Toscana
Peggiora la crisi dell’industria toscana. Posti di lavoro a rischio
La crisi della Calp si aggiunge a quella di altre industrie toscane: Delphi di Livorno (componentistica auto) che ha annunciato la chiusura dello stabilimento e il licenziamento di 400 dipendenti, la Manifattura tabacchi di Lucca, dove sono previsti tagli al personale e alla produzione, Richard Ginori di Sesto Fiorentino, con l’avvio della procedura per la cassa integrazione di 50 sui 370 dipendenti, per 13 settimane dal 6 marzo, Mabro, la storica azienda grossetana delle confezioni di pregio con 67 esuberi, ma che alla fine potrebbero essere di più, da 330 lavoratori, quasi tutte donne, si rischia di scendere interno ai 250. Nomi che si aggiungono a quelli di Matec, Zanussi, Kartos, Plast80, Terme di Montecatini, Micronix, Manifattura Castelnuovo.
Una situazione che contrasta con la recente analisi congiunturale elaborata dai Centri Studi di Unioncamere Toscana e Confindustria Toscana che, tra ottobre e dicembre 2005, vede tornare il segno positivo per l’industria manifatturiera toscana dopo diciassette trimestri consecutivi di flessioni. Segni positivi che non cambiano la valutazione generale di difficoltà per l’industria toscana. Unici dati negativi il nuovo lieve calo della domanda interna e l’occupazione rimasta invariata rispetto al 2004.
Segnali contraddittori arrivano dal territorio. Molte aziende muoiono, altre nascono. La fantasia e la capacità imprenditoriale di molti, possono essere il motore per la ripresa dell’industria toscana. Ma la creatività da sola non basta. Se un modello è finito occorre costruirne uno nuovo. La parola quindi passa alla politica e alla sua capacità di captare e governare i segnali di novità che vengono dalla società civile.