Toscana

Fantasia e unità. Ecco il popolo dei movimenti

di Marco BenniciLe immagini di questo primo weekend di giugno restituiscono la Roma dei grandi raduni oceanici pensati e voluti da Giovanni Paolo II. Quattrocentomila persone accorse da tutto il mondo per questo secondo raduno di tutti i movimenti ecclesiali. Chitarre, striscioni, bandiere, cori. Tutti i mezzi possibili per dire «ci siamo» sono stati utilizzati. Un fiume di gente ha inondato completamente piazza San Pietro e poi tutta via della Conciliazione e le altre strade laterali. Una festa, anzi la festa per eccellenza, quella di una Chiesa viva e vivace che ha anche i colori delle varie spiritualità di tutti i movimenti che vivono nel suo grembo. C’erano veramente tutti. Ben 123 le sigle delle varie realtà presenti. Un esercito di persone, un esercito di libere fantasie dello Spirito. «Scuole di vera libertà» li ha definiti Benedetto XVI. «Lo Spirito soffia dove vuole, ma chiede anche l’unità», ha sottolineato nel suo discorso il Papa. Unità che hanno testimoniato proprio oggi, accorrendo in massa a Roma come era già accaduto altre volte in questo scorcio di nuovo millennio e per la prima volta chiamati come movimenti nel 1998. Roma ha confermato nuovamente la sua capacità di assorbire questo grandi eventi. Era già successo per i funerali di Giovanni Paolo II. Era già successo per il grande Giubileo del 2000. Questo sabato di Pentecoste lo ha testimoniato nuovamente. Tanti i volti. Quelli dei ragazzi quindicenni, la cui memoria probabilmente non va oltre alle giornate della successione al soglio petrino. Quelli di ragazzi trentenni con i foulard della GMG del 2000 e lo zainetto di Colonia. Quelli di giovani coppie di sposi, uniti dal vincolo matrimoniale in nome di Cristo e di questa Chiesa pellegrina universale. Ma anche tanti volti di anziani ancora giovani per la freschezza della loro fede e della testimonianza di vita che riescono a dare tutte le volte che il viso li si tinge di sole. La fantasia si è riunita a Roma in questa vigilia di Pentecoste. La fantasia che ha ispirato i fondatori di tutti questi movimenti. Sono i «santi» dei nostri giorni. Hanno scelto di lasciarsi catturare dall’amore di Dio per annunciare che Cristo è risorto e che tutti i battezzati non possono fare a meno di testimoniarlo fino agli estremi confini della terra. Ognuno di questi movimenti ha una sua precisa identità racchiusa in almeno uno dei mille doni dello Spirito.

Di questa identità sono chiara espressione i canti e i balli con cui si avvicinano al ‘cupolone’ e stanziano sotto la sia ombra. Questa è la chiesa dei nostri giorni. Un mare tanto più infinito quanto più sono varie e diffuse le sue espressioni locali e comunitarie.

Colpisce la semplicità con cui tutti questi fedeli si sono dati appuntamento qui a Roma. Mangiano in piedi un panino mentre camminano. Alcuni nell’altra mano hanno il cellulare e cercano lungo le sue frequenze amici e parenti che sono anche loro in mezzo alla folla, ma chissà dove. Si scambiano informazioni varie prima dell’inizio della festa. Non mancano bandiere ed idiomi delle varie nazionalità presenti. Colori di un mondo che nelle nottate di agonia di Giovanni Paolo II qui a Roma sembra essersi rigenerato. Questa giornata e quelle giornate condividono uno stesso Dna che sembra sintetizzarsi automaticamente in tutti coloro per queste occasioni di avvicinano a piazza San Pietro. A metà pomeriggio un piccolo inconveniente costringe i fedeli a lasciare la piazza e il posto conquistato con un po’ di fatica. Il primo ministro inglese Tony Blair a ricevimento dal Papa ritarda di un’oretta la sua uscita dal palazzo apostolico. La piazza deve essere ‘svuotata’ per questioni di sicurezza. Alle 14.00 la folla torna la suo posto in attesa della veglia con il Santo Padre. Cappellini, zainetti, striscioni, magliette. Un «brand» universale della cristianità si sta diffondendo. Alcuni ragazzi hanno messo in vendita questi loro oggetti su E-bay. È l’altra frontiera della comunicazione. Quella di chi ha capito che dietro le «mode» si possono far circolare valori sani e belli. Che dentro uno zainetto Weltjugend tag Koln 2005 si possono mettere i semi di una nuova cristianità che molti giovani stanno riscoprendo con fiducia ed entusiasmo. Questo brand c’è anche qui, oggi. Accompagnerà i prossimi raduni. Ma soprattutto accompagnerà questo ragazzi nelle loro scuole, nelle loro università e nelle loro uscite per il mondo.

La domenica di Pentecoste in un una comunità romana di «Nuovi Orizzonti» l’entusiasmo è alle stelle. Chiara Amirante, la fondatrice, racconta con gli occhi le belle notizie di questo sabato pentecostale. Le dice confermando il messaggio evangelico. Un nuovo mondo è possibile, ma solo se due o tre ….

L’intervistaDe Vivo: superatala diffidenza reciprocadi RICCARDO BIGI«Dal 1998, quando per la prima volta Giovanni Paolo II chiamò a raccolta le associazioni e i movimenti ecclesiali, la presenza dei movimenti nella Chiesa è diventata più consapevole, più matura. E anche certe tensioni con la comunità ecclesiale, che a volte si erano create a livello locale, si stanno stemperando».

Il vescovo di Pescia Giovanni De Vivo, delegato della Conferenza Episcopale Toscana per il laicato, giudica con favore il cammino che è stato fatto in questi anni per costruire relazioni più serene e fruttuose tra i movimenti, le parrocchie, le diocesi. «Mi sembra – sottolinea – che il clima negli ultimi anni sia cambiato, e che non ci sia più quella reciproca diffidenza che a volte c’è stata tra movimenti e Chiesa locale. Le aggregazioni laicali, in genere, sono una grande risorsa per la Chiesa. Sono luoghi dove ci si educa alla fede, all’ascolto della Parola, alla fraternità, alla testimonianza, al vivere da cristiani nel mondo. A volte, è vero, la loro presenza può costituire per le parrocchie o per una diocesi una difficoltà, ma rappresenta sempre anche una grande opportunità. Per questo non bisogna chiudere le porte, ma creare le basi per una buona collaborazione».

De Vivo ricorda che fu proprio l’allora cardinale Ratzinger a volere e a organizzare, al fianco di Giovanni Paolo II, lo storico incontro della Pentecoste del 1998: «Chiamare i movimenti intorno al Papa era un modo per riconoscere il loro valore, ma anche per farli sentire parte della Chiesa e per richiamarli all’essere Chiesa. È il soffio dello Spirito Santo che suscita queste realtà, in un momento in cui la Chiesa ne ha bisogno: a volte però c’è il pericolo dell’autoreferenzialità, del ritenersi sufficienti a se stessi. I movimenti hanno un forte impatto emotivo sulle persone che entrano a farne parte, che è anche un aspetto positivo: il rischio però è che si crei un senso di appartenenza che è più forte del senso ecclesiale». Uno delle questioni ricorrenti, ad esempio, è quella che chi fa parte di un movimento finisca per considerare «superata» anche una realtà come la parrocchia che invece i vescovi italiani cercano di rinnovare e rilanciare, certi che non abbia perso niente della sua centralità.

Dal 1998 ad oggi, ricorda ancora De Vivo, incontri sul modello di quello in piazza San Pietro si svolgono abitualmente anche nelle diocesi toscane, nella veglia di Pentecoste o in altre occasioni. A Firenze ad esempio negli ultimi tre anni si è svolta una vera e propria assemblea diocesana delle associazioni e dei movimenti ecclesiali, nella seconda domenica di novembre. «Sono occasioni molto importanti, in cui ci si confronta, ci si conosce, si prende consapevolezza del proprio ruolo. Tutti devono aver chiaro che i movimenti e le associazioni non sono il fine, ma sono il mezzo, lo strumento che il Signore mette a disposizione delle persone per avvicinarsi a Cristo. All’inizio alcuni avevano ben chiara questa differenza, altri meno. Ma negli ultimi anni è stato fatto un cammino molto importante».

Riguardo all’incontro di quest’anno, secondo monsignor De Vivo «i richiami che papa Benedetto XVI ha rivolto alle aggregazioni sono essenzialmente due: libertà e responsabilità. Da un lato quindi essere, in un mondo di libertà fittizie, vere e proprie scuole di libertà. Dall’altro però un invito ad essere collaboratori della missione universale della Chiesa, in comunione con il Papa e i Vescovi».

Le parole del Papa E ai quattrocentomila in piazza San PietroRatzinger spiega che cos’è lo Spirito Santodi Ernesto Diaco«Il mandato di essere, in un mondo pieno di libertà fittizie, scuole di comunione e di libertà; il compito di impegnarsi per la vita «sotto ogni aspetto»; l’invito a diventare «ancora di più, molto di più» collaboratori nella missione universale del Papa. Sono le consegne di Benedetto XVI agli oltre cento movimenti ecclesiali e nuove comunità giunti in piazza San Pietro per celebrare con lui la festa dello Spirito Santo, sorgente di ogni carisma nella Chiesa. Otto anni fa era stato Giovanni Paolo II a invitarli, per indicare loro una nuova tappa: quella della maturità ecclesiale. «La Chiesa – aveva detto Papa Woytjla ai movimenti – si aspetta da voi frutti maturi di comunione e di impegno».

L’incontro del 3 giugno 2006 non è stata la semplice ripetizione del primo storico appuntamento. Diversi passi avanti sono stati compiuti nelle direzioni indicate dal Papa. Lo ha mostrato anche lo stile della manifestazione: non una rassegna delle diverse esperienze, ma una testimonianza di unità e di gioia. Si è parlato poco di se stessi: è stato soprattutto un incontro di preghiera, in cui i leader dei movimenti hanno preso la parola per commentare i salmi della liturgia vespertina. Non è un dettaglio da poco: chi prega insieme non può che insieme amare e servire, accordando le singole voci.

Benedetto XVI ha, per prima cosa, proposto una catechesi sullo Spirito Santo e sulla Trinità. «Il Dio misterioso e lontano – ha spiegato – non è un’infinita solitudine». In lui c’è un Io e un Tu, uniti in modo «molto più sublime di quanto potrebbe essere l’unità di un’ultima particella indivisibile». Il Papa della «Deus caritas est» è tornato sui temi dell’Enciclica: Dio «è un evento di amore», che crea il mondo «quasi come matematica creativa», ma anche come bellezza. È lo Spirito che apre gli occhi per riconoscere il riflesso del Creatore nel mondo; da lui – ha proseguito Benedetto XVI – vengono i doni che l’uomo più desidera: la vita, «che si trova soltanto donandola»; la libertà, «che si dimostra nella responsabilità»; e l’unità, «che incontra il mondo e lo trasforma». Un’unità che non è certo uniformità, bensì il collaborare nell’edificazione dell’unico corpo ecclesiale. In questo modo – ha concluso il Papa – «i pastori staranno attenti a non spegnere lo Spirito e voi non cesserete di portare i vostri doni alla comunità intera».

Il tempo della ricerca di legittimazioni e riconoscimenti è finito. «Voi appartenete alla struttura viva della Chiesa», ha attestato Benedetto XVI nel messaggio al convegno internazionale dei movimenti che ha preceduto l’incontro, ringraziandoli per l’azione formativa, la promozione delle vocazioni, la disponibilità ad accogliere le indicazioni del Papa e dei vescovi. Giovanni Paolo II, il 30 maggio 1998, non aveva taciuto le difficoltà. Oggi Papa Ratzinger spinge oltre e, allo stesso tempo, ribadisce: «Ogni problema deve essere affrontato dai Movimenti con sentimenti di profonda comunione, in spirito di adesione ai legittimi Pastori». La verifica della bontà dei carismi è nello slancio missionario che ne deriva. Senza alcun timore, senza nessuna presunzione né scoraggiamento, senza confini: così l’ha definito il Papa. I movimenti sono certamente una risposta ai tempi che cambiano; portano con sé la consapevolezza dei compiti che attendono oggi la Chiesa. Sono una provocazione, per tutti i credenti, a mostrare «la bellezza dell’essere cristiani e la gioia di comunicarlo». Questo si vedeva, dal di fuori, guardando alla festa di piazza San Pietro.

Negli ultimi anni, il cammino di comunione non si è limitato alle sole nuove realtà, ma ha coinvolto anche le aggregazioni di più antica tradizione. Questo processo di confronto e di ricerca va proseguito. L’azione della Chiesa non può procedere su due binari paralleli: le parrocchie da una parte, i movimenti dall’altra. È la sfida della cosiddetta «pastorale integrata», di cui si comincia a parlare ma che ancora attende la prova della vita quotidiana delle comunità. È il passo ulteriore. Da sabato scorso, un traguardo più vicino.

Il convegno Una sana provocazioneper un mondo omologato«In un mondo caratterizzato da una cultura che tende all’omologazione, i movimenti ecclesiali hanno una funzione fondamentale di «sana provocazione». L’ha affermato monsignor Stanislaw Rylko, presidente del Pontificio Consiglio dei laici, tirando le conclusioni del II Congresso mondiale dei movimenti ecclesiali e delle nuove comunità, svoltosi a Rocca di Papa (Roma) dal 31 maggio al 2 giugno sul tema «La bellezza di essere cristiani e la gioia di comunicarlo» e che ha visto la partecipazione di 300 esponenti di un centinaio di movimenti di ogni parte del mondo. L’arcivescovo ha affermato che «una funzione importantissima» dei movimenti «è quella di essere una sana provocazione, essere “segno di contraddizione” nel mondo di oggi, dove è in atto una forte azione omologante della cultura contemporanea», ma «anche all’interno delle comunità cristiane, delle parrocchie, delle diocesi». «Ad un “cristianesimo stanco”, a un cristianesimo scoraggiato, i Movimenti propongono un altro modo di essere cristiani, pieni di slancio, di gioia, di felicità – ha osservato, citando Benedetto XVI –. A comunità cristiane chiuse, i movimenti propongono il coraggio dell’annuncio anche negli ambienti difficili». Secondo monsignor Rylko, la comunione con il successore di Pietro è il «fondamentale pilastro di ecclesialità dei movimenti». Come «programma di vita e di azione» per il futuro, il porporato ha ripreso il messaggio inviato da Benedetto XVI ai partecipanti al Congresso, evidenziandone alcuni punti in particolare. In primo luogo, ha constatato, i Movimenti devono essere sempre «scuole di comunione, compagnie in cammino in cui si impara a vivere nella verità che Cristo ci ha rivelato e comunicato per mezzo della testimonianza degli Apostoli». «Portate la luce di Cristo in tutti gli ambienti sociali e culturali in cui vivete»; «portate in questo mondo turbato la testimonianza della libertà con cui Cristo ci ha liberati», ha esortato, sottolineando che «la straordinaria fusione tra l’amore di Dio e l’amore del prossimo rende bella la vita e fa rifiorire il deserto in cui spesso ci ritroviamo a vivere». I membri dei movimenti devono inoltre diventare «costruttori di un mondo migliore secondo l’“ordo amoris” in cui si manifesta la bellezza della vita umana», e devono affrontare ogni problema «con sentimenti di profonda comunione, in spirito di adesione ai legittimi Pastori». Quanto alla bellezza di essere cristiani, tema del Congresso, monsignor Rylko ha spiegato che «si manifesta nel modo più forte attraverso la santità di vita». Della bellezza di Cristo, ha detto, non bisogna essere solo ammiratori, ma bisogna «lasciarsi rapire», e la santità di vita è il modo migliore per comunicarla agli altri.

Il porporato polacco ha proseguito evidenziando una dimensione fondamentale del cristianesimo: la pluralità. «Il cristiano non è mai un essere solitario – ha sottolineato –. I movimenti e nuove comunità creano nelle persone un senso di appartenenza alla Chiesa totalizzante, un’appartenenza che cambia e forma le persone, permette una iniziazione cristiana profonda e autentica». Inoltre, rispondono all’esigenza degli uomini di «avere una casa», quando «la Chiesa come istituzione di dimensione mondiale potrebbe sembrare una realtà lontana che ci sovrasta».

Rylko ha anche messo in guardia circa la necessità di rimanere fedeli al carisma originario: «La stanchezza, la routine sono sempre in agguato. I movimenti non sono immuni da questi rischi – ha avvertito –. Quel primo slancio generato dal carisma originario deve durare. Non deve mai perdere di forza la passione per il regno di Dio». Per far questo, è necessaria «una costante conversione del cuore» che vuol dire anche «mantener viva la memoria delle origini, della storia del proprio carisma, memoria che diventa sfida e impegno» a mantenere sempre viva la «giovinezza spirituale».

Nel corso del congresso si è anche tenuta una tavola rotonda sugli «itinerari educativi», con la partecipazione di vari responsabili e iniziatori di movimenti, come Alba Sgariglia, del movimento dei Focolari, Kiko Arguello del Cammino neocatecumenale, Giancarlo Cesana, di Comunione e Liberazione, Patty Mansfield, del Rinnovamento carismatico cattolico, padre Laurent Fabre, della comunità Chemin neuf (Cnn), Jean Vanier, fondatore della Comunità dell’Arca.

Messaggio di Benedetto XVI ai movimenti ecclesiali (31 maggio 2006)

Omelia di Benedetto XVI nella Veglia di Pentecoste con i Movimenti ecclesiali (3 giugno 2006)

BENEDETTO XVI: DALLO SPIRITO L’UNIVERSALITA’ E L’EFFICACIA MISSIONARIA DELLA CHIESA