Eventi:

I consigli di Paolo Vallesi: «I sacrifici sono tanti ma ce la potete fare»

di Davide Costa

La sua musica è stata presa a modello per la capacità di rappresentare i valori e l’essenza dell’essere «ultimi» al servizio degli altri. E Paolo Vallesi, di questa scelta, ne va giustamente fiero: «Fare un concerto che cerchi non solo di appagare il godimento musicale, ma che aiuti gli altri a capire certe cose e a capirsi, è davvero una soddisfazione enorme». Ma guai ad additarlo come punto di riferimento: «nonostante la vita mi abbia dato la possibilità di realizzare molti dei miei desideri, caratterialmente mi sento sempre uno degli ultimi». Paolo, qual è il tuo rapporto con la fede? «Con la fede ho un duplice rapporto: intenso e conflittuale. Intenso perché considero l’argomento come uno dei più importanti coi quali l’uomo si debba confrontare durante la sua esistenza. Conflittuale perché una volta cresciuto ho dovuto fare un’attenta valutazione di quello che mi era stato insegnato da bambino: alcune cose mi hanno trovato d’accordo, altre meno». Nel tuo repertorio c’è una canzone che credi sia riuscita a trasmettere meglio delle altre un messaggio positivo? «La forza della vita è senza dubbio il mio brano più rappresentativo: mi ha molto onorato il fatto che sia stata inserita nei testi di preparazione alle Gmg come testo da approfondire. È bello sapere che una tua canzone presenta al suo interno dei temi che fanno riflettere le persone. Inoltre tra le mie canzoni preferite c’è anche Piramide di luna e Le persone inutili, vero e proprio manifesto del mio modo di intendere la vita». È difficile essere cattolici nel mondo dello spettacolo? «Non ho mai incontrato difficoltà nell’ambiente, anche perché ho sempre evitato di ostentare il mio credo religioso: non ne ho mai fatto né uno scudo né una bandiera. E odio quando un artista usa la religione per cercare di proporsi al pubblico». In questi giorni parte «Campanile Rock», dedicata ai gruppi musicali parrocchiali. ci puoi raccontate quali sono stati i tuoi inizi? «Ho iniziato in modo volenteroso e allo stesso tempo fortunato: lavoravo infatti già da parecchi anni sia nei locali che negli studi di registrazione come turnista, suonando cioè il pianoforte per altri artisti. Alla fine sono riuscito a entrare nell’ambiente e a conoscere Caterina Caselli, alla quale ho fatto sentire Le persone inutili. Il brano le è piaciuto molto e ha deciso di portarmi a Sanremo». Hai un consiglio da dare a chi vuol iniziare a fare il tuo mestiere? «Il consiglio è di amare profondamente ciò che si fa, perché i sacrifici sono tanti: nella musica la cultura del “tutto e subito” raramente funziona». In oltre quindici anni di carriera hai collezionato 6 album di inediti e un best. Nel giugno scorso è uscito il nuovo singolo La fionda: è in arrivo anche un nuovo disco? «Sì, il nuovo album uscirà a metà maggio e sarà seguito da un doppio tour: suonerò sia in luoghi piccoli (non escludo di esibirmi anche in spazi vicini all’ambito parrocchiale) che nelle classiche strutture destinate alla musica». Per una persona fondamentalmente timida come te, cos’ha significato la partecipazione al reality-show «La Talpa»? «Avevo intenzione di rimettermi in gioco, e l’ho fatto. Desideravo questa esperienza, sono felicissimo di aver partecipato, ma non la rifarei più, perché ho accusato molto la lontananza dalle persone care. Grazie a “La Talpa” ho riscoperto l’importanza delle cose vere e come se non bastasse la natura selvaggia del Kenya si è dimostrata anche un’ottima fonte di ispirazione».