Toscana

ISLAM: MONS. PAGLIA, «PER DIALOGARE CON L’ALTRO C’È BISOGNO DI PIÙ FEDE E DI PIÙ RAGIONE»

“Chi ha paura di perdere l’identità in realtà l’ha già persa. Oggi per dialogare con l’altro c’è bisogno di più fede e più ragione”: è il pensiero e il messaggio di mons. Vincenzo Paglia, arcivescovo di Terni e presidente della Commissione episcopale per l’ecumenismo e il dialogo, che ha aperto questa mattina a Montepulciano la terza sessione delle Giornate per l’interdipendenza sul tema “Noi e l’Islam”, seminario di formazione per giornalisti promosso da Acli, Legambiente, Comunità di Sant’Egidio, Movimento politico per l’unità e Comune di Montepulciano”. Argomento della mattinata: “Islam e dialogo interreligioso”.

“Una fede più profonda – ha detto mons. Paglia – è il fondamento per un dialogo franco e non inficiato dalla paura. Anche i laici devono riscoprire più profondamente la loro laicità, depauperandola da ogni forma di ideologia. La ragione aiuta a sconfiggere ogni dimensione fondamentalista o relativista, le due condizioni che rendono il dialogo impossibile”.

Secondo mons. Paglia, “anche se domani avessimo debellato il terrorismo, resta intatto il problema dell’incontro, tema che si impone per delineare il futuro del nostro pianeta”. Le religioni, ha precisato “oggi sono politicamente importanti, ma sono diverse l’una dall’altra e vogliono restare diverse, per cui hanno in sé un potenziale di contrasto. La via da percorrere è incontrarsi per trovare la capacità di convivere tra diversi”.

Il vescovo di Terni ha messo in guardia contro “semplificazioni pericolosissime” ed eccessive come quelle compiute dai teorici dello scontro tra civiltà: “Non a caso il libro di Samuel Huntington è stato preso come manuale dagli islamici per dare una giustificazione teorica alle loro azioni. In realtà il mondo è molto più complesso e lo scontro è anche all’interno delle stesse civiltà, come vediamo in questi giorni in Iraq”. “Il futuro del mondo – ha concluso – o sarà frutto dell’arte del convivere tra diversi o sarà condannato ad un futuro di dis-aggregazioni e lacerazioni”.

Alcune esperienze positive di dialogo che provengono dal mondo musulmano sono state presentate poi da Cemal Ussak, vicepresidente dell’Associazione giornalisti e scrittori turchi, che ha sottolineato l’importanza dell’educazione delle nuove generazioni. A questo proposito dalla Turchia è partito un progetto “Per vivere insieme” esteso a 300 scuole e 200 centri culturali in 92 Paesi del mondo, tra cui in Europa, in 38 scuole di 27 Paesi africani e in zone “sensibili” come nei Balcani, nelle Filippine, in Iraq, Afghanistan. In Georgia, ad esempio, dove il 99% degli studenti sono cristiani ma la metà degli insegnanti sono musulmani, ha raccontato, “tutti condividono queste idee di pace, in un dialogo quotidiano che considera nemici solo l’ignoranza, la povertà, il conflitto”.Sir