Vita Chiesa

Dal 2 ottobre il Sinodo dei vescovi

Inizierà domenica 2 ottobre la XI Assemblea generale ordinaria del Sinodo dei vescovi. I lavori si protrarranno per tre settimane, dal 2 al 23 ottobre. Tema dell’Assemblea è: “L’Eucaristia: fonte e culmine della vita e della missione della Chiesa”. Il Sinodo si celebra al termine dell’Anno dell’Eucaristia voluto “dall’amato Papa Giovanni Paolo II per ridestare nel popolo cristiano – così spiegava Benedetto XVI nell’Angelus del 4 settembre – la fede, lo stupore e l’amore verso questo grande Sacramento che costituisce il vero tesoro della Chiesa”.

CHE COSA È UN SINODO. Il Sinodo dei vescovi è un’istituzione permanente decisa dal Papa Paolo VI il 15 settembre 1965 in risposta al desiderio dei Padri del Concilio di mantenere vivo lo spirito vissuto durante l’esperienza conciliare. Letteralmente la parola “Sinodo”, derivata da due parole greche, syn che significa “insieme” e hodos che vuol dire “strada” o “via “, significa “camminare insieme”. Un Sinodo è un’assemblea o un incontro religioso in cui vescovi, riuniti intorno e con il Santo Padre, hanno l’opportunità di interagire e di condividere informazioni ed esperienze, nella ricerca comune di soluzioni pastorali che abbiano una validità e un’applicazione universali.

LA PREPARAZIONE. In vista dell’Assemblea sinodale, i vescovi che ne saranno membri, hanno esaminato l’Instrumentum laboris, un testo di 90 pagine articolato in 4 parti: “Eucaristia e mondo attuale”; “Fede della Chiesa nel mistero dell’Eucaristia”; “Eucaristia nella vita della Chiesa”; “Eucaristia nella missione della Chiesa”. Dopo un quadro statistico essenziale – sono 1.086.000.000 i cattolici nel mondo, il 49,8% in America e il 25,8% in Europa – il testo rileva “un certo allontanamento della vita pastorale dall’Eucaristia” e questa disaffezione verso il sacramento chiede di migliorare nei fedeli la “conoscenza del contenuto e del significato del mistero eucaristico”.

ALCUNE NOVITÀ. Ogni padre sinodale potrà intervenire in aula sinodale per 6 e non per 8 minuti come era la prassi precedente. La ragione di tale diminuzione va cercata nell’abbreviazione del tempo dell’Assemblea del Sinodo dei vescovi, da quattro a tre settimane, mentre il numero dei partecipanti rimarrà invariato, avvicinandosi a 250. Il motivo principale di tale riduzione consiste, però, nell’introduzione di interventi liberi per un’ora, dalle 18 alle 19, ogni giorno al termine della Congregazione generale. Quest’ora permetterà ai membri di chiedere e di ottenere più informazioni dai padri sinodali che avevano già parlato in aula. Vi saranno 12 circoli minori, divisi secondo le 5 lingue del Sinodo: italiano, francese, inglese, spagnolo e tedesco. Il lavoro dei circoli minori avrà per finalità principale l’elaborazione delle proposizioni che verranno successivamente votate dall’Assemblea generale e, quindi, consegnate al Papa che le dovrà tradurre in un’esortazione post-sinodale.

LA DELEGAZIONE ITALIANA. La “delegazione” della Chiesa italiana è composta dal card. Camillo Ruini, vicario generale del Papa per la diocesi di Roma e presidente della Cei, da mons. Bruno Forte, arcivescovo di Chieti-Vasto, da mons. Renato Corti, vescovo di Novara, e da mons. Rino Fisichella, vescovo ausiliare di Roma e rettore della Pontificia Università Lateranense. All’Assemblea prenderanno parte anche altri due vescovi membri della Conferenza episcopale italiana: relatore generale sarà infatti il card. Angelo Scola, patriarca di Venezia, nominato da Giovanni Paolo II e poi confermato da Benedetto XVI; questi, inoltre, ha nominato membro del Sinodo mons. Francesco Cacucci, arcivescovo di Bari-Bitonto.

CURIOSITA’. Al Sinodo prenderanno parte anche degli uditori. Tra questi, ci saranno 12 donne di cui 5 sono laiche e 7 sono suore. Fra i nomi figura quello del fondatore della Comunità di Sant’Egidio, Andrea Riccardi. Ma in generale tutte le principali realtà ecclesiali, dai Focolarini ai Neocatecumenali, dai movimenti missionari alle istituzioni universitarie cattoliche, saranno rappresentate. È raddoppiato il numero dei Delegati fraterni, rappresentanti di altre Chiese e comunità ecclesiali. “Si potrebbe dire – ha affermato il segretario generale del Sinodo, mons. Nikola Eterovi – che si tratta di uno dei gesti concreti di ecumenismo, auspicati dal Santo Padre Benedetto XVI all’inizio del suo Pontificato”. Infine, per “rendere ancora più facile e proficuo il dialogo tra i padri sinodali nell’esercizio della collegialità effettiva e affettiva tra di loro e con il Papa”, il Sinodo si avvarrà delle nuove tecnologie: dall’illuminazione, ai servizi tele-video, alla votazione elettronica per questioni di minore portata.

IL METODO. Innanzitutto il metodo di discussione. Sarà “collegiale” anche perché l’assemblea del Sinodo dei vescovi è per sua natura “luogo privilegiato della collegialità tra i rappresentanti scelti dell’ordine episcopale radunato intorno al suo capo, vescovo di Roma e pastore universale della Chiesa”.

Questo “stile” – assicura il segretario generale del Sinodo, mons. NIKOLA ETEROVIC – ha accompagnato e accompagnerà l’intero processo sinodale, dalla preparazione dell’assemblea alla elaborazione delle propositiones. Le proposizioni contengono il consenso dei padri sinodali sui temi principali del dibattito in seno all’assemblea. Esse vengono consegnate al Santo Padre che le elaborerà in un documento tradizionalmente denominato Esortazione post-sinodale.

La celebrazione del Sinodo coincide quest’anno con il 40° anniversario dell’istituzione del Sinodo dei vescovi. Benedetto XVI ha accettato la proposta di dedicare a questo anniversario una sessione con lo scopo di “fare una valutazione oggettiva del cammino sinodale” e di raccogliere “consigli per aggiornare la metodologia sinodale affinché il Sinodo dei vescovi diventi sempre di più uno strumento efficace di comunione e di collegialità”.

L’INSTRUMENTUM LABORIS. In 30.127 parole, l’Instrumentum laboris ha raccolto in sintesi le risposte che le varie Chiese particolari hanno fatto pervenire a Roma sui Lineamenta, un testo che fu a sua volta pubblicato e diffuso nel 2004, in vista del Sinodo. Dalla vasta consultazione nasce l’Instrumentum laboris. Il testo si divide in quattro parti, incluse tra la prefazione con l’introduzione e la conclusione. Nelle singole parti l’Eucaristia è contemplata in quattro ambiti originari: il mondo, la Chiesa, la vita della Chiesa, la missione della Chiesa.

SENSO DEL SACRO. Nelle risposte ai Lineamenta vengono segnalati certi “atti che attentano al senso del sacro”. Ad esempio: “La trascuratezza nell’uso degli ornamenti liturgici propri da parte del celebrante e dei ministri, nonché la mancanza di decenza nel modo di vestire dei partecipanti alla Messa; la somiglianza di certi canti usati in chiesa a quelli profani; il tacito consenso a eliminare alcuni gesti liturgici perché ritenuti troppo tradizionali, come la genuflessione davanti al Santissimo Sacramento”.

IL MISTERO. “La presenza del Signore nel sacramento – si legge nell’Instrumentum laboris – è stata voluta da lui stesso per essere vicino all’uomo e nutrirlo di Sé, per restare dentro la comunità ecclesiale. La risposta dell’uomo è la fede nella presenza reale e sostanziale”.

Da alcune risposte ai Lineamenta, però, si ricava che “talvolta si diffondono dichiarazioni contrarie alla transustanziazione e alla presenza reale intesa invece in un senso soltanto simbolico, e si osservano comportamenti che manifestano implicitamente tale convinzione”.

LA PREGHIERA. Tra i problemi più gravi e diffusi nei Paesi occidentali e negli altri continenti, dove talvolta sono stati importati da alcuni agenti pastorali, v’è soprattutto la crisi della preghiera e la riduzione della celebrazione dell’Eucaristia a un precetto o a un semplice evento assembleare. Le risposte ai Lineamenta chiedono di “rilanciare la preghiera in senso pieno e completo, come dono, alleanza e comunione con le sue forme di benedizione, adorazione, lode, ringraziamento, domanda, espiazione, intercessione. Senza l’opportuna catechesi al riguardo, i fedeli non potranno beneficiare della linfa che fluisce dalla liturgia”.

VITA MORALE. Nelle risposte ai Lineamenta, “non mancano accenni al fatto che troppi si accostano al Sacramento senza aver riflettuto sufficientemente sulla moralità della loro vita. Alcuni ricevono la Comunione pur negando gli insegnamenti della Chiesa o dando pubblicamente supporto a scelte immorali, come l’aborto, senza pensare che stanno commettendo atti di grave disonestà personale e causando scandalo.

Del resto, esistono cattolici che non comprendono perché sia peccato sostenere politicamente un candidato apertamente favorevole all’aborto o ad altri atti gravi contro la vita, la giustizia e la pace. Da tale attitudine risulta, tra l’altro, che è in crisi il senso di appartenenza alla Chiesa e che non è chiara la distinzione tra peccato veniale e mortale”.Instrumentum laborisLineamenta