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Le Madonne di Prato

Se Siena è «Civitas Virginis», Prato è la «città della Madonna». Legata com’è – è proprio il caso di dirlo – alla Cintola (o Sacro Cingolo) di Maria. È questa reliquia di lana, che la tradizione vuole abbia cinto il grembo della Madre del Signore, il simbolo ecclesiale e civile della città che proprio dalla lana ha tratto le sue fortune.

Intorno alla chiesa di Santo Stefano, attuale basilica cattedrale, dove la Cintola è conservata dal XII secolo, Prato è cresciuta e si è sviluppata. Ma all’interno delle sue mura, o poco fuori dalle porte principali, ci sono ben altri quattro santuari mariani: Santa Maria delle Carceri – la cui chiesa è un capolavoro assoluto del Rinascimento commissionato e disegnato direttamente da Lorenzo il Magnifico – la Madonna del Giglio, Santa Maria della Pietà e Santa Maria del Soccorso. Senza dire che i pratesi sentono molto «loro» anche la Madonna di Boccadirio, in Provincia di Bologna ma appena al di là del confine. È a questa secolare devozione – da cui sono nati innumerevoli tabernacoli pubblici e privati per le strade e sulle case – che è dedicato l’ultimo incontro de «I thè di Toscana Oggi, in programma a Prato, presso il Ridotto del Metastasio (via Cairoli), lunedì 23 maggio, alle 16. Claudio Cerretelli, uno dei maggiori esperti di storia e arte della provincia pratese, parlerà proprio de «Le Madonne di Prato». Un viaggio per immagini nella fede di un popolo che ne ha segnato in profondità il cammino. Fino ad oggi.

G. R.