Toscana

COSTITUZIONE EUROPEA: MONS. MERISI (COMECE), «APPROFONDIRE LE RAGIONI DI QUESTO DOPPIO ‘NO’»

“Mi sento di esprimere rammarico per l’esito negativo dei referendum di ratifica della Costituzione dell’Unione, svoltisi in Francia e nei Paesi Bassi. Occorre certamente, e senza indugio, approfondire le ragioni di questo doppio ‘no’, per sapere se hanno prevalso motivi di politica interna oppure se si è trattato di un parere negativo sulla Carta costituzionale o, addirittura, sull’intero processo di integrazione europea”. Mons. Giuseppe Merisi, vescovo ausiliare di Milano, rappresenta i vescovi italiani presso la Comece (Commissione degli episcopati della Comunità europea). Alla luce dei referendum tenutisi nei giorni scorsi, mons. Merisi insiste per una “pausa di riflessione che ci aiuti a interpretare il messaggio giunto dai cittadini francesi e olandesi”. A suo avviso possono essere intervenute diverse motivazioni a sostegno del “no”: “Taluni hanno osservato che sull’elettorato hanno fatto presa la paura di nuove ondate migratorie dall’Est o dalla Turchia, ma anche l’avversione verso un eccesso di burocrazia imputata alle istituzioni di Bruxelles e Strasburgo. All’Europa comunitaria sono giunte poi – aggiunge Merisi – accuse persino contrastanti: c’è chi ha parlato di una Costituzione troppo liberista, altri hanno espresso parere opposto”.

L’analisi di mons. Giuseppe Merisi sul voto popolare in Francia e in Olanda prosegue così: “Mi pare sia particolarmente interessante l’obiezione che mette in guardia da una Unione europea troppo invasiva su taluni temi che potrebbero essere meglio affrontati a livello nazionale: si pensi, ad esempio, alla bioetica, all’educazione, alle questioni legate alla famiglia… In questo senso si era espresso anche il cardinale Camillo Ruini durante il dibattito seguito alla prolusione nell’ultima assemblea della Cei”.

Merisi segnala un’altra possibile contraddizione: “Questo duplice risultato negativo potrebbe essere visto sia come un voto contro la Carta costituzionale o magari contro la stessa idea di ‘casa comune europea’; ma potrebbe anche indicare che una parte di cittadini chiede ‘più Europa’, ossia una maggior convinzione da parte della classe politica nel procedere verso l’integrazione fra gli Stati membri dell’Ue”. Riguardo alle prossime tappe, il vescovo afferma: “Dobbiamo ora attendere gli esiti del summit di metà giugno fra i capi di Stato e di governo dei Venticinque, per sapere come intendono muoversi alla luce del ‘no’ francese e olandese, ma considerando anche l’esito positivo della ratifica in diversi altri paesi aderenti all’Unione. Sarà poi responsabilità comune rilanciare il cammino di integrazione, considerando che non ci sono alternative percorribili alla costruzione di un’Europa di pace, fondata sul binomio unità-diversità. È necessario tener conto della volontà popolare, offrendo però nuove opportunità per rilanciare la Costituzione e per avvicinare i cittadini alle istituzioni comuni”. Sir