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«Così valorizziamo la nostra identità». Parla l’assessore regionale alla cultura

di Marco Lapi

Un «piccolo, grande sogno». Così il presidente della Regione Toscana Enrico Rossi, nel suo editoriale di due settimane fa, ha definito il progetto di rendere percorribile l’intera Via Francigena. «Sarà – scriveva tra l’altro – un impegno complesso, che ci richiama alle responsabilità da assumerci nei confronti dell’enorme ricchezza di beni culturali di cui la Toscana dispone e delle straordinarie possibilità di sviluppo e di crescita che non sfruttiamo ancora a sufficienza». Per entrare maggiormente nel dettaglio abbiamo posto qualche domanda a Cristina Scaletti, assessore regionale alle Politiche culturali e al Turismo.

Assessore Scaletti, il presidente Rossi vede nella Francigena una delle priorità di questa legislatura. Quali sono, a suo giudizio, i motivi per cui la Regione intende impegnarsi così a fondo su un percorso che, da un certo punto di vista, pare aggiungere poco alla ricchezza storica, culturale, artistica già fruibile in Toscana?

«La Toscana è indubbiamente riconosciuta nel mondo come meta privilegiata per il turismo culturale grazie alla presenza di un patrimonio artistico senza eguali. D’altra parte questo comporta anche che numerosi siti di sicuro interesse culturale, ambientale e paesaggistico meno noti rispetto alle classiche mete turistiche vengano trascurati dai principali flussi. Un itinerario come quello della “Via Francigena”, affascinante per i valori storici e spirituali che incarna, permette di intraprendere un “viaggio” sotto ogni punto di vista rivolgendosi da un lato verso forme di turismo devozionale, accompagnando il pellegrino in un percorso dell’anima e, dall’altro, verso un target turistico attratto da motivazioni culturali offrendo la possibilità di valorizzare mete al momento ingiustamente trascurate offrendo peraltro la possibilità di un turismo slow, compatibile con l’ambiente e in grado di far recuperare all’individuo il senso del tempo, della lentezza, attraverso la quale si recupera una dimensione senza dubbio più umana. Il valore della priorità data in questa legislatura alla Francigena va letto come la volontà di valorizzare un’arteria in grado di rafforzare un tratto profondamente  identitario della nostra regione, frutto dell’esclusività della nostra storia e portatrice di una straordinaria sintesi culturale».

Lei, come assessore competente in materia, può farci in sintesi il punto della situazione della via ad inizio 2011?

«Alla fine di un importante lavoro di ricognizione degli interventi da realizzare per rendere il tracciato fruibile, e di concertazione con Province e Comuni interessati per stabilire le priorità di intervento, siamo nella fase di cantierizzazione delle opere previste».

Nella scorsa legislatura la Regione si è dotata di un piano di interventi sul percorso, il cosiddetto Master Plan. Può spiegarci in breve di cosa si tratta e dirci qualcosa sui tempi di realizzazione delle opere previste?

«Il Master Plan rappresenta non soltanto una schedulazione di interventi da realizzare sull’intero tracciato della Via Francigena ma anche, e direi soprattutto, un metodo di lavoro nuovo che, in qualche misura, si pone come punto di riferimento anche per le altre Regioni che insistono sul tracciato e che partecipano ad un progetto interregionale di cui la Regione Toscana è capofila. Per quanto concerne la tempistica della realizzazione degli interventi si può affermare che la maggior parte di queste sarà completata entro l’anno 2011».

Lo stesso Master Plan tuttavia non sembra essere sufficiente a garantire la messa in sicurezza di un percorso che forse, almeno nella sua versione ufficiale, è stato messo a punto un po’ frettolosamente dal Ministero. Come si pensa di intervenire per evitare che la Francigena sia di fatto più “carrozzabile” che pedonale, ovvero più alla portata dei turisti tout court che dei moderni pellegrini?«Intanto è bene precisare come nel Master Plan siano stati individuati due tracciati; a fianco del percorso escursionistico già attualmente utilizzato, non senza difficoltà, da un buon numero di pellegrini, infatti, è stato individuato un itinerario parallelo stradale capace di allargare la fruibilità del prodotto “Francigena” anche a targets diversi. Se è vero quindi che nei primi interventi in fase di realizzazione è facile intravedere una infrastrutturazione almeno in parte dedicata al percorso parallelo stradale, la seconda trance di interventi che vedrà l’inizio delle attività di progettazione già da questo anno avrà come priorità assoluta la messa in sicurezza dell’intero tratto toscano del percorso escursionistico».

Altro aspetto fondamentale è l’accoglienza low cost. Pensa che a questo scopo si possa riuscire a recuperare e valorizzare l’esistente, anche attraverso una collaborazione con le Diocesi toscane?

«Quello della implementazione sul tracciato di forme di accoglienza povera è, evidentemente, un problema di una certa rilevanza per la formazione di un “prodotto Francigena” appetibile per i pellegrini. È quindi naturale che tutti gli interlocutori interessati a sviluppare un’ospitalità a basso costo, ed in primo luogo le Diocesi toscane, saranno partners naturali della Regione Toscana nel processo di valorizzazione del tracciato. Deve peraltro essere chiaro come l’attuale normativa regionale consenta già forme di accoglienza estremamente diversificate e quindi plasmabili in modo da rispondere sia alle esigenze degli imprenditori, quali essi siano, che dei potenziali clienti. Resta inteso come abbastanza difficilmente sarà possibile sostenere lo sviluppo di forme di accoglienza che, seppure a basso costo, non rispettino i criteri minimi di qualità, ad esempio quelli igienico sanitari, al momento previsti».In questi anni, da parte di enti locali, associazioni di categorie, organizzazioni di volontariato, moderne confraternite di pellegrinaggio e via dicendo, si è assistito a una miriade di iniziative incentrate sulla Francigena, piene di buone intenzioni e anche ricche di competenza, ma spesso scoordinate tra loro. Cosa può fare la Regione per evitare che questo si ripeta in futuro, valorizzando invece al meglio ogni potenzialità presente?

«Nei casi di carenza di un soggetto leader unanimemente riconosciuto la proliferazione di soggetti terzi operanti in modo scoordinato è un fatto quasi fisiologico. La Regione Toscana, almeno sul proprio territorio, non soltanto sembra aver recuperato già con il Master Plan il ruolo di coordinamento operativo che in qualche modo le è proprio ma, con gli investimenti già programmati così come con le nuove iniziative progettuali, si candida quale modello operativo per le altre Regioni che insistono sul tracciato e punto di riferimento per tutte le associazioni che in varie forme ed a vario titolo operano con il fine di valorizzare la Via Francigena».