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SUDAN: FIRMATA NUOVA COSTITUZIONE, FINISCE L’EPOCA DELLA GUERRA

La nuova Costituzione transitoria del Sudan è stata firmata poco fa nella capitale Khartoum dal capo di Stato Omar el-Beshir, seguita subito dopo dal giuramento per la carica di vicepresidente di John Garang, storico leader dell’Esercito di liberazione popolare del Sudan (Spla-m). Questo atto – definito “storico” per il Paese – chiude in modo definitivo la guerra iniziata nel 1983 tra il Nord e il Sud. Insieme all’altro vicepresidente Ali Osman Taha, i tre si sono stretti le mani e le hanno alzate verso l’alto per simboleggiare una nuova era di pace per il Sudan. Alla presenza di dodici capi Stato africani, del segretario generale dell’Onu Kofi Annan, del segretario della Lega Araba Amr Moussa, è stato confermato l’accordo di pace che prevede la spartizione del potere, delle risorse petrolifere e un periodo transitorio di sei anni, al termine del quale il Sud potrà decidere per l’indipendenza attraverso un referendum. Il leader degli ex-ribelli del Sud Garang era accolto ieri in modo trionfale per il suo ritorno nella capitale Khartoum dopo 22 anni.

La nuova Carta costituzionale prevede tra l’altro la libertà religiosa nel Sud Sudan, un’area a prevalenza animista e cristiania, anche se la legge islamica (sharìa) resta la base della normativa statale. L’insediamento di Garang e il governo di unità nazionale dovrebbero costituire un capitolo decisivo per archiviare la guerra tra il governo di Khartoum e il sud del Paese. Il confluito è stato motivato da una serie complessa di fattori, di cui quello religioso – spesso considerato come l’unica chiave di lettura della guerra più lunga d’Africa – è solo una componente accanto alle richieste di controllo dei giacimenti petroliferi del Sud e ad altre rivendicazioni sociali; si calcola che dal 1993 lo scontro Nord-Sud ha provocato, anche per fame e malattie, non meno di due milioni e mezzo di vittime. Resta escluso da questo accordo il conflitto nella regione occidentale del Darfur, teatro dal 2003 di un scontro armato e di una grave crisi umanitaria. (Misna)