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La recensione del film “Il Missionario”

Quale ruolo può svolgere la famiglia durante il raggiungimento della maturità da parte dell’adolescente? Come tutelare un giovane dai pericoli della società, dalle compagnie sbagliate e dalle false promesse di un facile successo? C’è ancora spazio per il raccoglimento interiore, per la preghiera, e per il dialogo nella quotidianità familiare? Sono solo alcuni degli interrogativi che suscita e sui quali intende far riflettere il film “Il Missionario”, distribuito in Italia dalla Dominus Production, e proiettato in questi giorni anche all’Uci Cinemas di Arezzo. Una pellicola ambientata in un Paraguay diviso tra illimitata ricchezza ed estrema povertà, dove vive Juan, un adolescente irrequieto, che soffre per un profondo conflitto con il padre. Alla ricerca di divertimento, indipendenza e libertà, viene sopraffatto da una realtà avida e senza scrupoli, che priva gradualmente la sua vita di ogni senso. L’incontro con un missionario porterà alla svolta: in un turbinio di colpi di scena e forti emozioni, quando tutto sembrerà perduto, tutto sarà riconquistato. Toccare il dolore più profondo, porterà al ritrovamento dell’amore più grande. Il film offre numerosi spunti anche per le scuole: dall’approfondimento sul piacere dal punto di vista filosofico, a quello scientifico sulle dipendenze da droga, alcool, o qualsiasi altra forma di assuefazione. Ma c’è anche una riflessione sul ruolo dei missionari nelle periferie del mondo e sulla loro opera di assistenza, che cade proprio nel periodo vicino alla giornata missionaria mondiale. Un’occasione in più per comprendere la vacuità della ricchezza e quanto spesso l’attaccamento ai beni materiali ci porti lontano da ciò che dà veramente senso e compimento alla nostra vita.

Servizio di Michele Francalanci

TSD Notizie del 20 ottobre 2016