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Rubrica: Risponde il teologo

17 Ottobre 2006

Il dialogo, nell’identità

di Archivio Notizie

DI ANDREA DRIGANI

Sul retto modo di concepire il dialogo Benedetto XVI è intervenuto, di nuovo, due volte la settimana scorsa. Nell’udienza generale di mercoledì 11 ottobre, illustrando la figura dell’Apostolo Giuda Taddeo, al quale è stata attribuita la paternità di una lettera del Nuovo Testamento, il Papa ha notato che in questo scritto si usa un linguaggio polemico al quale non siamo forse più abituati, tuttavia – ha proseguito – questo stile ci fa presente un elemento importante: cioè che in mezzo a tutte le correnti della vita moderna, dobbiamo conservare l’identità della nostra fede. Certo – ha aggiunto il Pontefice – la via dell’indulgenza e del dialogo, che il Concilio Vaticano II ha felicemente intrapreso, va sicuramente proseguita con ferma costanza, ma questa via del dialogo – ha precisato – così necessaria, non deve far dimenticare il dovere di ripensare e di evidenziare sempre con altrettanta forza le linee maestre e irrinunciabili della nostra identità cristiana. D’altra parte – ha detto ancora Benedetto XVI – occorre rammentare che questa nostra identità richiede forza, chiarezza e coraggio davanti alle contraddizioni dell’epoca in cui viviamo.

Il giorno dopo, giovedì 12 ottobre, il Papa nel ricevere una delegazione dell’Anti-Defamation League ha rilevato che in questi tempi i responsabili della religione, della politica, dell’ambiente accademico e dell’economia vengono seriamente sfidati a migliorare il livello di dialogo fra i popoli e le culture. Per far questo – ha affermato il Pontefice – sono necessari un approfondimento della nostra comprensione reciproca ed una dedizione comune all’edificazione di una società caratterizzata da sempre maggiori giustizia e pace. Dobbiamo conoscerci meglio – ha sostenuto – e rafforzati da questo scoperta vicendevole, instaurare rapporti non solo di tolleranza, ma anche di autentico rispetto. Infatti – ha osservato Benedetto XVI – ebrei, cristiani e musulmani hanno molte convinzioni comuni ed esistono numerose aree di impegno umanitario e sociale nelle quali possiamo e dobbiamo cooperare. I quaranta anni trascorsi dalla Dichiarazione «Nostra Aetate» hanno prodotto molti risultati positivi verso un dialogo più aperto. È proprio con uno scambio ed un dialogo sincero che troveremo la base e la motivazione per un rapporto solido e fecondo. Che l’Eterno, nostro Padre nei Cieli, – ha concluso il Papa – benedica ogni sforzo volto ad eliminare dal mondo qualsiasi errato uso della religione quale pretesto per l’odio e per la violenza.

benedetto xvi
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