Poggio a Caiano, tutti in fila per giocarsi l’illusione del GF
di Mauro Banchini
Avrei buoni messaggi da lanciare ai giovani. Messaggi positivi: contro droga e alcool. Fa la barista, viene da Prato, ha 41 anni (a occhio e croce almeno sette/otto in più) ed è qui, in questo brutto slargo incatramato e cementificato sotto le colline di Poggio a Caiano, per la selezione ufficiale del Grande Fratello, decima edizione. Insignificante come tantissimi fra noi, come miliardi di altri esseri umani, la barista che sogna di lanciare buoni messaggi ha certo altre motivazioni più sincere per sottoporsi, alla sua età, alla selezione di un GF che anche qui, nel paesino, ha attirato almeno un centinaio di ragazzi speranzosi di farsi illuminare dalla grande luce.
Speravano qualcosa di più quei commercianti guidati da una pro-loco credulona con il sostegno (ahimè) di un Comune (oltretutto di centrosinistra) che ci ha perfino messo caso unico in Italia, credo il logo ufficiale. Speravano qualcosa in più gli organizzatori che, per avere l’azienda incaricata da Endemol, hanno pagato migliaia di euro. Con così pochi ragazzi, i venditori creduloni di affari ne faranno pochi.
Michela, chiamiamola così la barista pratese, è in fila da molte ore. La selezione comincia alle 20 e lei è arrivata a mezzogiorno. Si è fatta tutto il pomeriggio sotto la canicola e adesso può esibire uno dei primi numeri. Nel frattempo sono arrivati decine di ragazzi (alla fine saranno un centinaio a sottoporsi alla selezione. Normalmente dicono i selezionatori i numeri sono più alti, ma va benissimo così. Per loro, i selezionatori, lo stipendio è assicurato anche stasera. Per i ragazzini la speranza c’è. Per il centinaio di curiosi la serata è certo diversa.
Funziona così: non esistono, verso l’alto, limiti di età. In fila vedo almeno tre adulti. Tre signore che per raccontare le loro storie ci vorrebbe tutto il giornale. Della barista si è già detto. Si prosegue con Anna, una napoletana che vive nel paese di Pinocchio: disoccupata, l’età non me la dice ma intuisco che siamo vicini ai sessanta. E lì con il figlio. Lui fa la selezione per la quarta volta. Non l’hanno mai preso. E di sicuro qualcosa mi dice che non lo prenderanno neppure stasera.
C’è poi Maria e qui siamo ben oltre i 60 che aspetta il suo turno seduta e racconta una storia incredibile ma piena di fascino e di umanità: donna manager fino a pochi anni fa a Milano, ha chiuso tutto per ritirarsi in Costa Azzurra e per poi venire sulle colline toscane. Anche lei partecipa al GF perché ha qualcosa da dire ai ragazzi. Ma a differenza della barista, si intuisce che di cose da dire lei ne avrebbe davvero tante. Compresi i libri di favole scritti per i nipotini. Compresi i richiami a madre Teresa. Comprese le amarezze della vita. Compreso il dolore davanti alla fuga della nuora e allo spaesamento del figlio. Compresa la paura per una brutta malattia. E’ qui, Maria, in una serata di luglio ad aspettare il suo turno per entrare nella casa del GF.
I ragazzi si mettono in fila. Prendono il numerino. Se lo attaccano orgogliosi al petto. Vengono chiamati a gruppi di otto. Riempiono due paginine con la liberatoria (per molti, guardandoli armeggiare con la penna, si capisce che in genere ci armeggiano poco, con penne e fogli di carta). Siedono sulle sedie dietro alle transenne e, via via che uno di loro ha passato la prova, gli altri scalano di un posto. Fino ad arrivare alla tenda. Vengono chiamati (è utile seguirli in questi ultimi passaggi, guardare le facce, capirne paure e speranze). Giocano l’illusione in due minuti scarsi, tanto dura la prova, con un microfono in mano e una telecamera che li riprende sotto il fascio di luce.
Ecco la barista pratese, ecco la napoletana disoccupata, ecco il ragazzo timido (accompagnato dalla fidanzatina peruviana la cui mamma, della fidanzatina, voleva che la figlia partecipasse pure lei. Ma lei ha voluto che tutta la scena fosse per il suo ragazzo. L’ha seguito, teneramente, dall’inizio alla fine e adesso soffre vedendolo impacciato). Ecco la stangona bionda uzbeca. Impossibile non notarla in coda anche perché sta insieme all’altrettanto bona cugina che abita a Montecatini e (dice) di essere studentessa. Voglio provare a essere famosa spiega la uzbeca nata dopo il crollo del muro. Da noi i comunisti non ci sono, sono rimasti tutti qui in Italia è la risposta creativa alla domanda, sciocca, tanto per agganciare la bionda. Se mi chiamasse Berlusconi a Villa Certosa? Cero che ci andrei? E perché non dovrei andarci?. E’ la risposta successiva. Insisto con le domande intelligenti e provo con l’ultima: ma lei ci crede che queste selezioni siano pulite e che la vera selezione passi da qui? Ci crede, la usbeca, ci crede. In Uzbekinstan ci sarebbero trucchi, in Italia tutto vero. Mi sento preso in giro e cambio soggetto.
Non c’è che l’imbarazzo della scelta. Dall’impiegato nell’azienda del padre che giura di non vedere mai il GF e dice di essere qui solo per passare una serata diversa all’operaia in una ditta che produce maglie ed è qui perché nella vita bisogna fare di tutto. Uno studente dice di non guardarlo il GF ma poi spera di essere preso perché, specifica, di toscani non ne hanno mai presi. Una biondina di Montecatini, col vestitino della festa, sostiene che di ragazze con le efelidi non ne hanno mai prese. Lei, di efelidi, è piena.
C’è poi il capitolo dei minorenni. Non possono fare la prova. Ne becco tre, sedute sul marciapiedi, che insieme fanno 38 anni ma ne dimostrano almeno 60. Aspettano i velini. Devono ancora fare la cresima ma in chiesa, dicono, ci vanno poco. La ragazza di Montecatini, in chiesa ci va tutte le domeniche. Ti guarda strana se chiedi un commento circa la diversità dei messaggi nelle due Chiese.
La parola più gettonata nelle decine di mini-interviste è esperienza. Tutti sono qui per fare una nuova esperienza o per mettersi alla prova. Moltissimi aggiungono che è bello conoscere persone diverse o che hanno un messaggio da far passare in video e varie altre banalità del genere.
Troppo facile capire dove abita la spinta vera: stare tutto il giorno in uno stanzone a imbustare maglie, fare l’infermiera o la disoccupata, la barista o l’impiegato, la pensionata o il precario, lavorare in un call center o in un’officina di riparazione auto, tutto questo ovvero la normalità appare triste, banale, inutile. Molto meglio sperare che quel riflettore dentro la tenda di plastica possa illuminare anche te, farti cambiare vita, trovare il successo, aiutarti con i soldi. Molti, facili, subito. D’altronde non è richiesto nulla: non devi saper fare nulla per stare nel GF. Devi solo essere spontaneo per bucare, fra uno spot e l’altro, un’acqua minerale e un pannolino, quel maledetto schermo.
La strada per diventare famosi passa anche attraverso questo brutto slargo in cemento. Ho proprio l’idea che nessuno, fra questi qui, ce la farà a superare la prima selezione: quella paesana. Neppure la ragazza di colore che, caricatissima, si scatena in un balletto over sculettante. Neppure la disoccupata napoletana che finisce, tristezza assoluta, per canticchiare O sole mio fra i sorrisetti dell’esaminatore. Neppure la pasticcera secondo cui farsi vedere è importante per diventare famosi e che rimane basita quando, sostenendo che ci sono altri mezzi per diventare famosi per esempio lo studio, le accenni a Margherita Hack o alla Montalcini e capisci che non ne ha mai sentito parlare (Scusi, sa, ma io non leggo certi giornali e poi io e lo studio siamo sempre stati due cose diverse).
L’unico che potrebbe farcela davvero, per contrasto, è proprio il ragazzo timido. Quello accompagnato, fino in fondo, dal sorriso della fidanzatina peruviana che ha rifiutato, per amore, di fare la selezione.
Abbandono, un po’ triste, il catrame e cemento dello slargo delle illusioni, lascio il camioncino con il logo del GF davanti al quale le tre cresimande si sparano decine di foto ricordo con il telefonino.
E mi viene da tifare perché il ragazzo timido non lo prendano. Da vecchio bacucco penso che sia molto meglio, per lui, sposarsi con la peruviana che entrare nella casa di plastica del GF per portarsi a letto, tre minuti dopo davanti a milioni di guardoni, la bionda uzbeca. Quella con la cugina che, a Montecatini Terme, fa la studentessa.