«TV2000» un’offerta che è «qualcosa di altro»

Eterna riconoscenza a Dino Boffo (nell’immagine), direttore di Tv2000, per la scelta di rendere l’evergreen Ispettore Derrick.

Mi è capitato di vedere un episodio della quarta serie (anno 1977): titolo tedesco Mord im TEE 91 che in italiano tradussero in Delitto sul Transeuropa Express. Un ancor giovane Derrick impegnato in una grana nientemeno che con i servizi segreti tedeschi ma, soprattutto, innamorato di una bella spia che però, alla fine, lo lascia al palo e lui ci rimane parecchio male.

Chi legge queste riflessioni forse non sa del mio viscerale, incondizionato amore per l’ispettore tedesco che, però, con il suo fido Harry mi era sparito da tempo. Adesso è la tv «dei vescovi» a ripropormelo. E io sto in brodo di giuggiole.

Quella tv possiamo vederla sul 142 di Sky e sul 28 del digitale terrestre. Derrick a parte, sono cliente affezionato della ditta Boffo, trovandola offerta certo non perfetta ma di livello, di intelligenza. Offerta che continua a essere premiata anche con gli ascolti da parte di utenti tv che proprio non ce la fanno più a farsi abbindolare da altri lustrini: offerta che, nel nuovo palinsesto, si è arricchita di contenitori, e di contenuti.

Domenica scorsa, per esempio, mi sono imbattuto ne La svolta: nuovo appuntamento, curato da Lorenzo Fazzini, dedicato a chi ha vissuto un momento di conversione al cristianesimo: sia in una scoperta ex novo dell’esperienza cristiana, sia nella forma di un riavvicinamento dopo anni di abbandono. I riflettori erano puntati su Jean Claude Guillebaud, giornalista francese fra i 60 e i 70, per 20 anni inviato di guerra da Le Monde: ora fa l’editore e scrive su Le Nouvel Observateur e La Vie.

Ha raccontato la sua conversione regalando pillole efficaci: il ricordo di quando, da inviato, si rendeva conto che le «lezioni di speranza» gli arrivavano non dalla ricca e disillusa Francia ma «dal cuore delle tragedie»; il ricordo di quando, nel clima culturale anni Ottanta, era anche lui convinto che il modo sarebbe stato dominato «dalla conoscenza, non certo dalla credenza»; il racconto di una inquietudine che lo ha portato a ritrovare i fondamentali.

A metà dei Novanta cominciò a pubblicare libri, dopo essersi dimesso da Le Monde, sul disorientamento (concetto eccezionale: alzi la mano chi, oggi, non è disorientato) e questo lo ri-avvicinò alla Bibbia e poi al cristianesimo.

Tutto è narrato in un libro e oggi Jean Claude («Sono un cristiano di sinistra») non è certo di quelli che tornano alla fede «per proteggersi» ,come dice lui di certi confratelli (e chi non ne conosce almeno uno?) che «diventando identitari salgono su un battello che finirà per essere la loro prigione».

Mentre la tecnica del racconto televisivo mostra immagini attuali del giornalista nella sua redazione e nella sua Parigi, mi sorprendo a pensare che un programma come questo, fatto bene, può fare del bene anche nell’anno intitolato alla fede, dimostrando che la tv può essere anche qualcosa di «altro».

E qualcosa di «altro» lo è con altri appuntamenti: Borghi d’Italia (sempre domenica scorsa protagonista era Brugnato, a un anno di distanza dall’alluvione) o Quel che passa il convento (seguitissima rubrica di cucina). Da segnalare anche Vade Retro, settimanale di informazione giornalistica sul mondo dell’occulto; Viaggio nella terra di nessuno, con storie autentiche di persone incappate nella povertà; Gli immortali, serate con i cult della cinematografia; 50 anni dal Concilio Vaticano II, ciclo di 22 documentari. E altro ancora: il reality (sì, pure quello!), i collegamenti con Lourdes, il confronto fra i tg e sul loro modo di passare le notizie.

Un suggerimento per chi vuole essere informato sulla programmazione settimanale di Tv2000: chiedere la newsletter, sempre aperta da un editoriale del mio amico Dino cui ribadisco riconoscenza eterna. Per il motivo di cui sopra.

www.tv2000.it