Il bene comune in tempi di Finanziaria

DI ENRICO CHIAVACCILa legge finanziaria è ormai giunta al traguardo. Non entro nel merito dei singoli provvedimenti che, in una finanziaria, sono sempre discutibili (entità di tagli alla spesa, stimolo allo sviluppo, redistribuzione del carico fiscale etc.), né possono esser discussi in questa sede. Ma l’ampio e tempestoso dibattito su di essa, che ho seguito con molta attenzione, mi ha dato molto da pensare. La finanziaria ha lo scopo di predisporre il piano economico globale dello Stato per il bene della comunità italiana vista nel suo complesso: per il cristiano questo vuol dire la ricerca di tutti gli strumenti per conseguire il «bene comune». E il bene comune è un concetto basilare del pensiero sociale cristiano. Già in S. Tommaso, e prima di lui in forme diverse tutti i grandi Padri della Chiesa, la virtù della giustizia è il modo di vivere la carità nella vita associata. Questa avrebbe dovuto essere la preoccupazione essenziale di ogni cristiano nella discussione sulla finanziaria: ma per molti così non è stato.Da un lato si è cercato di inasprire gli animi quasi esclusivamente con lo spettro delle tasse, proclamato con grande enfasi e grossi titoli giornalistici al solo scopo – dichiarato – di mandare a casa il governo. Ci vuol poco a riempire le piazze contro lo spettro delle tasse, per un popolo che si dice cristiano, che nella cristianità ha le sue radici, ma che ignora l’idea del bene comune.

Dall’altro lato ogni gruppo interessato a singoli aspetti del bene comune ha cercato di ottenere il massimo contributo al proprio fine – importante ma settoriale: ricerca, scuola, sanità, precariato, ambiente, trasporti etc. – naturalmente a scapito degli altri fini, se non si vogliono o si possono aumentare le uscite all’infinito. Al tempo stesso corporazioni chiuse di varie professioni (tassisti, notai, avvocati etc.) hanno cercato di rivendicare la propria dominanza economica, a scapito dei cittadini tutti: tutti nella vita possiamo aver bisogno di loro.

Questa doppia reazione dimostra chiaramente due cose.1-Non si ha alcuna comprensione di che cosa sia una finanziaria: essa deve regolare tutto il complesso della vita economica di un Paese attraverso gli strumenti propri dello Stato, e cioè il prelievo fiscale e la spesa pubblica, con tre finalità preminenti:

• rispondere ai bisogni necessari o utili all’intera comunità, con beni e servizi che siano disponibili ed accessibili per tutti i singoli membri. Una sufficiens copia bonorum materiali e spirituali (culturali, scientifici, religiosi) assicurata a tutti i cittadini è parte essenziale del bene comune nella sua definizione classica cristiana. L’erogazione di beni e servizi essenziali per un minimo di vita veramente umana è compito dello Stato. Se in qualche area può essere affidato a privati, occorre un controllo rigoroso: il privato, chiunque sia, investe sempre per massimizzare il proprio profitto o comunque per propria convenienza.

• Imporre gli «inderogabili doveri di solidarietà» (Costituzione, art. 2) attraverso le diverse forme di prelievo fiscale. Il prelievo è sempre necessario per rispondere alle esigenze della comunità intera: è strumento indispensabile del bene comune. Dovrà essere commisurato al reddito o alle rendite dei singoli, così da non togliere il necessario ai più poveri o umanamente deboli, e da togliere una necessaria ma ragionevole parte di superfluo ai più ricchi. Dovrà perciò essere fortemente progressivo nel prelievo diretto (sul reddito), mentre dovrà esser limitato nel prelievo indiretto (sui consumi) che è di norma uguale per tutti.

• Mantenere o rafforzare la credibilità e l’affidabilità dell’intero sistema economico del Paese: in un sistema finanziario che è ormai globale, il decadimento degli indici fondamentali del sistema di un Paese vuol dire diminuzione di fiducia nelle tante operazioni finanziarie internazionali che ormai sono elementi essenziali per il benessere globale di qualsiasi Paese. In particolare è necessaria la stabilità nell’area dell’Euro, e l’apprezzamento della finanza italiana nei Paesi ad essa connessi. La perdita di affidabilità e di fiducia può essere rovinosa per l’intero Paese. Così oggi la credibilità del sistema Paese diviene una nuova parte essenziale della ricerca del bene comune.

2-Da parte dell’opposizione non è apparso alcun serio tentativo di migliorare il perseguimento di questi tre fini. Lo scopo era quello di far cadere il governo, e a tale scopo si è giocato sulla paura delle tasse: questo governo «vi mette le mani nelle tasche» è uno slogan mille volte ripetuto nei dibattiti televisivi e nei titoli dei giornali. La necessità e l’urgenza di un ragionevole equilibrio tra le tre finalità – cioè la ricerca di stabilità dell’intero sistema economico del Paese – non è mai stata seriamente prospettata all’opinione pubblica. Lo spettro delle tasse ha avuto facile preda nel popolo. Un giornale molto diffuso titolava a grandi caratteri «Il ministro Bersani fischiato», mentre nel testo dell’articolo si riconosceva che i fischiatori erano una ventina di ragazzotti legati ad An: ma i lettori oggi guardano solo i titoli. Molti, e in gran parte buoni cristiani, si sono così, e tristemente, dimostrati legati al solo interesse personale, e del tutto disinteressati al difficile problema del bene globale della comunità, senza rendersi conto di danneggiare anche se stessi.

Da parte della maggioranza, si deve riflettere sul fatto che essa è una pluralità di programmi, tradizioni, movimenti, uniti – in linea di principio – intorno al perseguimento del bene della collettività. Questo è certo un fondamentale principio politico ed etico, del tutto rispondente al tema centrale del bene comune. Il difetto non sta nel fatto che ogni raggruppamento cerchi di far valere le proprie istanze: ciò è stato di grande utilità per avere un quadro completo delle varie necessità e delle attese del nostro popolo. Il difetto è stato nel volerle far prevalere sulle altre. La finanziaria ha il compito di contemperare tali istanze, confrontando urgenze, priorità di principio, disponibilità di risorse.

Dichiarazioni molteplici di ministri, viceministri, personalità politiche, sono state utili per vedere il panorama globale dei bisogni del Paese. Ma spesso sono state fatte in forma dura e ultimativa del tipo «o così, o noi non ci stiamo» e spesso allo scopo di farsi valere di fronte ai propri sostenitori, ma creando così divisioni, incertezze o sconcerto: la compagine di maggioranza deve invece – o in qualche caso avrebbe dovuto – valutare attentamente possibilità e limiti delle varie istanze, attraverso un confronto seguito da una concertazione serena. Un paziente presidente del Consiglio è riuscito, sia pur con molta fatica, a far prevalere l’idea centrale del bene comune del Paese. Il che è poi il significato ultimo della finanziaria. Resta da vedere – e da sperare – se le diverse componenti dell’attuale maggioranza riusciranno a mantenere questo spirito nel corso della legislatura.

Finanziaria, tutti scontenti?