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LE PROMESSE DEL G8: AUMENTO FONDI PER L’AFRICA; 3 MLD DI DOLLARI PER LO STATO PALESTINESE

Africa, Palestina, sovvenzioni all’agricoltura, ambiente e inevitabilmente terrorismo sono al centro del documento finale firmato dai ‘grandi’ del pianeta in occasione della chiusura del vertice G8 funestato dagli attentati terroristici di Londra. Alla fine, secondo i capi di Stato e di governo ospiti della presidenza di turno britannica – che ha riunito tutti in Scozia, in una fortificata Gleneagles – gli attentati di ieri non hanno potuto sviare l’attenzione dei potenti della terra da quello che il primo ministro Tony Blair considerava il punto focale dell’appuntamento del G8: l’Africa. Il continente più povero e malato del pianeta (presente con 8 Paesi ospiti) esce dal summit scozzese con una nuova promessa in tasca: un aumento dei contributi dei Paesi ricchi entro il 2010, per poi toccare lo zenit nel 2015, anno in cui bisognerà tirare le somme sugli obiettivi del Millenium Goal, fissati nel 2000. Il punto 27 del documento finale di Gleneagles prevede per l’Africa un aumento dei fondi per lo sviluppo di 25 miliardi di dollari entro il 2010, più del doppio di quelli del 2004; al punto successivo, il 28, è chiarito che tutti i Paesi in via di sviluppo, inclusi quelli africani, entro il 2010 potranno contare su 50 miliardi di dollari l’anno, il doppio rispetto all’anno scorso. I 25 miliardi serviranno per ridurre il debito estero di tutti i Paesi africani e per cancellare quello dei 16 più poveri, come chiarito nel punto 29.

L’obiettivo è ambizioso ma legato alle stime dell’Ocse, che parlano di una crescita economica del 2% l’anno dei Paesi ricchi nei prossimi 5 anni. Una stima ottimistica, alla luce delle prospettive di crescita economica per il 2006 di alcuni dei più importanti Paesi europei, dell’incessante apprezzamento del barile di petrolio sui mercati internazionali e del pericolo terroristico che, secondo esperti dei mercati finanziari, potrebbe ritardare o addirittura minare la tanto attesa ripresa economica.

In materia di fondi per l’Africa, principali finanziatori dovrebbero essere Unione Europea e Stati Uniti: i Paesi dell’Ue hanno promesso di stanziare lo 0,56% del loro prodotto interno lordo (pil) fino al 2010, arrivando allo 0,7% nel 2015; gli Usa dovrebbero fare ancora di più, almeno a parole, mentre Mosca ha promesso la cancellazione dei debiti bilaterali contratti da molti Paesi africani con la Russia. Ogni Paese ricco potrà poi individuare forme alternative per incrementare i contributi a favore dell’Africa, a partire dal progetto francese di tassazione ad hoc dei biglietti aerei. I Paesi ricchi, infine, finanzieranno la formazione di 20.000 peacekeapers africani, da inviare laddove vi sia da stabilizzare o mantenere la pace.

L’Autorità nazionale palestinese (Anp) potrà contare su uno stanziamento di 3 miliardi di dollari per procedere nel processo di sviluppo della Palestina, che gli otto grandi del pianeta vedono trasformata in Stato sovrano, destinata a “vivere fianco a fianco in pace con Israele”, come ha auspicato Blair.

In materia agricola, il documento finale firmato dagli otto Paesi del G8 vuole l’eliminazione di tutte le forme di sovvenzione all’esportazione di prodotti agricoli entro una data “credibile”, che potrebbe essere il 2010, secondo quanto accennato dal primo ministro britannico. La concessione europea alla politica statunitense di eliminazione dei dazi sui prodotti agricoli può essere interpretata come la conseguenza dello storico (secondo alcuni tardivo) riconoscimento di Washington del legame tra attività umana e cambiamento climatico. Proprio l’accettazione di questo rapporto rappresenta l’unico passo in avanti concreto del G8 sui temi ambientali, che per il resto si sono dati appuntamento il prossimo 1 novembre per parlare esclusivamente di ambiente e per valutare, come stabilito anche a Gleneagles, l’utilizzo di fonti energetiche alternative, con lo scopo sia di ridurre la dipendenza dal petrolio sia di diminuire le emissioni inquinanti.

Le conclusioni del vertice di Gleaneagles sull’ambiente hanno lasciato perplessi gli ambientalisti, che invece si aspettavano un impegno immediato e maggiore delle superpotenze, a cominciare dagli Usa. Infine, il terrorismo: gli otto capi di Stato e di governo e i loro ospiti (le ‘potenze’ per ora regionali Cina, India, Messico, Brasile e Sud Africa, più Algeria, Ghana, Etiopia, Mali, Nigeria, Senegal e Tanzania) hanno firmato una dichiarazione finale con cui condannano ogni forma di terrorismo. Il prossimo appuntamento è tra un anno, a San Pietroburgo, in Russia, sotto la presidenza di turno del Cremlino.[Misna]