Toscana
SETTORE MARMI E GRANITI IN CRISI; DATI ISTAT RIELABORATI DA INTERNAZIONALE MARMI E MACCHINE CARRARA
Il settore italiano della pietra naturale attraversa un periodo complesso che, secondo i dati Istat relativi ai primi nove mesi 2005 rielaborati dall’Internazionale Marmi e Macchine, evidenzia una situazione articolata nei singoli poli produttivi. A tutto settembre 2005 l’ Italia ha esportato 3 milioni 643 mila tonnellate di marmi, graniti, travertini ed altre pietre, grezzi e lavorati, per un valore di 1 miliardo 290 milioni e 785 mila euro ed ha importato 2 milioni 254 mila tonnellate per un totale di 413 milioni e 386 mila euro.
Rispetto allo stesso periodo del 2004, l’ export delle voci principali (blocchi, lastre e lavorati) registra un -2,98% sulle quantità ed un -2,50% sui valori, con un rallentamento delle importazioni che segnano un -3,25% in quantità e +1,1% sui valori. Registrano segni negativi le voci di maggiore interesse e valore aggiunto dell’ export come i marmi lavorati (-7% in quantità e -5% in valore), i graniti lavorati (-4,9% in quantità con +1,9% in valore), mentre salgono i volumi di esportazione dei materiali grezzi e semigrezzi (+4,6% per marmi in blocchi e lastre e +3,2% per il granito) che però scendono come valore medio.
Le aree più importanti per la destinazione di marmi e graniti italiani vedono ancora in testa l’Ue, con Spagna, Olanda, Belgio, Svezia e Irlanda, ma con un trend decisamente incoraggiante per paesi come Ungheria Slovacchia e Polonia. Nord Africa e Sud Africa rimangono positive. Peggiora la situazione in Nord America, dove gli Usa (-14,46% sui volumi, e -4,12% in valore) arretrano su tutte le voci. In cescita invece il Canada, che ha superato i 30 mln di euro in importazioni dall’Italia. Positivo l’ export verso l’ Australia. Le esportazioni italiane verso il Medio Oriente sono cresciute sui volumi del grezzo e dei lavorati (+16,52% sulle quantità e +1,47% sui valori) merito dell’Arabia Saudita. Migliora Singapore, ma cala (-13,2% e -5%) l’area di Cina, Corea, Giappone, Hong Kong e Taiwan. Le importazioni dalla Cina sono dovute per i 2/3 ai lavorati.
Anche il comprensorio apuo versiliese risente delle difficoltà generali e il dato ristretto alle voci di maggior pregio lo vede ancora in flessione, sia sui volumi che sui valori. I dati del comprensorio sono più negativi del saldo nazionale, con esportazioni per 680 mila tonn. di marmi e graniti grezzi e lavorati per un valore di 332 milioni di euro (-3,82% in quantità, -5,28%, anche in valore) e quasi 790 mila tonnellate di granulati e polveri esportate per un valore di circa 29 milioni di euro. In controtendenza il comportamento dell’ export di marmi grezzi e semigrezzi che crescono in quantità ma non in valore, mentre le altre voci registrano saldi negativi su base annua e un saldo complessivo negativo che rimane pesante anche in confronto con il dato nazionale.
Riguardo alle aree di esportazione, rimane positiva l’Europa non comunitaria, che si associa all’ Africa, soprattutto settentrionale, nel rappresentare una alternativa crescente ai mercati tradizionali. Non sorprende il calo dell’ America del Nord, dove comunque la cifra assoluta resta alta (130 mila tonnellate, per 142 mln e 328 mila euro, rispettivamente -10,4% e -7,8% sul 2004), già annunciato dal trend dei mesi precedenti, mentre migliora il trend verso il Medio Oriente (+8,3% sui volumi, e +3,4% sui valori), che torna attivo sia in volume che in valore dopo molto tempo.
L’Estremo Oriente, invece, continua nella sua discesa, con l’eccezione dell’India (+13% in quantità, e +0,7% sui valori, per le voci maggiori), a conferma dei suoi storici legami con il comprensorio apuo versiliese. Anche le importazioni del comprensorio toscano scendono, particolarmente quelle di granito (-11,9% in quantità e -9,9% in valore solo sui grezzi) da tutte le aree fornitrici evidenziando che si tratta non solo di un trend ma di un momento di generale ridimensionamento delle attività.
Un trend negativo ancora più preoccupante perché non emergono elementi o iniziative utili a creare una politica di rilancio per un comparto che, soprattutto nei livelli locali attraversa uno dei momenti più difficili della sua storia. Il comprensorio apuo-versiliese deve misurarsi con un sistema internazionale fortemente competitivo che lo ha scalzato dalle sue posizioni e dovrà studiare e realizzare un nuovo assetto produttivo e un progetto di sviluppo basato su un’azione sinergica di tutti i soggetti. (ANSA).