Toscana

Tra crisi aziendali e più occupati le contraddizioni dell’economia toscana

di Ennio CicaliSarà un anno da incubo, il 2006, per molte aziende toscane. E se non è una sorpresa la crisi del settore moda – con le sue componenti tessile, abbigliamento e calzature – desta impressione la caduta libera di zone finora considerate punte di diamante: Arezzo, Prato, Santa Croce sull’Arno. La chiusura della Matec di Scandicci – 270 persone senza lavoro dal 1° gennaio – è la vicenda-simbolo della crisi che colpisce l’industria toscana. Se la vicenda dell’azienda di Scandicci si è protratta per molto tempo, è arrivata all’improvviso la chiusura di Plast 80 di Borgo San Lorenzo (27 occupati) che finora non aveva dato segnali di difficoltà. Pochi giorni prima aveva chiuso le confezioni Ipazia di Palazzuolo sul Senio, produce jeans, l23 dipendenti a casa, in maggioranza donne, in un paese di mille abitanti. Una delle province dove si avverte di più la crisi, è Massa Carrara: le difficoltà del settore meccanico, che negli anni scorsi aveva registrato aumenti eccezionali, si aggiungono a quelle ormai «storiche». Nel Pisano si vivono con apprensione le difficoltà dell’indotto Piaggio, un settore rilevante dell’economia toscana: 50 imprese e circa 3 mila occupati. Alcune aziende di maggior peso, hanno avviato procedimento di licenziamento e chiusura. Momenti drammatici per l’economia dell’Empolese Valdelsa. Pressoché scomparse le vetrerie, il sistema moda, versa in crisi ormai da lungo tempo. Nel 2005 si sono persi circa 400 posti di lavoro. Forti disagi anche nella ceramica, nella concia e nelle cornici. Si salva solo chi fa innovazione come l’agroalimentare e le attività tecnologiche.

La crisi si fa sentire anche a Lucca e Pistoia, ma parlare di tessile significa Prato, il maggior distretto italiano del settore, che registra ogni giorno una perdita di posti di lavoro, con uno stillicidio di chiusure che somiglia a un bollettino di guerra. Difficoltà per la componentistica auto e la chimica a Livorno. Arezzo è da tempo alle prese con la crisi del settore orafo. Eppure, ed è un paradosso tutto toscano, aumentano gli occupati, anche se l’economia non cresce. L’aumento dell’occupazione deriva sovente dalla regolarizzazione del lavoro nero, sovente di immigrati, e dalla diffusione del lavoro flessibile che spesso si trasforma in precario.

La fase negativa dell’economia si può verificare anche dai dati della cassa integrazione straordinaria autorizzata nei primi dieci mesi del 2005, resi noti recentemente dall’assessore regionale al lavoro, Gianfranco Simoncini. I punti più critici sono rappresentati dall’area tessile della provincia di Firenze (330 mila ore), della meccanica di Pisa (318 mila ore), dal tessile pratese (170 mila ore), l’abbigliamento in provincia di Grosseto (165 mila ore), la meccanica nell’area fiorentina (163 mila ore). In calo rispetto al 2004, ma ancora su volumi consistenti, la cassa integrazione per il cuoio, pelli e calzature della provincia pisana (135 mila ore). Consistente il numero di ore autorizzato per il settore lapideo di Massa Carrara (177 mila).

Da sottolineare, inoltre, che i posti di lavoro persi per effetto delle crisi aziendali, rilevati nel 2005, sono stati 5 mila 240. Ha destato impressione nel settembre scorso un dossier della Cgil Toscana che indicava in 470 le aziende in crisi con 14 mila posti di lavoro a rischio. Non dati freddi, frutto di analisi statistiche, ma un elenco che indica, città per città, le aziende in crisi, i motivi delle difficoltà, i lavoratori a rischio e la loro posizione. Sono passati quattro mesi, le aziende in crisi potrebbero aumentare, e ancora si spera nella pallida, o addirittura aleatoria, ripresa del 2006. Ma aspettare è sempre più difficile e le speranze si affievoliscono.

Consiglio regionaleAssemblea unita sulla MatecEmergenza occupazionale a livello di allarme rosso. Il consiglio regionale ha tenuto una seduta straordinaria su questa situazione davvero preoccupante martedì scorso. Gianfranco Simoncini, assessore regionale al lavoro, ha introdotto i lavori indicando le situazioni di maggiore crisi aziendale che la Regione sta seguendo, dove si registrano «atteggiamenti ben diversi».

Dalla «disponibilità al confronto» nella vicenda della Mabro di Grosseto, della Electrolux di Scandicci, di Europa Metalli, fino all’atteso incontro, per i prossimi giorni, tra le istituzioni toscane e la direzione della Piaggio, nella vertenza sulla crisi dell’indotto nell’area pontederese. «Al contrario – ha affermato Simoncini –, la vicenda della Matec ha visto presentarsi atteggiamenti di chiusura che non ricordavamo nelle relazioni sindacali in Toscana da lunghissimo tempo».

A conclusione del dibattito in Aula consiliare sono stati approvati tre ordini del giorno, di cui uno all’unanimità, mentre un quarto presentato dal centrodestra è stato respinto. Ad essere approvato all’unanimità è stato l’ordine del giorno facente riferimento alla drammatica situazione della Matec, firmato da tutti i gruppi consiliari, col quale, oltre ad esprimere «piena solidarietà ai lavoratori coinvolti e l’impegno a seguire gli sviluppi della vicenda», si chiede al Governo nazionale e alla Giunta regionale di «attivare ogni strumento utile a sostenere ogni possibile risoluzione positiva».

A maggioranza, invece, sono stati approvati altri due ordini del giorno presentati entrambi dai gruppi del centrosinistra e da Rifondazione comunista. Con uno di essi, riguardante in modo specifico il caso Matec, si dà mandato al presidente del Consiglio toscano di «concordare un incontro urgente col presidente del Consiglio regionale della Lombardia per un confronto sulle iniziative da intraprendere a sostegno della soluzione della vicenda Matec» e si ribadisce «la piena solidarietà ai lavoratori e il proprio impegno a seguirne la vertenza fino all’individuazione di una soluzione positiva». L’altro ordine del giorno approvato a maggioranza, invece, è collegato all’intervento di Simoncini e ribadisce la «propria solidarietà e il proprio sostegno ai lavoratori e alle lavoratirci colpiti dalla crisi in atto e l’impegno a sostenere le mobilitazioni sindacali e ad essere parte attiva nella costruzione delle vertenze produttive ed occupazionali del futuro produttivo dei territori». Su questo punto il consigliere Paolo Marcheschi di Forza Italia ha preso la parola per spiegare che, pur condivisibile sotto alcuni punti di vista, questo ordine del giorno «non è votabile perché non indica risoluzioni efficaci della forte crisi in atto». Respinto, infine, è stato l’ordine del giorno presentato dai gruppi del centrodestra con cui, oltre ad esprimere «solidarietà ai lavoratori e alle famiglie coinvolte nelle crisi occupazionali», avrebbe impegnato la Giunta regionale a «dare attuazione a quella profonda svolta nelle politiche economiche della Regione che è emersa come non più rinviabile all’esito del recente dibattito consiliare sui temi della crisi economica e il cui persistente ritardo contribuisce a rendere più precarie e incerte le prospettive occupazionali in Toscana».S.P.