Vita Chiesa
Gli interventi nelle Congregazioni
Rispondendo ad una domanda su una preseunta contraddizione tra la tendenza a “regolare le situazioni irregolari”, emersa dal Sinodo, e la richiesta più volte ribadita da Giovanni Paolo II ai tribunali ecclesiastici per un maggior “rigore” nell’annullamento dei vincoli matrimoniali, Arinze ha ribadito la grande differenza che esiste tra “nullità” e divorzio: “Se un tribunale ecclesiastico esamina un matrimonio fallito, vuol dire che si riteneva che non fosse valido fin dall’inizio; qualche volta risulta vero, qualche volta no. Ben altra cosa è il divorzio, che la Chiesa non accetta”. “Se un tribunale ecclesiastico dichiara invalido un matrimonio, non c’è inganno”, ha ammonito il cardinale. Citando l’insegnamento di Giovanni Paolo II in materia, Arinze ha fatto notare che “quando il Santo Padre diceva che dobbiamo lavorare secondo verità, non intendeva certo dire che quando un matrimonio risultava realmente invalido i tribunali ecclesiastici non dovevano dichiararlo tale”. Dal card. Juan Sandoval Iniguez, arcivescovo di Guadalajara (Messico) e presidente-delegato del Sinodo, è giunto un auspicio che “la burocrazia dei tribunali ecclesiastici non sia pesante, prevedendo tempi giusti che non gravino sulla sofferenza della gente”.
Nel 1975 un padre benedettino del Minnesota (Usa), per giustificare il fatto che studenti protestanti si accostavano alla comunione, avrebbe detto al vescovo Lonning: “Abbiamo dovuto venire a patti e questo è il risultato: chi siamo noi per censurare l’opera dello Spirito Santo?”. E un arcivescovo, in una cattedrale cattolica nell'”emisfero meridionale”, riguardo al rispetto delle “regole ufficiali”, avrebbe detto: “Fratello, è da molto tempo che qui non sentiamo più nulla di simile. Lei verrà e riceverà il sacramento subito dopo di me”. I paragrafi dell’Instrumentu Laboris che trattano la questione eucaristica dal punto di vista ecumenico, “mi rattristano molto – ha poi concluso il vescovo luterano -. Specialmente perché so che rattristeranno molto i miei amici cattolici”. “Si tratta del fatto che vengono presentate delle conclusione e che vengono sostenute con logica, senza alcun riferimento a ciò che è avvenuto e che avviene nella nostra Chiesa. Non si presta nessuna attenzione alle opinioni che non sono meno fondate sulla Bibbia di quella dominante”.
“La generazione di oggi, caratterizzata da mentalità scientifica e priva del senso del trascendente, sembra dire: ‘crediamo solo in ciò che possiamo vedere, sentire e toccare'”: per mons. Prakash Mallavarapu, vescovo di Vijayawada (India), “la Chiesa, attraverso la sacra liturgia, deve aiutare queste persone a vedere, sentire, toccare il Signore. Certamente questo è compito dello Spirito santo, ma la nostra liturgia eucaristica”, con un “utilizzo consapevole e ricco di significato dei segni e dei simboli indigeni, dovrebbe evocare con efficacia nella nostra popolazione l’esperienza eucaristica calandola nel contesto delle realtà della vita quotidiana”.
Diverso il caso della amministrazione dell’Eucarestia a non cattolici. In questo caso l’obiettivo è di provvedere a un grave bisogno spirituale per l’eterna salvezza di singoli fedeli.
Nell’intervento del card. Renato Raffaele Martino, presidente del Pontificio Consiglio della Giustizia e della Pace, è stato posto in luce il profondo legame tra Eucaristia e carità. Martino ha parlato della drammatica situazione di estrema povertà che attanaglia diversi popoli e nazioni e ha perciò invitato a una speciale attenzione al rapporto tra Eucaristia e uso dei beni della terra, cioè alla carità sociale e politica. Secondo Martino il Sinodo potrebbe proporre al Santo Padre di rendere pubblico un intervento organico sui temi nuovi che riguardano la pace nella carità, la militanza per la pace, la spiritualità della pace.
Molti cattolici ha fatto notare il presule – ritengono che ricevere la comunione sia una mera pratica sociale e così si avvicinano al Sacramento senza una preparazione adeguata. Riscoprire il sacramento della riconciliazione e formare dei comitati liturgici nelle parrocchie, per una preparazione accurata e colma di significato per l’assemblea: queste alcune proposte concrete del vescovo tailandese, in modo che la domenica, giorno della celebrazione eucaristica, diventi la cultura di vita per i fedeli. La Conferenza Episcopale della Thailandia, ha annunciato il vescovo, nominerà un apposito comitato, formato dalla Commissione per la Liturgia e dalla Commissione Consultiva Teologica.
In Nigeria, ha ricordato infatti il presule citando i numerosi casi di matrimoni misti islamico-cristiani, la donna cristiana non può ricevere il sacramento del matrimonio, è difficile per un musulmano accettare un atto cristiano. Essa è dunque definitivamente esclusa dalla comunione sacramentale, e come donna è anche esclusa dalla comunità musulmana, a meno che non si converta all’Islam. Senza contare l’educazione dei figli: Se la madre non è integrata nella comunità cristiana ha detto il vescovo sarà la comunità musulmana a prendersene carico, e la comunità cristiana non potrà intervenire La dottrina della comunione spirituale, ha concluso mons. Cartatéguy, non è sufficiente per integrare totalmente queste donne nella comunione ecclesiale: di qui la necessità di chiedersi se per vivere la comunione nella pienezza occorre comunicarsi.
