenendo ieri pomeriggio alla settima Congregazione generale. “La nostra cultura – ha proseguito il porporato – è piena di paradossi”: “Per l’uomo contemporaneo la percezione dell’invisibile è difficile, eppure vi è un sicuro interesse per tutto ciò che si trova al di là dell’orizzonte, al di là del sensibile, del razionale, dell’efficacia e della produttività”. L’uomo contemporaneo, per Danneels, è oltretutto “un uomo di azione, ma in quest’uomo si nasconde anche un’immensa sete di gratuità, del dono; non ama il rito a causa della sua ripetitività e della sua monotonia, tuttavia inventa sempre i propri riti; l’escatologia cristiana sembra dimenticata e persino ingannevole, ma non vi è mai stata una simile sete di un mondo migliore e un così grande bisogno di speranza”. Per quanto riguarda l’ambito propriamente liturgico, secondo il cardinale belga “anche se il simbolismo della liturgia eucaristica non viene percepito bene né apprezzato, non si può dire che la nostra cultura sia cieca verso i simboli, ne inventa continuamente di nuovi”. “L’uomo contemporaneo – ha fatto notare Danneels a proposito dei riti cristiani – vuole muoversi e le nostre liturgie spesso sono diventate molto attive, persino attivistiche. Ma dimentichiamo che in molti dei nostri contemporanei vi è una autentica sete di silenzio”. Tutti questi elementi della nostra cultura, ha concluso il cardinale, “portano in sé dei semi per un’evangelizzazione della nostra cultura, e la migliore evangelizzazione è proprio la celebrazione della liturgia”. Giovedì 6 ottobreLE “SOFFERENZE” DELLE DONNE CRISTIANE CHE SPOSANO UN MUSULMANO NEI PAESI A MAGGIORANZA ISLAMICAIn Paesi come la Nigeria, dove i cristiani non arrivano all’1 per cento della popolazione, “le donne cristiane che sposano un musulmano sono spesso escluse dalla comunità musulmana e dalla comunità cristiana”. La denuncia è venuta oggi da mons. Michel Christian Cartatéguy, vescovo di Niamey (Nigeria), che nel corso della sesta Congregazione generale del Sinodo dei vescovi, tenutasi questa mattina in Vaticano, ha sottolineato che i cristiani in un Paese a maggioranza islamica hanno bisogno di” segni tangibili” della loro di identità, per non essere “reietti in ambito sociale, culturale e religioso”.

In Nigeria, ha ricordato infatti il presule citando i “numerosi casi” di matrimoni misti islamico-cristiani, “la donna cristiana non può ricevere il sacramento del matrimonio, è difficile per un musulmano accettare un atto cristiano. Essa è dunque definitivamente esclusa dalla comunione sacramentale”, e come donna è anche “esclusa dalla comunità musulmana”, a meno che non si converta all’Islam. Senza contare l’educazione dei figli: “Se la madre non è integrata nella comunità cristiana – ha detto il vescovo – sarà la comunità musulmana a prendersene carico, e la comunità cristiana non potrà intervenire” La dottrina della “comunione spirituale”, ha concluso mons. Cartatéguy, “non è sufficiente per integrare totalmente queste donne nella comunione ecclesiale”: di qui la necessità di chiedersi se “per vivere la comunione nella pienezza occorre comunicarsi.

CARD. RUINI, “IN CRESCITA L’ADORAZIONE EUCARISTICA TRA I GIOVANI”, L’ESPERIENZA DI ROMA“Uno sviluppo assai positivo e significativo del modo di rapportarsi all’Eucaristia è la riscoperta dell’adorazione eucaristica, in particolare da parte dei giovani”. Lo ha detto il card. Camillo Ruini, vicario del Papa per la diocesi di Roma, intervenendo oggi alla sesta Congregazione generale del Sinodo dei vescovi. “Tale riscoperta – ha aggiunto il cardinale – è n atto a Roma e in Italia già da prima del’Anno dell’Eucaristia ed ora ha ricevuto un forte impulso dalla Giornata mondiale della Gioventù di Colonia”. E proprio a Roma, da ieri, ha preso il via “ad oremus”, il secondo incontro internazionale dei gruppi giovanili di adorazione eucaristica, provenienti da comunità di 24 diverse nazioni dei cinque continenti. “Nel tempo prolungato e nel silenzio dell’adorazione le persone sembrano trovare una migliore opportunità di rapporto personale con Cristo e con il Padre”, ha commentato Ruini citando una recente inchiesta condotta tra i giovani di Roma, dalla quale è risultato che “sono abbastanza numerosi coloro, specialmente tra le ragazze, che si autodefiniscono innamorati di Cristo”. Mercoledì 5 ottobreAPPELLO DEL PATRIARCA DI ANTIOCHIA, PERCHE’ SIA RICORDATO IL RUOLO DEI CRISTIANI ARABI NEI PAESI ISLAMICIUn appello affinché sia ricordato il ruolo dei cristiani arabi nella Chiesa. A lanciarlo è stato il Patriarca di Antiochia dei Greco-Melchiti, Gregoire III Laham ricordando ai padri sinodali la situazione che si è venuta a creare in Medio Oriente “dopo l’11 settembre, con la guerra contro l’Irak, con il conflitto israelo-palestinese, con la crescita del fondamentalismo islamico e l’estensione del fenomeno del terrorismo”. “Una tale menzione – ha detto il patriarca – contribuirebbe a restituire coraggio nel mondo arabo e nei paesi islamici e sarebbe accolta molto favorevolmente in questo mondo e in questi paesi”. Per quanto riguarda il rapporto tra Eucaristia e pace, il Patriarca ha chiesto di ricordare anche “Gerusalemme e la Palestina, patria spirituale di tutti i cristiani” e di “dire una parola per la pace della Città Santa e della Terra Santa, chiave della pace nel Vicino Oriente e nel mondo intero, e che per noi, cristiani del mondo arabo, è della massima importanza per preservare la presenza cristiana nel mondo arabo”. Dal Viet Nam, mons. Pierre Tran Dinh Tu ha portato una esperienza positiva. Per i cattolici vietnamiti, infatti, la celebrazione eucaristica “ha un’importanza particolare”: ben l’80% dei fedeli cattolici va a messa la Domenica. Dall’India, invece, mons. Joseph Powathil, arcivescovo dei siro-malabaresi, ha parlato della “molteplicità delle tradizioni liturgiche”, che aiutano ad “esprimere la ricchezza del mistero di Cristo” e a rafforzare “ la causa dell’unità”. MONS. DEW (NUOVA ZELANDA), EUCARISTIA AI DIVORZIATI? “LA CHIESA SAREBBE PIU’ RICCA” “La nostra Chiesa sarebbe più ricca se potessimo invitare i cattolici impegnati, attualmente esclusi dall’Eucaristia, a ritornare alla mensa del Signore”. Lo ha detto mons. John Atcherley Dew, arcivescovo di Wellington (Nuova Zelanda) pensando ai divorziati e ai “cattolici sposati con persone battezzate in altre fedi cristiane”. “Come vescovi – ha detto l’arcivescovo prendendo la parola ieri alla quarta Congregazione generale del Sinodo dei vescovi – abbiamo il dovere pastorale e un obbligo davanti a Dio di discutere e parlare delle difficoltà che pesano su molte persone”. Il presule ha ricordato in maniera particolare “coloro il cui primo matrimonio è finito tristemente; essi – ha aggiunto – non hanno mai abbandonato la Chiesa, ma sono attualmente esclusi dall’Eucaristia”. “Questo Sinodo – ha detto mons. Dew – deve avere un approccio pastorale: dobbiamo cercare modi per includere coloro che sono affamati del Pane della Vita”. DALLA COREA AL NICARAGUA, LA PREOCCUPAZIONE DELLA CHIESA PER LA SCARSA PARTECIPAZIONE DEI FEDELI ALLA MESSA Dalla Corea al Nicaragua. Ieri, prendendo la parola alla terza Congregazione generale del Sinodo dei vescovi, i padri sinodali hanno manifestato una condivisa preoccupazione per la scarsa partecipazione dei cristiani alla messa. “Per quanto riguarda la Chiesa in Corea – ha detto il vescovo di Cheju, mons. Peter Kang U-Il – la partecipazione dei bambini all’Eucaristia cala drasticamente con l’aumentare dell’età. I bambini che non vengono a Messa dicono di non farlo perché la Messa è troppo noiosa e poco interessante. Anche gli adulti lo affermano, e siccome la trovano molto tediosa, non si sentono motivati a parteciparvi”. Secondo il presule coreano questa disaffezione fa fatta risalire alla secolarizzazione e alla cultura delle “immagini” che con il passare del tempo generano nel popolo una sorta di “indifferenza” nei confronti del “mistero”. Ha espresso la stessa preoccupazione anche il vescovo di Estelì (Nicaragua), mons. Juan Abelardo Mata Guevara. “La secolarizzazione come processo culturale è penetrata nei nostri ambienti. Sta minando il patrimonio culturale del nostro popolo”. E il superiore generale dei chierici di San Viatore, padre Mark R. Francio, ha dato voce ad un primo “mea culpa”: “dobbiamo riconoscere con tristezza – ha detto – che una cattiva predicazione, associata a celebrazioni eucaristiche poco preparate e mediocremente eseguite, allontana talvolta le persone dalla Chiesa”. Martedì 4 ottobre 2005MONS.W.J.LEVADA, CHI VOTA COLORO CHE SOSTENGONO L’ABORTO “COMMETTE PECCATO” La questione sociale è strettamente legata alla vita di fede e alla pratica eucaristica: lo ha detto intervenendo al Sinodo, mons. William Joseph Levada, già arcivescovo di San Francisco e oggi prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede. Levada ha fatto riferimento al rapporto tra Eucaristia e morale a proposito del voto a coloro che sostengono l’aborto. “In questo caso il cristiano – ha detto – commette peccato votando per tali candidati”. Levada ha rilevato che una tale posizione ha sollevato polemiche e divisioni nel suo Paese, facendo dire a qualcuno che la Chiesa non può interferire nella vita politica. Però – ha aggiunto – l’Eucaristia esige il rispetto della legge di Dio che è amore”. Sempre sui temi sociali, l’arcivescovo Pedro Barreto Jimeno, del Perù, ha richiamato l’esigenza di una “conversione ecologica” per evitare le catastrofi ambientali che ci minacciano e ha definito la Chiesa una “risorsa di valori” a partire dall’Eucaristia che è il cuore dell’annuncio di salvezza per l’uomo e il mondo. MONS.AZZOPARDI, URGE “UNA MIGLIORE DISTRIBUZIONE DEL CLERO”“Nella Chiesa oggi si manifesta l’esigenza di una migliore distribuzione del clero”: lo ha detto al Sinodo dei vescovi in corso in Vaticano mons. Roberto Camilleri Azzopardi, vescovo di Comayagua in Honduras. Citando i dati a volte molto difficili di vari Paesi latino americani, mons. Azzopardi ha messo in luce che la Chiesa oggi rischia di disperdere il dono sacramentale dell’Eucaristia per mancanza dei celebranti. Nella sua diocesi, ad esempio, c’è un prete ogni 16.000 fedeli. Di questo tema hanno parlato in diversi. Tra loro mons. Adrianus Simonis vescovo di Utrecht (Olanda), che ha esortato i padri sinodali a incoraggiare il servizio liturgico di diaconi e accoliti in “attesa” del prete, e non in sua “assenza”. MONS. NORVILA (LITUANIA), “RISCOPRIRE IN UNA LUCE NUOVA IL DONO DELLA RICONCILIAZIONE”“I segni del tempo” ci chiedono di “riscoprire in una luce nuova il dono” del sacramento della riconciliazione, “oggi purtroppo considerato in modo insufficiente”. A parlare della confessione è mons. Rimantas Norvila, vescovo di Vilkaviskas (Lituania) che prendendo la parola nel pomeriggio al Sinodo dei vescovi, ha parlato del “declino” del sacramento della confessione. Accanto alla diminuzione della pratica della penitenza, il vescovo ha anche osservato “tendenze opposte” che però spingono le persone “alla ricerca delle strade più ampie e diverse”. “Come vediamo tutti – ha detto il presule – nelle società odierne, specialmente quelle occidentali, ci sono molte persone dedite alla pratica esoterica, alla magia, all’occultismo, alle tendenze New Age. Tutto questo insieme permette alla persona di creare nuovi legami comunitari, sociali, che sempre di più allontanano dalla Chiesa, dal pensiero cattolico, e indeboliscono la fede”. Da qui, l’importanza di riscoprire gli “strumenti” della riconciliazione e della direzione spirituale.