Sono 421.844 gli alunni toscani ai blocchi di partenza per il nuovo anno scolastico. Per la maggior parte di loro il ritorno sui banchi è fissato per giovedì 15 settembre. Rispetto all’anno scolastico 2004-2005 sono 6.409 in più. Ad aumentare sono gli iscritti in tutti gli ordini di istruzione, con l’eccezione delle medie inferiori (secondarie di primo grado), che vedono una leggera diminuzione del numero di alunni che passano dagli 87.503 dell’anno scorso a 86.819. Per gli altri ordini di scuola la crescita è stata, negli anni, costante. Più eclatante quella delle superiori, dove si passa dai 133.033 dello scorso anno a 137.953, ma sensibile anche per le elementari (da 133.623 a 135.130) e per le scuole dell’infanzia (da 61.276 a 61.942). L’Osservatorio scolastico regionale registra, a fronte di un aumento costante del numero degli iscritti (4,7% in cinque anni) una crescita più lenta del numero delle classi (nel quinquennio l’aumento è + 0,8%). Quest’anno passano complessivamente dalle 20.031 dell’anno scolastico 2004-2005 a 20.060. Solo 29 classi in più per oltre 6.000 alunni. Meno classi e più alunni può significare soltanto classi più affollate.Questa tendenza è preoccupante – osserva l’assessore all’istruzione, formazione e lavoro Gianfranco Simoncini perché meno classi e più alunni può significare soltanto classi più affollate. Ciò dimostra che, al di là della facile propaganda del ministro Moratti, anche quest’anno la scuola si apre all’insegna della precarietà e dell’incertezza. L’autonomia scolastica e il decentramento di competenze sanciti dal nuovo titolo V della Costituzione continuano ad essere disattesi o, peggio, a rimanere sulla carta. A spese degli studenti, delle loro famiglie e dei lavoratori della scuola. La Regione, recependo la sentenza della Corte costituzionale, ha predisposto una sua legge per rendere effettiva una competenza, quella sulla programmazione della rete scolastica, fino ad oggi esercitata in maniera virtuale. La legge è in vigore, ci siamo attrezzati ma, senza certezze sulle risorse, di fatto la gestione del personale su base regionale resta un libro dei sogni.Altra nota dolente, il rapporto alunni-insegnanti: a partire dall’anno scolastico 2001-2002 ad oggi (l’ultimo dato disponibile è quello 2004-2005) si registra un calo complessivo nel quinquennio pari a – 2,4%. Per il personale amministrativo e ausiliario il decremento è ancora più consistente: – 4,9% nel quinquennio.Ma il nuovo anno scolastico si apre all’insegna di un’altra partita tutt’altro che conclusa con il governo. Quella della riforma della scuola secondaria superiore, proposta dal ministro Moratti con un decreto del maggio scorso e alla quale si oppone fieramente la maggior parte delle Regioni, Toscana in testa. Il giudizio è pesantemente negativo. Il provvedimento – ricorda l’assessore – istituisce un doppio binario, con una netta separazione fra licei, da una parte e istruzione e formazione professionale, dall’altra, mettendo in discussione l’unitarietà del percorso formativo e la pari dignità degli istituti d’istruzione. Particolarmente grave, la scomparsa degli istituti tecnici, dato unico in tutta Europa. Su questo si registra fra l’altro un giudizio negativo non solo delle Regioni e dei regione sindacati, ma anche di tutte le organizzazioni dei datori di lavoro. Tutto l’opposto della politica della Regione Toscana per la scuola, che punta su pari oppportunità e integrazione fra istruzione e formazione e che vede nell’istituzione scolastica autonoma l’unico presidio per la tutela del diritto-dovere all’istruzione.Oltre a chiedere – con le altre regioni – modifche sostanziali al decreto, senza le quali non c’è alternativa al ritiro, la Toscana, con una delibera che porta la data dell’8 agosto scorso, ha messo uno stop alla sperimentazione, prevista dal decreto Moratti fin da questo anno scolastico. Lo abbiamo fatto spiega Simoncini – per evitare che le famiglie che hanno iscritto i loro figli a una scuola che si chiamava istituto tecnico a gennaio, a settembre non sappiano ancora quale sarà l’offerta formativa o il titolo di studio cui quel tipo di scuola dà accesso. Così com’è il decreto è inattuabile, è una semplice questione di buon senso. Il tavolo che si è aperto a fatica con il governo prosegue i suoi lavori. Le Regioni hanno avanzato alcune proposte di emendamenti, essenzialmente su tre questioni: risorse, norme transitorie, titoli di studio. Il giudizio negativo resta, ma così, almeno, si minimizza il danno. Ma anche senza sperimentazione, i problemi che restano sul tappeto non sono pochi. I sindacati e gli enti locali hanno già messo il dito sulla piaga delle carenze degli organici (ben evidenziate dai grafici che alleghiamo, messi a punto dall’Osservatorio), il sovraffollamento delle classi. Fra i problemi più gravi, quello dell’edilizia. Dopo avere sottostimato la spesa sistematicamente per tutti gli ultimi anni ricorda l’assessore ad oggi il governo non ci ha assegnato nemmeno una lira per il 2005. Così tutti i programmi di edilizia scolastica e per la messa a norma delle scuole sono rimasti al palo. Per sopperire, almeno in parte, a questa carenza, la Regione si è impegnata a trovare, sul bilancio 2006, un fondo ad hoc per andare incontro alle esigenze dei comuni minori. C’è poi la questione dell’anticipo previsto dalla Moratti per l’ingresso alla scuola dell’infanzia, che ha provocato per la prima volta un riaffacciarsi delle liste di attesa. L’assessore Simoncini si è già incontrato, nei giorni scorsi, con rappresentanti della consulta scuola dell’Anci e dell’Urpt, mentre 15 settembre incontrerà i sindacati della scuola. Anche se non abbiamo la possibilità di incidere direttamente su molte di queste questioni perché non sono di nostra competenza conclude Simoncini intendiamo sostenere le istanze degli enti locali. Come, ad esempio, la richiesta di una proroga dell’anticipo per la scuola dell’infanzia. (cs-bc)