Toscana

IRAQ, IERI RAPITI DIPLOMATICI ALGERINI IN NUOVA GIORNATA DI SANGUE

La dose quotidiana di attentati, che hanno provocato almeno 8 morti e una ventina di feriti, rimane in secondo piano rispetto alle due notizie principali giunte nella giornata di ieri dall’Iraq: il rapimento di due diplomatici algerini e il boicottaggio da parte della componente sunnita della Commissione incaricata di redigere la nuova Costituzione. I due algerini rapiti – l’incaricato d’affari Ali Belaroussi e il diplomatico Ezzedin Ben Kadi – sono rimasti vittime di anonimi sequestratori a Baghdad, mentre a bordo di un fuoristrada viaggiavano per coprire la distanza tra l’ambasciata e la residenza del diplomatico algerino. Un funzionario della cancelleria di Algeri ha assistito dal lato opposto della strada alla scena del rapimento e ha assicurato che non vi sono state violenze né sparatorie e che i due sequestrati sono stati letteralmente “tirati fuori dal loro veicolo” e portati via. Dietro il rapimento le autorità algerine temono che possa esservi il Gruppo salafita per la predicazione e il combattimento (Gspc), formazione terrorista nata nel 1998 da una scissione del Gia, che sarebbe responsabile di una parte consistente degli attentati suicidi di questi ultimi mesi in Iraq. Il Gspc, secondo Algeri, perso lo scontro con le forze armate algerine avrebbe esportato la sua personale guerra in Iraq, dove starebbe mietendo vittime.

La seconda notizia della giornata è il ritiro dei politici sunniti dalla Commissione incaricata di redigere la Costituzione, fatto che potrebbe provocare lo slittamento dei tempi per la presentazione del testo e la sua approvazione mediante referendum. Per tornare al loro posto, i sunniti pongono quattro condizioni, tra le quali l’istituzione di un’inchiesta internazionale sull’uccisione di due dei 17 componenti il gruppo sunnita nella Commissione, assassinati pochi giorni fa per le strade di Baghdad, e la revisione degli articoli del testo che minaccerebbero una frammentazione del Paese.

L’aspetto più preoccupante della vicenda è rappresentato dal fatto che i sunniti non ritengono che ad aver ucciso i due loro colleghi siano stati i ribelli ma elementi vicini alle istituzioni. Per ragioni diverse, anche le rappresentanti dei diritti delle donne in Iraq si sono dette oggi contrarie alla nuova Costituzione, che reintrodurrebbe la sharia in tutto il Paese, retrocedendo di nuovo le donne al ruolo di cittadine di seconda serie.Misna